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Agricoltura | 19 luglio 2019, 07:30

La frutticoltura della provincia di Cuneo vista da Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani (FOTO)

Tutti d’accordo sul fatto che sta vivendo un periodo difficile. Per uscirne bisogna avere risposte concrete dalle Istituzioni, ma anche mettere in campo la capacità di rinnovarsi e di adattarsi ai cambiamenti

Un frutteto nella foto di repertorio

Un frutteto nella foto di repertorio

Dai dati Coldiretti la frutticoltura del Piemonte, che si concentra per il 60% nella provincia di Cuneo, Saluzzese in particolare, fattura complessivamente oltre 500 milioni di euro, occupa una superficie di 18.479 ettari e conta 7.950 aziende.

Il settore, come affermato dal presidente di Asprofrut, Domenico Sacchetto, nell’articolo pubblicato lo scorso martedì 16 luglio sul nostro giornale, “sta attraversando un momento di grande difficoltà”.

Cosa ne pensano e cosa stanno facendo le organizzazioni agricole di categoria della “Granda”? “Il comparto - sottolinea il delegato confederale di Coldiretti Cuneo, Roberto Moncalvo - è stato messo in ginocchio da un sistema di storture che stanno diventando insostenibili per i produttori”.

Le motivazioni? “I tempi di pagamento sono molto dilatati e arrivano anche a 300 giorni, costringendo le imprese a far da banca e a esporsi fortemente dal punto di vista economico Inoltre, il settore paga le difficoltà legate all’embargo russo, alle barriere strutturali e tariffarie che rallentano l’export e ad alcune gravi malattie. In particolare quelle riguardanti il kiwi”.

Per tentare di giungere a una soluzione Coldiretti ha presentato alle Istituzioni un documento con dieci priorità: attivare subito un Osservatorio regionale su prezzi e dinamiche della filiera; bloccare i fondi pubblici per le imprese della stessa che attuano pratiche commerciali sleali; lanciare una campagna di promozione per sostenere il consumo della frutta piemontese; vietare la cessione dei prodotti agricoli con prezzi inferiori ai costi di produzione; fermare le aste a doppio ribasso che provocano pesanti distorsioni e speculazioni lungo la filiera aggravando gli squilibri della distribuzione del valore; prevedere l’etichettatura obbligatoria per l’ortofrutta trasformata; rimuovere il segreto di Stato sulle importazioni; eliminare le differenze normative e di mercato all’interno dell’Unione europea; bloccare l’import dei prodotti extraeuropei trattati con pesticidi vietati in Italia e raccolti con forme diffuse di sfruttamento dei lavoratori; aprire nuovi sbocchi di mercato a livello internazionale.

“Monitoreremo - conclude Moncalvo - affinché le Istituzioni diano risposte concrete e segnali immediati rispetto a quanto abbiamo chiesto. Così da sostenere la nostra frutticoltura che riveste un ruolo importante nello scenario economico del territorio”.

Confagricoltura in questi mesi ha incontrato i frutticoltori della “Granda” per analizzare insieme i problemi e le prospettive del settore. “Abbiamo toccato con mano - dice il presidente provinciale, Enrico Allasia - tutta la preoccupazione degli operatori del comparto e abbiamo allo studio una serie di proposte per affrontare le principali difficoltà: i prezzi non remunerativi; i pagamenti sempre più dilazionati e, soprattutto, l’arrivo sul nostro mercato di prodotti dall’estero a prezzi irrisori e coltivati con criteri e normative decisamente meno stringenti rispetto ai nostri”.

Cosa servirebbe? “Un piano di azione rapido e lungimirante, con soluzioni serie e praticabili. Tutti lodano la qualità assoluta dell’agroalimentare Made in Italy, ma alla prova dei fatti, poi, i tanti sacrifici dei nostri produttori non vengono gratificati dai mercati. Occorre istituire un tavolo che vigili e dia maggiori garanzie su prezzi e periodi di pagamento in modo che, come già avviene in altri comparti agricoli, le aziende possano programmare meglio il loro sviluppo e i loro investimenti”.

La Cia-Agricoltori Italiani, per dibattere i problemi del settore, ha organizzato a Saluzzo il convegno “La frutta che verrà-Globalizzazione e produzione locale, come affrontare le nuove sfide del mercato”.

Il presidente provinciale Claudio Conterno: “Il comparto è tra i più rappresentativi della produzione del territorio e tra i più importanti d’Italia. Però,  i frutticoltori italiani e in particolare quelli cuneesi si trovano in un momento nel quale devono prendere decisioni strutturali, interrogarsi ragionando su cosa piantare, come produrre e come vendere. E’ più che mai necessario porre attenzione alla qualità, alla ricerca e alla capacità di commercializzare nel mondo. Il settore deve rinnovarsi, ripartendo dalla base produttiva”.

Ma non solo. “In caso di perdite, per essere più competitivi rispetto ai Paesi meno penalizzati, occorre l’alleggerimento della burocrazia con il contributo del Governo. Poi, bisogna creare una rete di interessi comuni che va dagli autotrasportatori alla distribuzione. Quindi, unire le diversificazioni produttive, fiori all’occhiello del Cuneese, favorendo la stagionalità, allargando il paesaggio enogastronomico e promuovendo il turismo territoriale”.

Critico, durante l'incontro, è stato l’intervento del produttore Cia, Giovanni Gullino: “L’attenzione va mantenuta sull’innovazione e sulla qualità organolettica per incontrare il favore dei consumatori e rinunciando ai soli volumi di produzione come si faceva in passato. Solo così si otterrà il Made in Italy reale, che va oltre le parole. L’agricoltura di oggi, per essere vincente, deve avere un approccio molto attento e programmato, prendendo a modello il mondo dell’industria. Inoltre, bisogna adattarsi al cambiamento: gli imprenditori che sapranno adeguarsi saranno quelli che emergeranno. Mentre, in futuro, quanti opporranno maggiore resistenza alle trasformazioni faranno fatica ad andare avanti”.    

Sergio Peirone

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