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Politica | 17 luglio 2019, 16:45

Nella riforma della giustizia targata Bonafede il ritorno dei tribunali soppressi: "Alba si mobiliti per riavere il suo foro"

Nel disegno di legge che il guardasigilli si appresta a portare in Consiglio dei Ministri la riapertura di alcune delle 30 sedi cancellate dal Governo Monti. L’avvocato albese invita politica e istituzioni ad attivarsi da subito per ridare alla città quanto le fu tolto nel 2013

L'ingresso dell'ex tribunale albese, cancellato dalla riforma del 2013

L'ingresso dell'ex tribunale albese, cancellato dalla riforma del 2013

Già previsto nel "contratto di governo" tra Lega e M5S, il ripristino di alcune delle sedi cancellate dalla revisione della geografia giudiziaria disposta nel 2013 dall’allora ministro Paola Severino sarebbe ora entrato nei 51 articoli della nuova riforma della giustizia che il ministro pentastellato Alfonso Bonafede ha anticipato nei giorni scorsi alle rappresentanze di avvocati e magistrati e che ora si appresta a portare in Consiglio dei Ministri, primo passo di un percorso che secondo lo stesso guardasigilli dovrebbe portare entro la fine dell’anno a rivedere l’assetto di questo fragile ambito della nostra pubblica amministrazione.
Una misura che interessa in modo particolare la piazza albese, i cui uffici giudiziari furono ricompresi tra le 30 sedi soppresse nel 2013 dal Governo Monti (su un totale di 265), accomunati in questo triste destino a tribunali ben più piccoli e marginali.   

Da sempre in prima linea nella battaglia per la difesa del tribunale langarolo c’è l’avvocato Roberto Ponzio, che nel luglio 2013 rappresentò anche i dipendenti della struttura sollevando sulla stessa riforma una questione di legittimità costituzionale poi respinta dalla Consulta e che ora invita politica e istituzioni del territorio ad approfittare con prontezza dei possibili spiragli che la nuova riforma potrebbe tornare ad aprire.   

"La difesa e ora la rivendicazione della nostra sede giudiziaria si giustificano con i numeri della riforma Severino e con quelli del nostro tribunale – esordisce l’avvocato albese –. Il riordino voluto dal Governo Monti portò a chiudere 30 tribunali su 265, il 18% del totale. In Piemonte questa percentuale salì però al 41%: 7 sedi su 17. E nella nostra provincia al 75%: tre sedi su quattro. In questo quadro Alba pagò dazio alla legittima volontà di razionalizzare l’amministrazione della giustizia in spregio però a qualunque criterio oggettivo".

"Secondo dati del Consiglio Superiore della Magistratura – circostanzia il legale nel merito – il nostro tribunale era infatti il 4° in Piemonte per volumi di attività, preceduto solamente da Torino, Novara e Alessandria. L’anno prima della soppressione era stato inserito dallo stesso Ministero nella classifica dei tribunali virtuosi, quelli che avevano diminuito in modo significativo i propri carichi pendenti. Unico foro soppresso ad avere doppia sede (Alba e Bra), quello della capitale delle Langhe aveva giurisdizione su un territorio da 214mila abitanti e 79 Comuni. Eppure venne accomunato a realtà quali Sulmona o Mistretta, ben più piccole e marginali, mentre tra i 'risparmiati' dalla scure ci furono tribunali decisamente minori, come Spoleto, 80mila utenti e 16 Comuni, oppure Palmi, Barcellona, Pozzo di Gotto, Lavorino, solo per citarne alcuni. Oppure, per rimanere in Piemonte, Ivrea, 180mila abitanti, sede salvata per compiacere il notabile di turno e il cui mantenimento ha richiesto ingenti investimenti in fondi pubblici, a dispetto di una riforma attuata per risparmiare risorse".

Da qui l’invito alla politica e agli attori del territorio a non farsi trovare impreparati allorquando il dibattito sulle sedi da riaprire riprenderà quota: "Se delle 30 sedi soppresse se ne finisse per recuperare anche solo una, ebbene Alba avrebbe titoli in abbondanza per rivendicare quel posto. Questo per l’abbondanza dei numeri citati e per il fatto, non secondario, che la città dispone ancora di uno stabile di proprietà vincolato al servizio della giustizia, un edificio moderno, peraltro di grande pregio architettonico e dotato di impianti avanzati, cosa che non è possibile dire di molte altre sedi, a partire da Cuneo. Ora, come sappiamo parte di quei locali sono stati dati in locazione ad altri enti (l’Inps, ndr), ma sarebbe una beffa se un domani non si ritornasse in tutto o in parte ad avere il nostro storico presidio di giustizia".

"Abbiamo subito un torto grave – conclude l’avvocato –, ma s’è anche solo la minima possibilità di riparare a quell’ingiustizia sarà bene mobilitarsi e farlo da subito, sensibilizzando l’opinione pubblica affinché ci venga ridato quanto tolto ingiustamente. Questo anche perché, come diceva Brecht, 'quanto l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere'". 

Ezio Massucco

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