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Ad occhi aperti | 27 luglio 2019, 15:46

Privacy e pericoli nell'era dei social: il caso Cambridge Analytics - Hellblazer #7, Ghosts in the machine

Ed ecco che la Terra Promessa oltre lo schermo diventa un luogo intriso di pericoli, nel quale possiamo scoprire da un giorno all’altro che i nostri dati personali sono un po’ meno personali

Privacy e pericoli nell'era dei social: il caso Cambridge Analytics - Hellblazer #7, Ghosts in the machine

“Ghosts in the machine” è il settimo capitolo del primo ciclo narrativo della serie a fumetti americana Hellblazer, scritto da Jamie Delano e disegnato da John Rigdway (assieme a Brett Ewins e Jim McCarthy) e pubblicato nel luglio 1988.

Stretto nella lotta tra le due sette religiose dell’Esercito dei Dannati e della Crociata della Resurrezione, lo stregone John Constantine chiede aiuto al “collega” e “mago-tecnologico” Ritchie Simpson per mettere i bastoni tra le ruote (soprattutto) a quest’ultima. Purtroppo però non tutto va come dovrebbe e Constantine si troverà a dover piangere un altro alleato perduto.

È giunta proprio in questi ultimi giorni alla – tutt’altro che inaspettata – conclusione l’importante, e nonostante tutto passata quasi sotto traccia, vicenda dei Cambridge Analytics: la fuga di dati personali degli utenti della piattaforma Facebook, nonostante le ripetute assicurazioni di “tutto sotto controllo” da parte del magnate mediatico più importante del millennio, Mark Zuckerberg.

L’ideatore, creatore e controllore di Facebook dovrà pagare una multa record di 5 miliardi di dollari, ovvero circa il 9% dei ricavi del gruppo nell’anno 2018. La notizia arriva praticamente in concomitanza con un’altra simile, che coinvolge però il re dei motori di ricerca (Google, nel 2012 destinatario della precedente multa record di 22,5 milioni di dollari).

Insomma, non il miglior modo per iniziare le ferie, per i colossi dell’internet.

Come dicevo, entrambe le notizie sembrano non aver avuto l’eco che si sarebbero meritate. Forse perché i social network e in senso più ampio internet sono un luogo in cui tutti ci siamo ritrovati e in cui stiamo bene, ma del quale non abbiamo alcuna intenzione di comprendere davvero il funzionamento (e quindi gli eventuali “lati oscuri”): materia troppo complessa e fumosa, non abbiamo il tempo per interessarcene. Ed ecco che la Terra Promessa oltre lo schermo diventa un luogo intriso di pericoli, nel quale possiamo scoprire da un giorno all’altro che i nostri dati personali sono un po’ meno personali.

Un luogo abitato da demoni, perché “ogni tecnologia sufficientemente sviluppata è indistinguibile dalla magia”.

Riflettendoci, mi è venuto in mente il settimo numero della prima serie di Hellblazer (indubbiamente tra le mie serie a fumetti preferite), datato – fate attenzione – al luglio di oltre 30 anni fa. In questo numero il protagonista della serie, lo stregone scapestrato e malinconico John Constantine, decide di muoversi contro un’organizzazione ultrareligiosa chiamata la Crociata della Resurrezione – che sta da qualche tempo dando filo da torcere a lui e alla coprotagonista – chiedendo aiuto al “tecnomago” Ritchie Simpson; questi riesce, tramite le proprie capacità di hacker soprannaturale, a rintracciare l’ubicazione del quartiere generale della Crociata, ma il suo spirito rimane incastrato all’interno della Rete e il suo corpo viene distrutto dalla combustione spontanea. Per John, quindi, non c’è altro da fare che spegnere il computer utilizzato per la ricerca e (idealmente) staccare la spina all’amico per sempre.

Le storie di Jamie Delano per Hellblazer, le prime della carriera editoriale della serie e del personaggio di John Constantine, sono un tesoro inestimabile di critica sociale all’Inghilterra degli anni ‘80. E come tutte le storie di genere ha incredibili capacità profetiche: lo psichedelico, assurdo, impalpabile e pericolosissimo “piano astrale” in cui rimane intrappolato il personaggio di Ritchie Simpson è esattamente quello in cui quotidianamente ci muoviamo noi, tutti noi, anche se forse non ce ne rendiamo conto.

Navighiamo a vista, verrebbe da dire.

simone giraudi

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