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Al Direttore | 04 agosto 2019, 10:30

Lo sviluppo sociale ha migliorato il servizio della sanità cuneese

Riceviamo e pubblichiamo lo scritto di un nostro lettore anonimo

Lo sviluppo sociale ha migliorato il servizio della sanità cuneese

Gentile Direttore,

oggi 25 luglio ho concluso le formalità per l’esame del sangue e, pensando al lontano passato, rifletto sul miglioramento comportamentale avvenuto durante i molti decenni della mia lunga vita.

Ricordo che nell’immediato dopo guerra torinese (’46), negli ospedali gli ammalati erano ricoverati in corsie di 40 letti ed i pazienti, generalmente erano considerati sudditi degli infermieri e medici che, dispensavano il loro operato in modo burbero. Al mattino in corsia si formava un raggruppamento composto da suore, infermieri e dottori e, tutti seguivano l’austero primario che, nel tombale silenzio, visitava e dettava la cura. Questo quanto ricordo del ricovero di mia madre per forte anemia.

Passano gli anni e, forse a fine anni ’60 a Genova, mi ricoverano al “Galliera”; esistevano ancora le camerate ma il personale, compreso i dottori erano già più cordiali e senza il passato codazzo, iniziavano a dare spiegazioni ai pazienti. Nel ’77, per lavoro, mi trasferisco a Cuneo e rispolvero la mia passione per il ciclismo pedalato e, nel 2007, il mio cuore fa i capricci. Fortuna vuole che vada in bici con un cardiologo a fine carriera che, da vero amico, si interessa alla mia situazione e mi indirizza all’ospedale S. Croce. Al primo impatto rilevo un forte cambiamento, le camere sono a due o tre letti, il personale paramedico mi accoglie con estrema gentilezza ed il chirurgo, seduto a fianco del letto, usando un cordiale e semplice frasario, mi illustra l’intervento.

Nel decorso post operatorio vengo sempre trattato con gentilezza da tutto il personale sia medico che paramedico ed il ricovero risulta meno pesante.

Ora ritengo opportuno trattare l’ambiente Asl di via Boggio.

Nei primi anni cuneesi, grosso modo ‘80/’90, all’ Asl si era a metà strada, in certi reparti a livello personale agivano con gentilezza mentre in altri, usavano quella formale autorità che esclude la cordialità. Nel gabbiotto dell’informazione vi era una donna che interpellata, dispensava le informazioni in modo distaccato ed ufficiale, attirandosi spesso le critiche degli utenti compreso una mia rimostranza.

Oggi è tutto diverso, sembra un altro ambiente e, durante le fasi dell’esame del sangue ho riscontrato gentilezza e cortesia sia durante la formulazione del prelievo che nel seguente ritiro del referto e l’operatrice della postazione n° 4, mettendo in campo la professionalità abbinata a serena delicatezza, ha reso quasi indolore il prelievo.

Concludendo il complesso mondo sanitario, nel modo di rapportarsi con i pazienti, ha fatto passi da giganti; si e passati dal sistema autoritario del ’46 alla gentilezza, e cortesia di oggi, un cambiamento naturale che ritengo insito nell’indole dell’uomo e, nessuna forza al mondo, può modificare o arrestare questo meraviglioso cammino.

Grazie,

Lettera firmata

Al Direttore

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