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Sanità | 15 luglio 2019, 13:45

La storia di Alessandro, che a Saluzzo incontra i sanitari che gli hanno salvato la vita: un grande esempio di grinta, tenacia e voglia di vivere (FOTO)

Il 6 novembre 2017 l’incidente stradale sulla tangenziale di Mondovì. “Senza di voi oggi non sarei qui” le parole del giovane. Una storia straordinaria, che ha stravolto la vita di una famiglia intera, raccontata con estrema emozione e commozione

Le foto dell'incontro di stamane nella centrale operativa dell'emergenza sanitaria

Le foto dell'incontro di stamane nella centrale operativa dell'emergenza sanitaria

Non è di certo facile trovare le parole giuste per descrivere la storia di Alessandro Filippi, il 20enne che stamane a Saluzzo ha voluto incontrare il personale dell’emergenza sanitaria che gli ha salvato la vita nell’incidente del 6 novembre 2017.

Alessandro è giunto a Saluzzo insieme a mamma Silvia, papà Enrico e al fratello Matteo (17 anni compiuti proprio oggi). “Completa” la famiglia la sorellina Marta, di 6 anni.

La sua è una storia di tenacia e grinta.

Il suo racconto di quanto accaduto da quel 6 novembre 2017 può partire soltanto dal 22 dicembre 2017, 46 giorni dopo l’incidente. “Mi sono svegliato ed ero in un letto (nella clinica di Fontanellato: ndr). Di fianco a me mamma, le ho chiesto dove fossi e cosa mi fosse successo. Volevo scendere per andare in bagno ma non potevo: ero legato e mi sono arrabbiato”.

A raccontare i primi istanti dopo lo schianto tra la Fiat Panda (sulla quale Alessandro si trovava insieme ad un amico) e un camion Iveco ci penserà Luigi Silimbri, direttore della struttura di emergenza sanitaria territoriale.

Sarà lui il primo a giungere sul posto: “Mi stavo recando ad una riunione, quando giunsi sull’incidente. Poco dopo di me arrivò anche il dottor Gianpiero Alagna (medico rianimatore in servizio all'ospedale di Savigliano: ndr). La nostra centrale era già stata allertata, ma ho potuto dare informazioni più circostanziate. Alessandro clinicamente non era messo molto bene, ed era incastrato: prima di trattarlo dovevamo dunque estricarlo”.

Sul posto, insieme ai Vigili del fuoco ed alle Forze dell’ordine, sono giunte anche le ambulanze. Una di queste è stata la medicalizzata di Mondovì: a bordo il medico Davide Gasparino, l’infermiere Simone Bonetti e i due volontari della Croce rossa monregalese.

Alla cerimonia di oggi erano presenti anche il dottor Maurizio Borgese, referente di centrale operativa, ed i coordinatori infermieristici Simona Garrone e Pietro Montanero.

Dovetti fermare Bonetti – continua Silimbri – che voleva in tutti i modi entrare nell’auto. La nostra equipe ha valutato che era opportuno che l’anestesista stabilizzasse in modo definitivo il giovane, per poi trasferirlo nell’unico DEA (Dipartimento di emergenza ed accettazione: ndr) di secondo livello della nostra Provincia: quello di Cuneo”.

Alessandro viene trasportato d’urgenza, non con l’elicottero ma in ambulanza “perché le tempistiche erano minori dell’intervento di un mezzo aereo”.

L’avevo sentito al telefono poco dopo l’uscita da scuola. – racconta la mamma – Avevo detto ad Alessandro di non preoccuparsi, che anche se tardava a tornare a casa non c’era problema: pioveva e le strade erano bagnate.

Ma a casa continuava a non arrivare. Decisi dunque di richiamarlo, ma il telefono squillava e non rispondeva nessuno. Sentivo c’era qualcosa che non andava, ne avevo il presentimento”.

Silvia chiama il marito, che inizia anch’egli a cercare Alessandro al cellulare. Risponderà un Carabiniere, informando i genitori dell’incidente. La corsa prima a Mondovì, poi a Cuneo: “Arrivati a Cuneo mi dissero – continua il racconto della mamma – che avrei dovuto sedermi: mio figlio era in coma, in fin di vita”.

Critici erano i traumi a polmoni e cranio. Necessario dunque un delicato intervento neurochirurgico. Le prime reazioni, però, furono positive.

Da quel 6 novembre Alessandro trascorrerà 23 giorni in rianimazione. Poi, il 29 novembre, il trasferimento nel centro riabilitativo di Fontanellato, una ventina di chilometri prima di Parma, per la riabilitazione, durata (ma non conclusa) sino al 13 luglio 2018. Sino a dicembre 2018 il ragazzo ha infatti dovuto recarsi per due volte a settimana in clinica, per continuare il suo percorso.

Un trauma che ha cambiato drasticamente la vita non solo di Alessandro, ma dei genitori e dei fratelli.

Sia nell’immediatezza dei primi giorni. Sia – ed ancora – tutt’oggi.

Quando mamma Silvia e papà Enrico raccontano quella che è la storia di una famiglia intera l’emozione e la commozione sono palpabili.

Silvia si è trasferita a Fontanellato, dove ha affittato un alloggio per poter stare quotidianamente vicino al figlio. A Trinità, paese di origine della famiglia, rimangono Enrico con gli altri due figli.

Alessandro, come racconta la mamma, tornerà lucido soltanto il 22 dicembre 2018, pochi giorni prima del Natale trascorso in clinica (“Ho comunque spacchettato i regali” dirà sorridendo).

Poi la “rinascita”: “Per Alessandro è stato come rinascere – aggiunge mamma Silvia – l’abbiamo risvezzato, gli abbiamo fatto sentire la musica che amava per stimolarlo al risveglio. Abbiamo usato le sue creme e il suo profumo.

Dai monitor con i parametri vitali i medici mi dicevano che percepiva quando lo toccavo, ma non potevo esagerare perché troppi stimoli sono dannosi”.

Non solo grinta e tenacia, comunque già di per sé fondamentali. La storia di Alessandro si è arricchita, col passare del tempo, di un sacco di capitoli.

L’amore e l’affetto, non “solo” quelli della famiglia. Quelli di compagni di scuola, docenti, della preside dell’Istituto alberghiero di Mondovì, dei titolari dei locali sede di stage scolastico, dell’amico alla guida della “Fiat Panda”. Tutti sono stati, almeno una volta a Fontanellato, per portare un saluto ad Alessandro.

È stato bello vederli – racconta – e non è così scontato vedere tutta questa gente che viene a trovarti. A voi (rivolto ai sanitari: ndr) dico grazie, perché senza il vostro aiuto, oggi non sarei qui”.

Il percorso riabilitativo al “Centro Cardinal Ferrari” è straordinario. Sia a livello fisico: nuoto, atletica, e-bike, bicicletta, tennis, equitazione. Sia a livello della memoria a breve termine, che ha causato non pochi problemi al giovane, con attività di teatro volte ad allenare la mente.

Alessandro, dopo aver partecipato per due anni ai campionati di campestre di Fiuggi, riparte da zero.

All’inizio reimpara a stare in equilibrio. Poi i primi passi sul tapis-roulant, le prime corse a Fontanellato. Il nuoto (“Mi faceva schifo ma mi hanno spinto in acqua ed ho iniziato”). Poi ancora lo sci: “A marzo, quattro mesi dopo l’incidente, avevo gli sci nei piedi”.

Nel frattempo riparte anche la scuola: si ricomincia la quinta alberghiero e, a giugno 2019, si discute la maturità. I contatti con il centro riabilitativo sono costanti: gli specialisti vogliono essere aggiornati sui progressi scolastici, sui voti, mentre i fisioterapisti creano un gruppo WhatsApp all’interno del quale si parla di calcio.

Riprendono gli stages, anche a fianco del grande chef stellato Davide Scabin: “Con lui – racconta Alessandro – ho cucinato per la mia squadra, la Juventus, incontrando dal vivo anche Cristiano Ronaldo ed il presidente Agnelli”. Come regalo per la “matura”, infatti, arriverà anche la maglia da Champions con la dedica autografata di CR7.

Alessandro diventa, per usare le parole dello stesso dottor Silimbri, “linfa e forza che ci spinge ogni giorno a lavorare sempre meglio”. Di fronte alla sua grinta, i problemi quotidiani passano tutti in secondo piano. Il datore di lavoro di papà concede massima elasticità negli orari. I colleghi di lavoro di mamma organizzano una colletta per contribuire alle spese.

Non bisogna arrendersi mai” dice il giovane di fronte ai sanitari ed ai giornalisti.

Qui nessuno si è arreso. Né lui, né i genitori e nemmeno i fratelli. Un infondersi grinta e coraggio a vicenda. Nessuno ha mollato la presa. Nemmeno la piccola Marta. L’aneddoto di papà Enrico racconta di quando la bimba diceva ai genitori “Voi non me lo dite, ma Alessandro non c’è più”.

Ecco quindi che, all’interno di un sistema sanitario che ha davvero ha coinvolto tutto il nucleo famigliare, la bimba è stata affiancata agli specialisti del “Santa Croce” che l’hanno accompagnata, a step, sino al momento dell’incontro col fratello, intubato in un letto di rianimazione.

Quando è uscita era serena – le parole del papà – e ci ha detto che se non le avessimo detto che nel letto c’era Alessandro non lo avrebbe riconosciuto”.

Il fratello Enrico che, a casa, non ha più acceso la Play station (“Tornerò a giocarci solo insieme ad Alessandro”) oggi ripercorre quei giorni: “Mi è crollato tutto addosso, ma pian piano mi son tranquillizzato, vedendolo migliorare”.

Una storia che è anche un esempio d’eccellenza per la Sanità cuneese e parmense.

Proviamo sempre a dare il meglio. – le parole del dottor Silimbri – Quello di oggi non vuol essere un incontro autoreferenziale: sappiamo come lavoriamo e tendiamo sempre al meglio. Attraverso questo riconoscimento da parte della popolazione troviamo linfa e forza per andare avanti in questo lavoro.

La sanità ha dato tutte le risorse possibili e immaginabili ad Alessandro, ma risultati così si possono ottenere solo con l’impegno personale. Grazie anche agli operatori (l’emergenza sanitaria cuneese conta su 108 infermieri e 70 medici: ndr) che ci permettono di tendere a livelli sempre più alti”.

Un bellissimo ritorno. – lo ha definito l’infermiere Simone Bonetti – In 11 anni di servizio episodi del genere sono rari: grazie a voi per averci cercato”. 

Quale sarà ora il futuro di Alessandro? Il giovane, per non venir meno al suo carattere, non ha dubbi: compatibilmente con gli esiti dei continui esami o si iscriverà all’Alma (la scuola internazionale di cucina) o inizierà a lavorare nel campo culinario.

Con i vertici dell’emergenza sanitaria c’è la promessa: ritornare fra un anno per raccontare cosa accadrà nei prossimi 12 mesi.

Per continuare il racconto di una storia straordinaria, con tante pagine in bianco, ancora tutte da scrivere.

Nicolò Bertola

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