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Cronaca | 19 luglio 2019, 15:24

Cortemilia, maltrattamenti alla casa di riposo "Santo Spirito": altri dipendenti del ricovero ora rischiano il licenziamento

Dopo le tre misure cautelari disposte dalla Procura di Asti, la cooperativa torinese che dal febbraio 2018 gestisce la struttura ha avviato un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità disciplinari a carico degli altri undici addetti

Cortemilia, maltrattamenti alla casa di riposo "Santo Spirito": altri dipendenti del ricovero ora rischiano il licenziamento

Non si spegne il clamore suscitato dalla vicenda dei maltrattamenti che operatori della casa di riposo "Ospedale Santo Spirito" di Cortemilia avrebbero commesso ai danni dei pazienti della stessa struttura.  

Come riportato dal nostro giornale (qui l’articolo), nella scorsa settimana i Carabinieri hanno dato esecuzione a tre misure cautelari disposte dalla Procura di Asti nei confronti di altrettanti addetti, che le immagini registrate dagli stessi militari lungo diversi mesi di indagini hanno confermato essere autori di reiterati episodi di violenza ai danni di anziani e indifesi ospiti del ricovero.

Mentre negli stessi giorni i tre indagati si sottoponevano agli interrogatori di garanzia di fronte alla dottoressa Simona Macciò, pubblico ministero titolare delle indagini, le videoregistrazioni venivano intanto trasmesse ai responsabili dell’Ipab proprietaria dell’ospizio di via Dante Alighieri e a quelli della Valdocco, la cooperativa torinese che il 1° febbraio 2018 era subentrata nella sua gestione, facendosi carico anche del personale già operativo al suo interno.

Era stata la proprio la direttrice inviata dalla nuova gestione, a capo anche di un’altra struttura che la coop torinese gestisce a Genola, a notare che qualcosa non andava all’interno di quei locali e a segnalarlo alla locale Stazione dell’Arma.
Da quella denuncia partirono le indagini, che oltre alle misure cautelari emesse nei confronti di tre dipendenti, rischiano ora di riflettersi in provvedimenti disciplinari a carico delle rimanenti maestranze.     

"Su invito della stessa Procuraconferma la vicepresidente della Valdocco, Lorenza Bernardi stiamo visionando quei filmati per verificare se, oltre a quelli rispetto ai quali il Pm ha già ipotizzato un rilievo penale, siano ravvisabili comportamenti passibili di iniziative di tipo disciplinare, dalla sospensione al licenziamento".

Il quadro, ammette la vicepresidente, non è di quelli più confortanti: "Purtroppo in quelle immagini trovano riscontro molti dei dubbi che avevano convinto la nostra direttrice a intervenire. Oltre agli atteggiamenti più deprecabili, già oggetto delle misure disposte dall’autorità giudiziaria, si sono verificati episodi per i quali potremmo parlare di incuria, o comunque di scarsa attenzione nell’espletamento di mansioni che per la loro natura, di cura e assistenza a pazienti che accusano tutta una serie di problematiche facilmente immaginabili, richiedono e impongono una serie attenzioni che purtroppo non sempre venivano adottate".

Rilievi che, almeno dalle prime risultanze, sembrano ascrivibili a una parte significativa dei rimanenti undici dipendenti al lavoro in quella realtà – su un totale di 11 Oss e 3 infermieri, tre dei quali dipendenti diretti della Ipab: "Purtroppo non si è trattato di casi isolati – conferma Bernardi –, anche se certamente le eventuali responsabilità disciplinari andranno definite con gradualità diverse, come sarà nostra cura accertare con attenzione. Certamente dovremo tenere conto anche degli atteggiamenti di chi, assistendo a certe scene, non ha ritenuto di segnalarle alla direzione, come sarebbe stato suo preciso dovere fare".

In arrivo ci sono quindi azioni che si profilano anche pesanti, dalla sospensione al licenziamento dei dipendenti ritenuti responsabili di condotte gravi. In questo senso il mandato arrivato dal consiglio di amministrazione della cooperativa, è stato chiaro, anche se "ovviamente – spiega ancora la vicepresidente – l’iter disciplinare proseguirà nelle forme previste dalla legge, con la possibilità per i dipendenti di offrire la propria versione di quanto accaduto".

Intanto alla stessa cooperativa – che con 3mila soci lavoratori (300 di questi attivi nella provincia Granda), opera in tutto in Piemonte non solo nel campo delle cure agli anziani, ma anche sui fronti dei minori, della disabilità, dell’educazione e dell’assistenza ai migranti – si è organizzata per fare fronte all’emergenza creatasi nella stessa struttura langarola.

"Abbiamo messo in piedi una piccola task force inviando a Cortemilia quattro persone di nostra tutela fiducia, provenienti dal Torinese e che per il tempo necessario si fermeranno sul posto col compito di riportare la situazione alla normalità. La nostra prima preoccupazione è che quegli anziani (il Santo Spirito dispone di 27 posti, oltre ad altri 7 per persone non autosufficienti, ndr) abbiano le cure che purtroppo in questi primi mesi di lavoro a Cortemilia non siamo riusciti a garantire loro nel modo adeguato".

"E’ una vicenda – conclude la vicepresidente – che ovviamente ci suscita grande amarezza, anche se quanto accaduto non si può dirsi riconducibile a nostre precise responsabilità, anzi. Fin da subito ci eravamo impegnati per dare la migliore assistenza agli ospiti dell’Ospedale, assicurandovi una maggiore presenza del direttore, anche oltre le ore che sarebbero state richieste per legge, e anche del personale, con due persone sempre impegnate nel turno di notte, là dove la normativa ne avrebbe richiesta una soltanto, anche per ovviare alla non facile logistica della struttura. Purtroppo ci siamo imbattuti in una situazione delicata, sulla quale ora occorrerà lavorare in modo serio e quanto più attento possibile".

Ezio Massucco

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