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Ad occhi aperti | 21 luglio 2019, 17:00

Caccia alle streghe, tastiera e mouse invece di forconi e torce - Frankenstein di Mary Shelley

È sempre facile rendere più facile il nostro mondo perché, a conti fatti, è l’unico modo che abbiamo davvero in nostro possesso per tentare di capirlo. Ma raramente i problemi del mondo sono davvero così facili da poter essere risolti bruciando il Mostro su una pira

Caccia alle streghe, tastiera e mouse invece di forconi e torce - Frankenstein di Mary Shelley

“Frankenstein di Mary Shelley” (“Mary Shelley’s Frankenstein”) è un film del 1994 di produzione congiunta americana, inglese e giapponese, scritto da Frank Darabont e Steph Lady a partire dal libro dell’autrice inglese, e diretto da Kenneth Branagh.

Basato sul celebre racconto gotico-orrorifico, il film riprende la storia dello scienziato Victor Frankenstein e la sua ricerca di un procedimento da laboratorio con cui dare la vita a un altro organismo, che lo porta a creare invece un essere umano mostruoso a partire da tessuti morti.

Come in molti casi accade dopo qualche tempo (mese, settimane, giorni, ore che siano) anche la fortissima attenzione mediatica sul fenomeno sociale del #metoo e sulla cascata di denunce e segnalazioni relative a molestie all’interno del mondo dello spettacolo – americano e non - , è venuta a scemare.

Una delle celebrità più colpite da quell’onda d’urto, lo sanno anche i muri, è stato l’attore americano Kevin Spacey.

Il famosissimo interprete – vincitore di ben due premi Oscar per I soliti sospetti e American Beauty – era stato accusato di molestie da un giovane cameriere (minorenne all’epoca dei fatti) e, proprio per queste accuse, era stato allontanato dalla serie di cui era protagonista (House of Cards, famosissima anche qui in Italia); le sue parti nell’ultimo film di cui era co-protagonista (Tutti i soldi del mondo), infine, sono state rigirate con al suo posto il pur eccellente Christopher Plummer.

Allontanato da una delle serie più seguite, di cui era addirittura protagonista indiscusso. Cancellato concretamente da un film di Ridley Scott. Uno stop da cui una qualunque carriera nello “showbiz” ha pochissime possibilità di rianimarsi.

Ma, ed è notizia davvero di poche ore fa, il giovane cameriere che l’ha accusato di molestie ha ritirato le proprie accuse per timore di essere a sua volta denunciato da Spacey per diffamazione.

Ora, cosa c’entra questo con il “Frankenstein di Mary Shelley”? L’analogia tra Spacey e il Mostro appare fin troppo semplice da tracciare, ma mi concentrerei di più sulla reazione che il resto del mondo ha riservato alle accuse stesse (e alle altre numerose che, è necessario sottolinearlo, ancora pendono sulla testa dell’attore).

La frase “caccia alle streghe” è stata spesso accostata all’ondata di segnalazioni e denunce che ha fatto seguito (e caratterizzato) il movimento #metoo. Forconi e torce mediatiche, contadini furiosi con una tastiera e un mouse in mano, prontissimi a consegnare alla “giustizia” chiunque fosse stato anche solo sospettato di molestie di qualche tipo.

Una reazione che molto assomiglia a quella che la “gente comune” destina senza pensarci poi troppo nel libro e nel film al Mostro di Frankenstein, scacciandolo e impedendogli fondamentalmente di diventare parte della società nonostante si sia dimostrato in diverse occasioni potenzialmente utile (a livello concreto e concettuale, ovviamente).

Credo sia curioso rilevare una volta di più quanto – come “organismo umano” - siamo stati nello specifico caso rapidi nell’individuare un nemico e a ritenere la sua totale distruzione e cancellazione come soluzione ultima al problema che ne ha reso necessaria la definizione stessa fin dal principio. E non dico che Spacey (o Weinstein, o Louis C.K.) sia innocente, del tutto o in parte, dico che se abbiamo deciso di dotare la nostra società di un sistema funzionante e valido di definizione di “peccati” e “peccatori” dovremmo affidarci a esso prima di richiedere una punizione di qualche tipo.

È sempre facile rendere più facile il nostro mondo perché, a conti fatti, è l’unico modo che abbiamo davvero in nostro possesso per tentare di capirlo. Ma raramente i problemi del mondo sono davvero così facili da poter essere risolti bruciando il Mostro su una pira.

simone giraudi

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