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Politica | 19 luglio 2019, 10:22

Sempre più tesi i rapporti tra Lega e 5 Stelle: torna ad aleggiare l’ipotesi di elezioni politiche anticipate

Solo una settimana fa i parlamentari del Cuneese erano concordi nello scongiurare l’eventualità di una caduta del Governo. Ora, dalle parole di Bergesio e Gastaldi (Lega) e Dadone (5Stelle), si coglie che la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro

Sempre più tesi i rapporti tra Lega e 5 Stelle: torna ad aleggiare l’ipotesi di elezioni politiche anticipate

Non più tardi di un mese fa avevamo interpellato quattro parlamentari della Granda, Giorgio Maria Bergesio (Lega), Fabiana Dadone (5Stelle), Marco Perosino (Forza Italia) e Chiara Gribaudo (Pd) per chiedere loro se ritenessero possibile la caduta del governo giallo-verde e, di conseguenza, il ricorso ad elezioni politiche anticipate.

Tutti avevano escluso quest’eventualità.

In queste ore, essendosi ulteriormente acuita la tensione tra Lega e Movimento 5 Stelle, l’ipotesi torna ad aleggiare con insistenza.

Una serie di vicissitudini, che sarebbe lungo qui dettagliare, hanno indotto il leader della Lega Matteo Salvini a dare una sorta di ultimatum al suo collega vicepremier pentastellato Luigi Di Maio, il quale ha risposto per le rime.

La tensione – è proprio il caso di dirlo – è…alle stelle.

Per la verità che i due partiti firmatari del “contratto” di Governo non si siano mai amati non è una novità.

La novità semmai è che Salvini non ha alcuna intenzione di farsi logorare politicamente dai 5 Stelle ed è sempre più tentato di passare all’incasso prima della manovra finanziaria di settembre.

A prescindere da quella che sarà l’evoluzione dei rapporti tra Lega e M5S, vediamo di capire quali potrebbero essere i tempi tecnici per andare ad un eventuale voto in autunno. 

Tra lo scioglimento delle Camere, che, lo ricordiamo, compete al Capo Stato, e il voto devono passare almeno 45 e massimo 70 giorni. Il Quirinale considera che per arrivare al voto ci vogliano mediamente tra i 55 e i 60 giorni. D’altronde, per allestire le operazioni per il voto all’estero il tempo stimato è di circa 60 giorni. Inoltre, c’è da considerare che la presentazione delle liste deve avvenire entro 30 giorni dal voto. Fattori questi che devono tenere conto del “generale agosto”, mese in cui tradizionalmente il Paese si ferma o quasi.

Per arrivare al voto entro settembre lo scioglimento delle Camere dovrebbe avvenire al massimo entro il 20/25 luglio circa.

La data circolata negli ambienti parlamentari è quella del 29 settembre.

Ma appare difficilmente percorribile dal momento che occorre fare i conti col Presidente della Repubblica.

Infatti, il giorno dopo il 29 settembre, il Def, il Documento di economia e finanza, andrebbe presentato alle Camere e inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre.

Se non dovesse esserci immediatamente un nuovo governo, la manovra economica sarebbe a rischio e visto che è appena stata scongiurata la proceduta d’infrazione europea nessuno, riteniamo, intenda volersi avventurare su questa strada.

Il Def va approvato entro il 31 dicembre. In caso contrario si va in esercizio provvisorio, con tutto ciò che ne consegue, a partire dall’impossibilità di scongiurare il sempre pendente aumento dell’Iva.

Probabile quindi che il Quirinale intenda optare per un esecutivo transitorio, finalizzato soprattutto all’approvazione della manovra finanziaria e al solo scopo di traghettare il Paese a nuove elezioni in una data più abbordabile: o nel tardo autunno o decisamente nella primavera del prossimo anno.

Ma che cosa ne dicono i rappresentati parlamentari, eletti in provincia di Cuneo, dei due partiti (Lega e 5 Stelle) firmatari del “contratto” di Governo?

Afferma il senatore e segretario provinciale della Lega Giorgio Maria Bergesio: “La Lega è al Governo per “fare”. Noi siamo il Governo dei SI non dei NO o dei NI. Se si continua con il ritmo dei provvedimenti che stiamo approvando in Parlamento va bene; altrimenti, se si blocca l’attività, meglio ridare voce agli elettori. Non dimentichiamoci che oltre 9 milioni di elettori hanno dato fiducia alla Lega il 26 maggio alle elezioni europee. Abbiamo approvato una serie di provvedimenti importantissimi, dallo “sblocca cantieri” al “crescita”, dal “codice rosso” alla “sicurezza bis”, appena approvato in Commissione alla Camera, che a breve sarà in aula. Si deve procedere a ritmo serrato – ammonisce Bergesio - come prevede il contratto di Governo, in primis la Flat Tax per milioni di famiglie italiane”.

Ma alla precisa domanda, se si andrà al voto o no in tempi ravvicinati, il senatore di Cervere si limita a considerare: “Per noi decide il nostro leader Matteo Salvini, che ha la nostra totale fiducia. Noi, come sempre, siamo a disposizione per il bene di tutti gli italiani”.

Non dissimile il parere del giovane deputato leghista Flavio Gastaldi, da un paio di mesi anche sindaco di Genola.

“Noi parlamentari continuiamo il nostro lavoro quotidiano per il territorio. Spiace constatare che altri, in Europa, prendano una posizione contro la filosofia di questo Governo. In ogni caso – conclude - noi siamo sereni e pronti, sia al voto, sia a continuare l'esperienza di Governo”.

Pungente, per contro, il commento della parlamentare 5 Stelle Fabiana Dadone. “A volte la verità è semplice da trovare e non si cela dietro ad un arzigogolato retropensiero politico, ma semplicemente dietro ad un banale fallimento. Il nervosismo di Salvini – argomenta la deputata monregalese pentastellata - è legato alla mancata elezione di Giorgetti ad un ruolo di rilievo in Europa. La Lega dell'oltre 30% si è autocondannata all'irrilevanza in UE e di certo non è contenta dei successi del Movimento 5 Stelle che trasforma una batosta elettorale in una strategia europarlamentare unica e di innegabile successo. Che dire? Gli incompetenti – sostiene ironicamente - sono diventati in poco tempo i più bravi di tutti. Conti pubblici migliorati, posti di lavoro aumentati, riforme strutturali che vedono la fine a quanto pare sono solo l'inizio”.

Giampaolo Testa

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