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Cronaca | 18 luglio 2019, 18:19

Sequestro all’Italgelatine di Santa Vittoria d’Alba, la Procura indaga per inquinamento ambientale aggravato

I sigilli del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri su 4 degli 8 impianti di idrolisi presenti nello stabilimento causa delle emissioni avvertite in tutta la zona nel marzo scorso

Alcune immagini diffuse dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Alessandria

Alcune immagini diffuse dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Alessandria

Porta la firma della Procura della Repubblica di Asti, che ha operato in collaborazione con i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Alessandria, la richiesta sulla base della quale l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di quattro impianti interni allo stabilimento Italgelatine di Santa Vittoria d’Alba, storica realtà industriale dell’Albese tra i leader mondiali nella produzione di gelatine alimentari, cosmetiche e farmaceutiche, ottenute dalla lavorazione di pelli animali.

Come i lettori ricorderanno, dal marzo scorso, da quando cioè le lavorazioni della stessa azienda vennero riconosciute come la causa dei forti miasmi che per settimane interessarono tutta la zona dell’Albese, lo stabilimento è finito sotto la lente delle autorità competenti in materia ambientale, con verifiche effettuate da Asl e Arpa Piemonte sul funzionamento degli stessi impianti e provvedimenti di limitazione sulla produzione emessi dall’Ufficio Ambiente della Provincia.

Ora il cambio di passo, col provvedimento eseguito questa mattina, giovedì 18 luglio, nei confronti di 4 impianti di idrolisi, su un totale di 8 presenti nel grande stabilimento situato lungo la Statale 231.

"Gli accertamenti tecnici e gli esami di laboratorio svolti da Arpa Piemonte – si legge in una nota diffusa del Noe –, campionando l’aria e le acque reflue immesse nel fiume Tanaro, hanno permesso di dimostrare che i motivi degli insopportabili odori sono da attribuire al sistema di depurazione biologico, che non è stato in grado di abbattere alcune sostanze chimiche provenienti dal ciclo produttivo e immesse nello scarico, causando criticità sulla qualità delle acque del fiume Tanaro e dell’aria".
 
Sulla base di quanto accertato, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Asti che ha condiviso le tesi di tecnici e inquirenti, gli stessi Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico hanno così richiesto all’Autorità Giudiziaria il sequestro di una parte dell’impianto produttivo (consistente in 4 aspi, impianti di idrolisi, sorta di “bollitori” su un totale di 8 presenti nell’impianto) che, pur continuando a funzionare utilizzando solo alcune materie prime, genera un minore flusso di refluo permettendo al depuratore di non entrare in crisi.

Il sequestro verrà revocato quando l’azienda eliminerà tutti gli inconvenienti riscontrati e potrà assicurare uno scarico conforme ai limiti della normativa.
Fino ad allora la capacità dell’impianto produttivo sarà ridotta alla quantità di reflui trattabili nei limiti delle capacità funzionali del depuratore.
 
"Rappresentante legale e tecnici responsabili del sito – si legge ancora nella nota dei Carabinieri – dovranno rispondere all’autorità giudiziaria dei reati di inquinamento ambientale aggravato, getto pericoloso di cose, scarico di acque ed emissioni in atmosfera non autorizzati".

Redazione

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