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Cronaca | 17 luglio 2019, 20:32

Rapina in banca nel centro di Cuneo, pregiudicato condannato a 7 anni e 6 mesi

Il 15 dicembre 2016 due persone erano entrate nella filiale rubando denaro in contante. La difesa: “Non è stato lui, quel giorno stava lavorando a Catania”

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Era il 15 dicembre 2016 quando la filiale della Credem Banca a Cuneo fu rapinata da due persone. All’ora di pranzo il personale si stava preparando per uscire. La cassiera si era sentita toccare alle spalle da un uomo, di cui poteva vedere solo gli occhi: “Impugnava una pistola ma non me la puntò contro. Mugugnando mi fece segno di spostarmi in modo che potesse prendere il denaro. Gli altri colleghi erano invece stati chiusi in un ufficio”. S.S., pregiudicato catanese, è stato condannato oggi dal tribunale di Cuneo a 7 anni e 6 mesi di reclusione per rapina aggravata in concorso con l’altro malvivente, che non è stato individuato.

Il pm Giulia Colangeli – che aveva chiesto 8 anni – ha ripercorso le fasi delle indagini che portarono al fermo di S.S.: l’analisi dei tabulati telefonici del giorno precedente e successivo alla rapina, relativi alle celle agganciate nella zona di Cuneo centro, e in particolare su due utenze, intestate a extracomunitari fantasma, che furono utilizzate quasi esclusivamente nel periodo interessante per la rapina, una delle quali nelle zone del Catanese dove abitavano S. e la sua famiglia. E la Fiat 500 dell’imputato era stata notata nei dintorni di Cuneo due giorni prima la rapina. Oltre al fatto che l’uomo era stato riconosciuto da due impiegati della banca e che era stato fermato nel febbraio 2017 a Parma nel corso di un tentativo di rapina, fatto con il medesimo modus operandi.

Il sostituto procuratore ha chiesto e ottenuto la dichiarazione di delinquente abituale per un soggetto pluripregiudicato “che ha iniziato a delinquer quando era ancora minorenne”. E che sebbene gli fosse stata data “una chance facendolo lavorare in prova da misura detentiva in un supermercato, ha continuato a delinquere”.

Per la difesa, a carico dell’imputato solo prove indiziarie. Il giorno della rapina l’uomo si trovava regolarmente sul posto di lavoro e l’auto era stata utilizzata dalla madre: “Le indagini furono fatte male, gli inquirenti avevano messo perfino in dubbio che il supermercato nemmeno esistesse. Per la Squadra Mobile catanese non poteva essere stato lui a commettere la rapina, che peraltro era identica a tante altre. Mi sono meravigliato per la misura cautelare in carcere tenendo conto che gli indizi erano così vaghi: qui abbiamo solo la testimonianza assolutamente fallace di due occhi – quelli che gli impiegati riconobbero dalla fessura del passamontagna, ndr”

Monica Bruna

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