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Politica | 30 luglio 2019, 16:15

1 milione e 600mila euro per la gestione degli stagionali a Saluzzo, critico il Centrodestra: “C’era davvero bisogno di questo progetto?”

La coalizione (continua a rimanere defilato Carlo Savio) prende nuovamente posizione, in seguito all’annuncio del finanziamento del bando Fami: “La validità triennale del progetto, inoltre, non lascia dubbi: la città di Saluzzo si troverà almeno per altri tre anni in questa situazione di emergenza”

Immagine di repertorio

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La coalizione del Centrodestra di Saluzzo, quasi al completo, torna sulla questione dell’accoglienza dei migranti stagionali.

In termini di presenze, al gruppo – composto da Fulvio Bachiorrini (Forza Italia), Alessandra Piano (Il Coraggio di Fare), Domenico Andreis, Paolo Demarchi, Paolo Scaletta (Lega), Paolo Radosta (Fratelli d’Italia) e Andrea Farina (Progetto Saluzzo) – manca soltanto Carlo Savio (SiAmo Saluzzo) che, proprio in merito alla questione stagionali, da tempo si è defilato dalla posizione assunta dai colleghi di coalizione.

Il Centrodestra, questa volta, commenta la notizia del finanziamento, che supera 1milione e 600mila euro, giunto grazie al bando Fami, il Fondo asilo migrazione e integrazione, e destinato al progetto, che vede capofila la Regione Piemonte, e che individua Saluzzo come modello sperimentale di buona pratica nella lotta contro il caporalato e contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Opportunità o degrado. – scrivono in una nota stampa Bachiorrini, Piano, Andreis, Demarchi, Scaletta, Radosta e Farina – È il quesito che i saluzzesi si stanno ponendo in seguito alla notizia annunciata con enfasi dal sindaco per il finanziamento sul bando FAMI 2014-2020 per l’accoglienza dei migranti.

Attualmente siamo in attesa di poter prendere visione del progetto, al fine di poter esperire un’analisi dettagliata e puntuale dello stesso, valutare l’entità e la destinazione delle singole voci di finanziamento che ci consentirà di poter esprimere un giudizio fondato ed obiettivo.

Il finanziamento è finalizzato alla ‘prevenzione ed al contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo’: in sintesi è finalizzato alla lotta al caporalato. Finalità che sembra contraddire la professionalità e serietà degli imprenditori agricoli saluzzesi.

Peraltro, il caporalato è un fenomeno che sino ad ora non ha destato gravi preoccupazioni sul nostro territorio.

Il progetto, predisposto dalla Giunta regionale di Centrosinistra (guidata dall’ex presidente Chiamparino) nel marzo di quest’anno, è distribuito sul periodo 2019-2022, per un importo complessivo di 1.694.318,39 euro.

Cifra imponente, di fronte alla esiguità di finanziamenti pubblici erogati in altri settori primari di cui necessità il saluzzese quali sanità, trasporti, lavoro e servizi terziari. La validità triennale del progetto, inoltre, non lascia dubbi: la città di Saluzzo si troverà almeno per altri tre anni in questa situazione di emergenza, con i presupposti preoccupanti di un peggioramento del degrado in atto.

Nonostante la finalità del progetto sia quella dell’accoglienza diffusa, con il coinvolgimento del territorio e dei Comuni limitrofi, all’iniziativa hanno aderito solamente tre Comuni su oltre i venti del saluzzese interessati dal fenomeno.

Saluzzo aveva davvero bisogno di questo progetto? L’importo di finanziamento è proporzionato rispetto alla finalità dello stesso? La Città dovrà subire questa situazione di degrado (probabilmente crescente) fino al 2022? È questa la programmazione che i saluzzesi attendevano per vedere eliminati i bivacchi abusivi?

Rimaniamo in attesa di conoscere il progetto nel dettaglio, convinti che le strategie da mettere in atto avrebbero dovuto essere diverse: accoglienza diffusa coinvolgendo nell’ospitalità i Comuni limitrofi con la gestione affidata alle associazioni di categoria e le singole aziende agricole, rimozione di ogni accampamento abusivo, accoglienza al PAS solo da parte dei migranti che lavorano presso le aziende agricole di Saluzzo, incremento dei campi autogestiti dalle associazioni di categoria, al fine di evitare la gestione di strutture di accoglienza da parte di cooperative che non hanno attinenza con il settore agricolo, chiusura programmata del PAS, applicazione da parte del sindaco dei provvedimenti specifici per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei saluzzesi.

Con ciò, nonostante le molteplici richieste, rimaniamo in attesa dei certificati di regolarità edilizia del dormitorio del PAS e di essere resi edotti (con cadenza bisettimanale) del numero dei lavoratori registrati all’interno della struttura e del numero complessivo dei presenti.

E’ ingiustificata, se non dettata da un atteggiamento autoritario e non democratico, l’indisponibilità da parte del sindaco di soddisfare le richieste della minoranza consiliare”.

Nicolò Bertola

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