/ Attualità

Attualità | 24 luglio 2019, 17:53

Il re dei vini si prende una pausa: tre anni di fermo ai nuovi impianti di Nebbiolo da Barolo

In flessione i mercati tedesco e inglese. Il consorzio di tutela corre ai ripari congelando l’ampliamento delle superfici vitate e valutando meccanismi di flessibilità sulle rese per ettaro. E intanto scommette sulla promozione negli Usa e in Cina

Vigneti in Langa (Consorzio Tutela Vini Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, pagina Fb)

Vigneti in Langa (Consorzio Tutela Vini Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, pagina Fb)

Il tema è di quelli da tempo al centro del dibattito tra i produttori dei grandi vini di Langa, abituati a confrontarsi con la non semplice ricerca del migliore rapporto tra l’oscillante domanda di bottiglie espressa dai tradizionali mercati di riferimento, un’offerta fatalmente rigida e politiche di prezzo capaci di esaltare l'unicità di questa nostra eccellenza, evitando però lo spauracchio di incomodi invenduti.

Anche di questo hanno parlato i rappresentanti delle cantine intervenute all’ultima assemblea del Consorzio Tutela Vini Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani, che nei giorni scorsi ha assunto una decisione da tempo nell’aria: un fermo ai nuovi impianti di Nebbiolo da Barolo per un periodo di tre anni.

Un'opzione che si giustificherebbe con la pur lieve flessione fatta registrare dal nostro export vinicolo, in frenata in particolare sulle piazze della Germania e soprattutto della Gran Bretagna, dove l’effetto Brexit inizierebbe a farsi sentire su tutto il comparto dei vini di qualità.

Da qui l’esigenza il bisogno di fare i conti con le eccedenze che avrebbero già interessato l’annata 2014 (su 12.7 milioni di bottiglie prodotte) e che, in mancanza di accorte contromisure, potrebbero riflettersi sulle successive. Come anche il serrato lavoro che lo stesso Consorzio ha da tempo programmato sul fronte della promozione commerciale.

Qui rilevano soprattutto la nuova formula trovata per "Grandi Langhe", manifestata appena promossa da biennale ad annuale e spostata in gennaio. Ma anche la fresca novità della "Barolo & Barbaresco Academy" (ne parlavamo qui).

Ma le aspettative maggiori in questo momento sono quelle legate alla prima edizione di "Barolo e Barbaresco World Opening", ambizioso evento che a partire dal febbraio 2020 vedrà i due grandi vini di Langa protagonisti di tre grandi eventi annuali che avranno come prima tappa New York – individuata come il cuore del fondamentale mercato a stelle e strisce, ma anche come una vetrina dalla valenza planetaria – e che proseguiranno poi tra Hong Kong (2021) e San Francisco (2022), nel primo caso strizzando all’occhio a quella Cina che continua a presentarsi come un nuovo mercato dall’enorme potenziale, ma anche foriero di incognite sotto i profili del corretto approccio col quale avvicinarvisi e dei risultati attesi.     

Nell’attesa di cogliere i frutti di questo faticoso lavoro occorre però governare il dato dell’offerta, cercando di rendere quanto più flessibile un apparato produttivo che per sua natura flessibile non è, soprattutto nel breve periodo.

"In un’economia che ormai in ogni suo comparto tende a eliminare i costi di magazzino e a fare coincidere per quanto più possibile la domanda con l’offerta, il settore del vino sconta la sua natura di prodotto peculiare spiega Matteo Ascheri, il produttore braidese che dall’aprile 2018 guida lo stesso ente di tutela. In questo senso quello dell’invenduto che rimane in cantina è una problematica naturale del settore, che però bisogna cercare di amministrare. E’ uno dei compiti del Consorzio, che per farlo ha a disposizione sostanzialmente due leve: gli ettari coltivati e le rese di produzione. Sulla prima abbiamo valutato fosse opportuno un momento di fermo, dopo anni nei quali, seppur di poco, la superficie coltivata era stata progressivamente ampliata (a 2.059 ettari, nel 2017, secondo i dati della Regione Piemonte, ndr). La seconda, la definizione delle rese, è invece l’ambito di azione che promette maggiore flessibilità, grazie all’adozione di utili aggiustamenti in corsa".

Lo strumento è quello della cosiddetta "riserva vendemmiale". Se l’attuale resa del Nebbiolo da Barolo è di 80 quintali per ettaro, il Consorzio sta valutando la possibilità di un suo abbassamento del 10%, a 72 quintali. La quantità rimanente verrebbe comunque vinificata e avviata al quadriennale ciclo di affinamento previsto dal rigido disciplinare del prodotto, spostando però in là nel tempo la decisione circa la sua effettiva commercializzazione con la fascetta del Barolo Docg. Con la possibilità, se il momento di mercato si rivelasse invece poco favorevole, di riclassificarla come Langhe Nebbiolo, denominazione che sta peraltro incontrando i favori di un crescente pubblico di consumatori.

Allo studio dell’ente, la misura non riguarderebbe invece il Barbaresco Docg, che con una produzione attestata poco sopra i 4 milioni di bottiglie non farebbe registrare problemi di invenduto, al punto che è già aperto un bando per i nuovi impianti nella misura di 7 ettari aggiuntivi l’anno.

Ezio Massucco

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium