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Ad occhi aperti | 13 luglio 2019, 13:36

Cambiamento climatico: siamo attori o pubblico? - The age of stupid

La stupidità non è solo qualcosa con cui - purtroppo – in qualche caso si nasce: stupidi è facile diventarlo, e molto comodo rimanerlo

Cambiamento climatico: siamo attori o pubblico? - The age of stupid

“The age of stupid” è un film-documentario di produzione inglese del 2009, scritto e diretto da Franny Armstrong. La pellicola è ambientata in un futuro post-apocalittico in cui l’intero sapere dell’umanità è protetto e custodito da un archivista (il personaggio principale), che scorre alcuni contributi video che rappresentano i vari mini-documentari di cui si compone la narrazione: ciascuno riporta la storia di personaggi diversi, nei quali vengono mostrati gli effetti del surriscaldamento globale.

Torniamo indietro di qualche giorno, volete? Sorpassiamo omicidi, tentati omicidi e tragiche fatalità e planiamo sul giugno che – ormai da un po’ - ci siamo lasciati alle spalle. Il giugno che ci ha riservato temperature bollenti (e che personalmente mi ha reso ancor più insofferente a tutto ciò che mi circondava).

Tanti sono stati gli articoli e gli approfondimenti sul tema – e fortunatamente poche le sparate del tipo “il cambiamento climatico non esiste” - , ma credo che quello effettuato dalla pagina Facebook “Chi ha paura del buio?” (che vi consiglio caldamente di seguire, se siete appassionati di scienza).

La pagina ha sottolineato come lo scorso giugno sia stato - allo stesso tempo - il giugno più caldo d’Europa e dell’intero globo dal 1880. Ma non si è fermato qui: sembra infatti che da 414 mesi le statistiche segnalino come le temperature siano al di sopra della media del secolo scorso. Le ondate di caldo – secondo i satelliti Copernicus – sono ormai fino a 5-10 volte più probabili e potenti.

Devo ammetterlo, “The age of stupid” l’ho scoperto per caso e perché sono un fan esagerato di Pete Postlethwaite.

Ma questa volta il caso ha giocato a mio favore: la pellicola è una delle più particolari che abbia sperimentato negli ultimi tempi, con la sua commistione di tecniche narrative differenti (cinematografica, documentaristica e d’animazione), perfette per veicolare la sensazione cardine dell’intera pellicola: il senso di abbandono e di disillusione, la concreta presa d’atto del fatto che la distruzione dell’umanità dovuta al cambiamento climatico non sia stata un evento improvviso ma qualcosa a cui ogni essere vivente ha assistito senza fare nulla (o poco) per cercare di fermarlo.

Molte volte ho scritto che la narrazione di genere (a qualunque tipo di media faccia riferimento), anche quando parla di un tempo che non è quello presente in realtà ne parla lo stesso. E “The age of stupid” è esattamente questo che fa: parla di noi e di quello che ci sta succedendo attorno, del fatto che siamo sì spettatori e ospiti su questo pianeta ma che allo stesso tempo possiamo essere attori del suo destino (anche se, forse, non del tutto protagonisti).

Forse è questo che ci manca, no? La comprensione del nostro ruolo, o la voglia di mettere in discussione quello che ci siamo costruiti in favore di quello che dovrebbe esserlo davvero. La stupidità non è solo qualcosa con cui - purtroppo – in qualche caso si nasce: stupidi è facile diventarlo, e molto comodo rimanerlo.

simone giraudi

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