/ Attualità

Attualità | 18 luglio 2019, 15:03

Lotta alla cimice asiatica, un insetto locale fermerà la piaga che mina le colture della Granda

Importante passo nella sperimentazione avviata dal Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università di Torino grazie al sostegno finanziario della Fondazione Crc. A Cherasco il rilascio in un campo di una vespa capace di ostacolare la riproduzione del nocivo insetto

Lotta alla cimice asiatica, un insetto locale fermerà la piaga che mina le colture della Granda

Un passo importantissimo verso la definizione di un'efficace forma di lotta contro la diffusione della "Halyomorpha halys", la cimice asiatica, flagello che, diffusosi nel nostro paese a partire dal 2012 (i primi avvistamenti in Emilia Romagna, un anno dopo nella Granda), in poco tempo è stato capace di diffondersi su tutto il territorio causando ingentissimi danni alle produzioni non solo dei noccioleti (dove il cosiddetto "cimicitato" è passato a interessare fino al 70% della raccolto, contro valori ordinari del 2-3%), ma di ben 300 specie vegetali, tra le quali le migliori produzioni della nostra frutticoltura (ai danni di pere, mele e in particolare modo delle pesche), orticoltura e silvicoltura.  

Il passo è quello che sta portando alla sua fase finale il progetto HALY-End, iniziativa di ricerca che la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha finanziato con uno stanziamento di 300mila euro, erogati nell’ambito dei 3 milioni di euro già stanziati con il più ampio programma "Agricoltura 4.0".

A condurla il Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari (Disafa) dell’Università di Torino, che insieme ai tecnici di Coldiretti Cuneo da tre anni lavorano con esperimenti condotti in campo e in laboratorio all’individuazione di un sistema di lotta biologica capace di contenere la proliferazione dell’insetto asiatico.

Il sistema sembra essere stato trovato e ha la forma dell’Anastatus bifasciatus, piccola "vespa" già presente nel nostro Paese, e che quindi può essere diffuso in campo, non incontrando i limiti imposti dalle normative (intanto mutate) nei confronti di altri antagonisti esotici della cimice, come la vespa asiatica.

Come la sua collega orientale, ha la particolarità di svilupparsi deponendo le proprie uova all’interno delle uova di altri insetti, come la cimice appunto, e di farlo con ritmi di crescita (ogni femmina depone circa 50 uova per una dozzina di volte all’anno, contro le 25-30 della cimice) potenzialmente capaci di limitare in modo decisivo il proliferare della specie ospite.

Dopo un lungo lavoro svolto tra campo e laboratorio, oggi, giovedì 18 luglio, si è giunti al rilascio in campo di Anastatus bifasciatus. Una prima colonia di circa mille esemplari è stata "liberata" nei noccioleti della Tenuta Torre Rossano di Cherasco dai docenti che hanno condotto la ricerca, la professoressa Luciana Tavella e il professore Alberto Alma, alla presenza dei vertici della Fondazione Crc - arrivati nella storica aziendale agricola nelle campagne tra Cherasco e Narzole col presidente Giandomenico Genta, il direttore Andrea Silvestri e i membri del Consiglio Generale Franca Pejrone e Michele Pellegrino -, e della Coldiretti, col presidente regionale Roberto Moncalvo, i vertici provinciali e l’agronomo Lorenzo Martinengo, coordinatore della ricerca per conto dell’organizzazione agricola.

L’occasione è stata anche utile per la presentazione di un secondo filone della ricerca, curata dal professor Alma e concentrata in questo caso sul simbionte della cimice e sulla possibilità di togliere nutrimento agli esemplari schiusi dalle uova nei primi giorni di vita.

Al rilascio, avvenuto in coincidenza con quello che quest’anno è stato osservato essere il periodo di maggiore diffusione delle uova, almeno nella zona della Granda, seguiranno nuove liberazioni di insetti antagonisti e un periodo di osservazione di alcuni mesi. Dopodiché si auspica che la sperimentazione possa trasformarsi in una concreta e massiva azione di contrasto da mettere a disposizione di viticoltori, frutticoltori e orticoltori della Granda e non solo, rappresentando lo studio, intanto ripreso anche dal "Journal of Pest Science", importante rivista specialistica dedicata alla ricerca in entomologia, un unicum a livello nazionale e non solo.

"Il rilascio in campo di questo insetto locale – ha commentato tra i presenti il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Gentarappresenta un primo risultato visibile del progetto di sperimentazione promosso dalla Fondazione Crc. La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Università di Torino e Coldiretti, passa ora alla fase conclusiva, per verificare in campo aperto l’efficacia di quanto testato in laboratorio. Un progetto significativo con cui vogliamo dare risposta a un problema, quello della cimice asiatica, che da anni ha un pesante impatto sull’intero sistema agroalimentare di una realtà, quella della Granda, che rappresenta la prima provincia esportatrice in questo nodale settore".

Ezio Massucco

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium