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Sanità | 20 luglio 2019, 10:32

Partono i primi interventi sugli ospedali di Saluzzo, Savigliano e Fossano, ma “non ci sono i 53milioni per attuare il piano direttorio”

L’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi incontra i sindaci del territorio e la stampa locale. E senza fronzoli spiega la situazione attuale. Si parte con le verifiche sismiche sui tre ospedali, che determineranno gli interventi di adeguamento e anche quelli della seconda tranche del piano direttorio. Poi si dovranno trovare le coperture economiche per i 53milioni

L'assessore Icardi incontra la stampa locale a Savigliano

L'assessore Icardi incontra la stampa locale a Savigliano

La nostra intenzione non è di certo quella di buttare via il bambino con l’acqua sporca”.

Così Luigi Genesio Icardi, l’assessore regionale alla Sanità, ieri (venerdì) a Savigliano, dove ha incontrato dapprima i sindaci dell’area Saluzzo-Savigliano-Fossano e, poi, i giornalisti locali. Insieme a lui Danilo Bono, direttore generale dell’Assessorato regionale alla Sanità e Salvatore Brugaletta, direttore generale dell’Asl Cn1.

Icardi è stato chiaro su tutta la linea intrapresa dalla Regione: “Proseguiremo con il piano direttorio Magni, con qualche leggera modifica e miglioria che stiamo valutando”. L’Assessorato alla Sanità valuterà anche le nuove proposte che sono emerse nella conferenza dei sindaci.

Sullo sfondo rimane la prima tranche da 9milioni di euro, già stanziata. Servirà, in prima battuta, a portare a termine tutte le valutazioni che stabiliranno l’indice di vulnerabilità sismica degli stabili che ospitano gli ospedali di Saluzzo, Savigliano e Fossano. “Non sono previste, con questi fondi, costruzioni di alcun nuovo edificio. – dirà Icardi – I 9milioni non concretizzeranno nemmeno azioni previste dal piano direttorio”.

In base ai risultati delle verifiche, verranno predisposti gli interventi di adeguamento e messa a norma da mettere in atto, compresi all’interno del contributo da 9milioni di euro. Un percorso che, complessivamente, durerà 30 mesi: i primi 10 per le valutazioni, i restanti 20 per le opere.

L’indice di vulnerabilità servirà anche per dare il via agli studi di fattibilità (e quindi poi ai progetti preliminari) per gli interventi previsti dal piano direttorio stilato dall’allora dg dell’Asl Cn1 (oggi in pensione) Francesco Magni.

Più l’indice si avvicina all’1 – ha detto Icardi – e minori saranno gli investimenti necessari per gli interventi. Se l’indice si abbassa, invece, ci dovremmo studiare qualcosa”. La tranche da 9milioni di euro per la valutazione e l’adeguamento antisismico ed antincendio delle tre strutture ospedaliere – è stato spiegato – è stata calcolata su una media ponderata, ma ciò non toglie che potrebbe ancora subire variazioni.

In sostanza, con i primi 9milioni di euro si valuterà la vulnerabilità sismica e si porterà a termine l’adeguamento antincendio: “Esiste il rischio, oggi non ancora determinato, – ha rimarcato Icardi – che i 9milioni non siano sufficienti per mettere in sicurezza i tre presidi

Resta invece aperta la partita sui 53milioni di euro (7.5 per Saluzzo, 6,2 per Fossano, 18 per Savigliano, con una seconda tranche da 22, sempre per Savigliano) per dar corso al secondo step del piano direttorio.

Icardi non ha usato mezzi termini: “Al momento non ci sono coperture nelle risorse regionali, né in quelle statali, né in quelle dei privati. In mano abbiamo solo una richiesta di finanziamento al Ministero, ma senza una progettazione preliminare, ovviamente, non verrà neanche presa in considerazione”.

L’assessore ha ascoltato i sindaci del territorio: “Il piano direttorio aveva ricevuto l’ok degli Amministratori locali, e ho voluto verificare se a distanza di tempo ci fosse ancora accordo.

Sono emerse delle indicazioni, che ora valuteremo, perché abbiamo i prossimi 10 mesi di tempo per modificare il piano, prima di partire con gli studi di fattibilità”.

Dopo i dettagli di natura tecnico-strutturale, l’assessore regionale alla Sanità ha ricordato anche gli aspetti gestionali previsti dal piano direttorio per gli ospedali di Saluzzo, Savigliano e Fossano.

L’ospedale di Fossano si configurerà come presidio di riabilitazione di secondo e terzo livello, con lungodegenza, procreazione assistita, radiologia e ambulatori specialistici integrati con la rete ospedaliera.

Il polo saluzzese sarà invece un riferimento di area vasta per il servizio specialistico di assistenza agli ammalati respiratori in stadio avanzato, con la ventiloterapia respiratoria in regime di ricovero, ambulatoriale e domiciliare e attività ambulatoriali sperimentali, affiancate a quelle tradizionali, quali l’odontoiatria sociale e con progressivo allargamento dell’attività chirurgica di elezione in regime di day-week surgery e ambulatoriale.

L’ospedale di Savigliano, invece, in qualità di ospedale cardine, verrà potenziato”.

L’obiettivo – ha aggiunto Icardi – resta quello di dare una risposta sanitaria adeguata e completa al territorio, consci che gran parte della complessità andrà dirottata su Cuneo. Non nascondiamo che la legge ci impone parametri stringenti, ad esempio per un ospedale di secondo livello, che deve avere un bacino di 600mila abitanti, ma che possiamo adeguatamente coniugare sulla realtà territoriale, con le difficoltà di percorrenza e i territori montani”.

L’assessore ha anche spiegato il motivo della sua visita: “Volevo dare un assetto istituzionale, fuori dai residui della campagna elettorale, per parlare della tutela della salute per i cittadini cuneesi. Un tema che richieste un’atmosfera calma e influenzata il meno possibile da eventi esterni”.

Icardi ha annunciato, prossimamente, incontri anche con le Associazioni del territorio.

Per poi concludere: “Conto che tutti i 53milioni necessari per il piano direttorio arrivino da Roma. Il nostro bilancio non è poi chissà che: il piano di rientro ha prodotto benefici sul bilancio generale e miglioramento dei pagamenti.

Ma non c’è nessun tesoretto, e se le nostre Aziende sanitarie producono 161milioni di perdita netta d’esercizio all’anno, oltre al finanziamento nazionale, qualcuno dovrà tirare fuori questi soldi per coprire le perdite. Non ci sono ulteriori avanzi, e le prospettive non sono rosee, per tanti motivi: dall’aumento dei costi della tecnologia, ai farmaci oncologi salvavita (una cura costa all’incirca 200mila euro a paziente) che, già solo per una questione etica, non possiamo negare.

I costi però salgono, e dobbiamo prendere atto che la Sanità del futuro costa”.

Nicolò Bertola

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