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Ad occhi aperti | 03 agosto 2019, 18:15

Verità, percezione, numeri e virus - The Village

La verità, insomma, è come un virus, che infetta una cellula e la spinge a replicare se stesso e le condizioni che ne assicurano la vita e l’ulteriore infezione

Verità, percezione, numeri e virus - The Village

“The Village” è un film americano del 2004 scritto, diretto e prodotto dal regista indianoamericano M. Night Shyamalan. La maggior parte della storia si accentra in un villaggio del XIX° secolo isolato all’interno di una foresta popolata da creature mostruose, con cui gli anziani della comunità hanno effettuato un patto di “non belligeranza”: per evitare l’invasione del villaggio da parte di esse, gli abitanti non avrebbero mai dovuto avventurarsi nei boschi. Ma è davvero questa la realtà dei fatti?

Diceva Carl Sagan: “Se tutti capissero che l’affermazione di una verità scientifica o storica richiede la presentazione di prove adeguate prima di essere accettata, non ci sarebbe spazio per la pseudoscienza”.

Sagan è morto nel ‘96 ma penso non esista frase più capace di indicare il XXI° secolo, la nostra epoca in cui mettiamo in discussione qualunque cosa soltanto perché abbiamo la possibilità di farlo.

Si parla di verità, quindi, e nel caso specifico di una verità scientifica – perché supportata da quella piccola cosa che noi umani amiamo e odiamo allo stesso tempo, i numeri – diramata lo scorso giugno dal nostro Ministero della Giustizia (e recentemente ripresa dal Sole24Ore): non esiste correlazione provata tra “gli sbarchi” e l’aumento della criminalità minorile. O per dirla in modo più semplice, dal 2002 al 2018 tre minori su quattro in carico agli Uffici di Servizio Sociale sono italiani e soltanto uno è straniero.

Lo studio fa poi più in profondità, specificando la nazionalità media dei minori stranieri coinvolti ma soprattutto la tipologia media dei reati da essi commessi: a ogni livello di accoglienza residenziale, pare quindi che i minori stranieri si dedichino soprattutto ai furti e - rispetto ai coetanei italiani – molto meno allo spaccio, alle estorsioni e ai maltrattamenti in famiglia.

Detto questo, vi sfido: uscite fuori da casa vostra o dal vostro ufficio, fermate un qualunque sconosciuto e chiedetegli se esista o meno una correlazione tra l’arrivo di stranieri nel nostro paese e la criminalità minorile. Credo la risposta non sorprenderebbe nessuno.

C’è da pensare no? Su quanto la percezione di ciò che consideriamo “la verità” nelle nostre vite lo sia poi davvero. Sul fatto, in definitiva, che esista o meno una verità unica e conoscibile allo stesso modo da tutti (sotto diversi aspetti sì, esiste).

Ed è questo – tra gli altri – il tema di “The Village”, una delle pellicole più famose di Shyamalan risalente al suo “periodo d’oro” post-Six Sense: l’intera comunità del villaggio nella foresta è convinta di una specifica verità che ne assicura lo sviluppo e la sicurezza, ma che esiste per il solo fatto che “qualcuno” l’ha raccontata e imposta, e “altri” l’hanno resa concreta e indissolubile semplicemente perpetrandola.

La verità, insomma, è come un virus, che infetta una cellula e la spinge a replicare se stesso e le condizioni che ne assicurano la vita e l’ulteriore infezione. E veniamo a contatto – specie in questi anni socialmediatici – con decine di migliaia di verità differenti ogni singolo giorno delle nostre vite; alcune vengono facilmente smascherate ed espulse, altre invece fanno più o meno breccia nel nostro sistema immunitario.

Credo la scelta personale di ciascuno di noi stia nel quanto decidiamo di rinforzare questo nostro sistema immunitario, e di quanto invece decidiamo di sopprimerlo. Non è una buona idea farlo con il raffreddore, figuriamoci.  

simone giraudi

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