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Agricoltura | 23 luglio 2019, 07:30

Sulla collina che guarda Dogliani Anna e Fabio hanno costruito la loro azienda agricola e turistica “CasaMatilda” (FOTO E VIDEO)

Il luogo è spettacolare, con un panorama mozzafiato. Nella cascina Ronchi, in borgata Pamparato, coltivano, con metodi totalmente biologici, sei ettari di terreno a frutta, verdura e vigneto. La quasi totalità dei prodotti viene utilizzata per la trasformazione in laboratorio, usando le ricette della tradizione. Inoltre, gestiscono una struttura di accoglienza per i turisti. Ma la perla preziosa dell’azienda è l’acetaia artigianale

Fabio e Anna nel frutteto di susine gialle con lo spettacolare panorama delle Langhe sullo sfondo

Fabio e Anna nel frutteto di susine gialle con lo spettacolare panorama delle Langhe sullo sfondo

Il panorama dei vigneti e delle altre coltivazioni è spettacolare. Nonostante il caldo soffocante, una brezza leggera avvolge ogni cosa e regala sollievo. La natura esplode nella sua miriade di incantevoli sfaccettature. Siamo sulla collina che guarda il centro cittadino di Dogliani, in borgata Pamparato al numero 1. La zona, in realtà, porta il nome di Madonna delle Grazie dove, nell’antica struttura di fine 1800 - cascina Ronchi - rimessa a nuovo in modo splendido e curato, ha sede l’abitazione e l’azienda agricola e turistica “CasaMatilda”.

Ne sono titolari Fabio Palladino e Anna Garneri, rispettivamente nati nel 1971 e nel 1974 e originari di Guarene d’Alba e di Cavallermaggiore. Lui ha la laurea in Economia e Commercio e per un lungo periodo si è occupato della contabilità e dei bilanci di diverse imprese. Lei è diplomata in ragioneria e in precedenza ha svolto il lavoro di promozione nel settore dei formaggi e ha contribuito ad avviare una struttura di accoglienza per i visitatori. Hanno due figli: Matilda e Federico, 13 e 12 anni.

L’attività nasce nel 2007, però il percorso inizia a svilupparsi già prima. “Il progetto - dicono Anna e Fabio - lo avevamo in mente da un po’ di tempo perché ci hanno sempre appassionato i temi del cibo. Ci sarebbe piaciuto scommettere sul fatto che, pur non producendo vino pregiato, nella Langhe era comunque possibile vivere di agricoltura fatta in un certo modo. Ma, onestamente, non avevamo il coraggio di compiere il passo. Fino a quando, nel 2006, è nata Matilda. La sua venuta ci ha dato la forza di affrontare la sfida. L’azienda, infatti, porta il suo nome. La scelta è stata ulteriormente rafforzata, l’anno dopo, con l’arrivo di Federico”.

La scintilla sono stati loro? “Sì, perché attuare quel sogno ci ha permesso anche di cambiare le nostre vite. Abbiamo iniziato a lavorare e a trascorrere molto tempo insieme. Crescendo i figli in un ambiente sano e immerso nella natura, tuttavia vicino alla città e, grazie al lavoro turistico, a contatto con il mondo. Perché ospitiamo persone di molti Paesi stranieri e, quindi, è possibile scambiarsi esperienze e tradizioni differenti. La filosofia di vita e quella aziendale sono diventate la stessa strada lungo la quale camminare”.        

LA STORIA DELL’AZIENDA

Anna e Fabio acquistano la cascina e i sei ettari di terreno, distribuiti in un pezzo unico, nel 2007. Poi, da quell’anno al 2009, ristrutturano l’immobile seguendo quel loro antico disegno di azienda. E iniziano a impiantare il nuovo frutteto e a coltivare la vigna, che già esisteva da una cinquantina di anni. Quindi, partono con l’orto.

Nel 2010 mettono a posto il laboratorio di trasformazione delle colture. Inoltre, vengono realizzati i primi due appartamenti con cucina per accogliere i turisti. Nel periodo successivo se ne aggiungono altri due. Per diventare in totale quattro a partire dal 2012. Che sono rimasti gli stessi disponibili adesso. E’ previsto solo il pernottamento. “Per la prima colazione - spiegano Anna e Fabio - lasciamo a disposizione i nostri succhi, le nostre confetture e il caffè. Se la devono preparare in modo autonomo gli ospiti, perché noi, alzandoci alle cinque del mattino per raccogliere frutta e verdura, non abbiamo proprio il tempo di fornire il servizio”.

Ad aiutare Anna e Fabio ci sono una dipendente stagionale nella struttura ricettiva e, durante la bella stagione, gli studenti di Agraria e dell’Istituto Tecnico Superiore-indirizzo agroalimentare per le attività in campo e nel laboratorio. Quest’ultima collaborazione si colloca nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro.      

LA COLTIVAZIONE AGRICOLA

Un ettaro di terreno è occupato dalla vigna di Dolcetto Dogliani Docg. Il vino, per la quasi totalità, è utilizzato a produrre aceto artigianale. Una minima parte viene offerto agli ospiti della struttura turistica. Gli altri campi sono coltivati soprattutto a pomodori, zucchine, melanzane, peperoni più ulteriori ortaggi di stagione. Poi susine, albicocche, pere, ciliegie, mele, fragole e pesche. “Non abbiamo la certificazione biologica - sottolineano Anna e Fabio - ma seguiamo alla lettera il protocollo bio. Assicurando qualità e sicurezza alimentare”.

Come le ottenete? “Sono due caratteristiche garantite perché possiamo controllare l’intero processo produttivo. Nelle nostre colture non usiamo assolutamente prodotti chimici. Gli unici trattamenti vengono effettuati con sostanze naturali ammesse dalle norme biologiche. Applichiamo anche il metodo biodinamico. Molto lavoro viene svolto a mano o con piccole attrezzature utilizzabili sui terreni in pendenza. A chi ci viene a trovare la certificazione non interessa in quanto gli facciamo vedere come lavoriamo. E poi si fidano di noi. Andando direttamente nei campi capiscono che, innanzitutto, vogliamo tutelare la salute della nostra famiglia e di conseguenza la loro. Salvaguardando, inoltre, l’ambiente”.  

GUARDA IL VIDEO DELLA RACCOLTA SUSINE CON SCORCIO PANORAMICO FINALE

LA TRASFORMAZIONE DEI PRODOTTI IN LABORATORIO

Anche in questo caso qualità e sicurezza alimentare sono in cima alle priorità. L’80% delle colture agricole va a finire nei trasformati in laboratorio. La produzione spazia dai succhi e dalle composte di frutta agli antipasti e alle creme di verdure. Il tutto senza conservanti, addensanti, additivi, aromi o coloranti.

Raccontano Anna e Fabio: “Per ottenere questi risultati usiamo le nostre colture di alta qualità. E quanto raccogliamo il mattino lo prepariamo in giornata. Questa scelta è molto importante perché quando stacchi un frutto dalla pianta o raccogli un ortaggio, la carica batterica, presente in modo naturale, avvia un processo molto veloce di maturazione che porta alla marcescenza. Se il prodotto lo lasci due-tre giorni anche in frigorifero, comunque si deteriora. Al contrario se lo lavori in vasetto nel giro di qualche ora si crea una carica naturale incredibile di antiossidanti. Inoltre, grazie alla pastorizzazione a bassa temperatura, in base al tipo di preparato, si ottiene un periodo di conservazione dai 18 ai 24 mesi”.

Ma non solo. “Dove serve aggiungiamo componenti naturali come lo zucchero di canna bio, il succo fresco di limone, l’olio extravergine di oliva, il sale integrale non raffinato e l’aceto di vino di nostra produzione. Inoltre, la sicurezza alimentare è assicurata da un rigido protocollo predisposto insieme a una tecnologa del settore e che manteniamo costantemente aggiornato. In laboratorio, anche quando ci sono gli stagisti ad aiutarci, almeno uno di noi è sempre presente in modo da avere un controllo continuo delle lavorazioni. Infine, ci sono gli accertamenti costanti dell’Asl di Mondovì”.

Le ricette? “Abbiamo recuperato dai nostri nonni e genitori quelle antiche della tradizione piemontese. Infatti, sino a una cinquantina di anni fa era normale che una famiglia mettesse da parte la scorta delle confetture di frutta e verdura per l’inverno. E chi compra le nostre confezioni ci dice sempre: “le acquistiamo volentieri in quanto possiamo gustare i “veri” sapori di una volta”. Per noi rappresenta una straordinaria gratificazione”.  

Perché dovrebbero comprare i vostri prodotti? “Chi ci tiene alla propria salute cerca un prodotto sano, buono e genuino. Noi ci impegniamo per offrire ai clienti tutto questo”.  

LA STRUTTURA TURISTICA

Anna e Fabio: “Offre delle esperienze che gli ospiti normalmente non possono vivere nella loro quotidianità. Arrivano da ogni parte d’Italia, ma in tanti giungono dall’estero: in particolare da Francia; Olanda; Belgio; Germania e Stati Uniti. Gli appartamenti hanno spazi ampi e confortevoli: e questo sorprende tutti in modo piacevole. Poi stupisce il poter andare nell’orto a raccogliere quanto si vuole per il pranzo e la cena. Ma è anche possibile raggiungere Dogliani, a piedi, in appena dieci minuti. Così da visitare la città o trovare un ristorante dove mangiare. Infatti, vicino a “CasaMatilda” si può imboccare un sentiero del Dolcetto che passa in mezzo alle vigne e conduce al centro del paese”.

Altre caratteristiche? “Ci sono parecchi spazi esterni alla struttura apprezzati dalle famiglie, come il parco giochi per i bambini, la piscina, il ping-pong, il calciobalilla, la terrazza panoramica che guarda il Monviso e le Langhe. Il panorama è davvero bello e anche d’estate con il caldo c’è un microclima favoloso e sempre ventilato”.  

LA VENDITA

Le colture agricole non usate in laboratorio sono vendute ai consumatori direttamente in azienda. Così come i trasformati. Questi ultimi vengono anche immessi in commercio, sempre ai privati, al mercato di Dogliani del sabato mattina e, soprattutto, nel territorio di Alba, Bra e Mondovì. Inoltre, a comprare sono alcuni ristoranti e alberghi.

“Però - osservano Anna e Fabio - molti clienti dell’agriturismo che assaggiano i nostri prodotti, poi li ordinano e se li fanno spedire quando tornano a casa. In particolare durante il periodo natalizio. Quindi raggiungono non solo località italiane, ma anche europee e di tutto il mondo. Non si tratta di grandi numeri, tuttavia è un modo per mantenere le relazioni con le persone. Così, ogni tanto, tornano a visitare le Langhe e a trovarci”.  

LA PERLA PREZIOSA DELL’ACETAIA

Fino a inizio 2016 la maggior parte dell’uva raccolta nell’ettaro di vigna di Dolcetto Docg, che ha 50 anni di vita,  viene venduta. Solo una piccola quantità è trasformata in vino. Quest’ultimo, Anna e Fabio lo offrono agli ospiti dell’agriturismo.

Poi, succede l’inaspettato che fa cambiare il progetto. Claudio Rosso, titolare dell’acetaia artigianale “Asì delle Langhe”, aperta nel 1986, decide di chiuderla. “Era già - affermano Anna e Fabio - il nostro fornitore di aceto per la trasformazione. Ci ha proposto di proseguire l’attività, rilevando il marchio, i clienti e il metodo di produzione. Con la relativa esperienza acquisita. Ci siamo trovati quasi costretti a compiere il passo, perché se in questa zona abbiamo tante cantine praticamente non esistono le acetaie artigianali. E, poi, comunque sarebbe stato un peccato perdere uno straordinario patrimonio del territorio”.

I risultati? “Siamo molto contenti della scelta fatta in quanto ha integrato, in modo ulteriore, il progetto di “CasaMatilda” con un prodotto capace di regalare tante soddisfazioni. Potenziando, così, la nostra filosofia di recuperare, anche su questo aspetto, i metodi di lavoro di un tempo. Infatti, con il passare degli anni l’aceto era stato svilito perché considerato vino non conservato in modo corretto. Al contrario è la meta finale di un lungo viaggio che parte dall’uva staccata dai tralci e che, per arrivare alla bottiglia finale di altissima qualità, richiede cura e attenzione. Adesso, attraverso due importatori degli Stati Uniti, riusciamo a vendere a New York e Miami. Seppure in minime quantità. Tenendo conto che non è Barolo, si tratta di un grande traguardo. Invece, in Italia il prodotto lo distribuisce la cantina Gigi Rosso. E, naturalmente, si può acquistare in azienda”.

Nei tre anni di attività l’offerta di aceti si è arricchita: all’iniziale con il vino Dolcetto si sono aggiunti quelli di Moscato, gli speciali di Barolo, di Nebiolo e gli aromatizzati alle erbe. Utilizzando solo e sempre materie prime di straordinaria eccellenza.   

SODDISFAZIONI E PROBLEMI

Anna e Fabio: “Le soddisfazioni sono molte e aiutano a risolvere i tanti problemi di ogni giorno. Il nostro mestiere è parecchio impegnativo e, obiettivamente, è difficile ottenere un reddito importante in quanto non produciamo vino pregiato. Ma occupandoci di tante attività, pur senza arricchirci, riusciamo a ricavare uno stipendio sostenibile. Però, non è solo una questione di denaro. Alla fine della lunga giornata di fatiche ti rendi conto che stai realizzando il tuo sogno. Quindi, tutto questo ti dà un sacco di energia e la voglia di andare avanti. E poi, lavorando in questo modo, crediamo anche di offrire il nostro piccolo contributo alla tutela dell’ambiente”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

"L’obiettivo - osservano Anna e Fabio - è quello di mantenere e consolidare l’equilibrio imprenditoriale raggiunto in questi anni attraverso le fatiche e gli investimenti. Senza ingrandire l’azienda. Perché, comunque, dopo un decennio, nel settore agricolo la si può considerare quasi una neonata. Spesso ci dicono: “Ma come? Le confezioni sono già terminate? Producetene di più”. Questo non rientra nella nostra filosofia. Vogliamo fare bene quanto possiamo, curando attentamente le relazioni con i clienti”.   

LE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI

Anna e Fabio: “Siamo vessati dalla burocrazia. Nel nostro settore, ad esempio, dobbiamo comunicare le presenze della struttura turistica alle forze dell’ordine e, dopo, gli stessi dati trasmetterli alla Regione per motivi statistici. Ci pare un doppione assurdo. Anche perché sono due sistemi pubblici, che dovrebbero dialogare tra di loro. Inoltre, adesso, durante i periodi stagionali più impegnativi, saremmo nella condizione di assumere qualche dipendente. Non per aumentare la quantità dei prodotti ma per migliorare la nostra qualità di vita, riducendo i tempi del lavoro e condividendo con altri il nostro percorso. Invece, non possiamo permettercelo in quanto i costi sono troppo alti. Le Istituzioni dovrebbero prestare più attenzione a questi problemi, soprattutto per quanto riguarda le piccole strutture”.         

"LA NOSTRA AZIENDA: UNA CASA APERTA"

I nonni di Anna e Fabio erano agricoltori. I genitori, invece, hanno deciso di percorrere altre strade lavorative. Loro sono tornati alle origini con un progetto importante e innovativo. Sottolineano al termine della chiacchierata:  “La nostra casa e la nostra azienda vogliamo che diventino sempre di più un luogo aperto agli amici-clienti. Per, come dice Carlo Petrini, condividere insieme il piacere di vivere in modo buono, pulito e giusto”.

Un cammino che è ricchezza capace di dare gioia all’animo. In un luogo - cascina Ronchi - davvero incantevole e meraviglioso.  

Sergio Peirone

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