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Ad occhi aperti | 18 agosto 2019, 07:52

Come ho imparato ad amare il caos: "Antichrist"

A chi giova questa instabilità? Sul lungo periodo, credo, a nessuno. Ma noi “dello stivale” non siamo molto bravi a guardare al lungo periodo, e dovremmo ormai averlo capito

Come ho imparato ad amare il caos: "Antichrist"

“Antichrist” è un film prodotto in Danimarca, Italia, Germania, Svezia e Polonia nel 2009, scritto e diretto da Lars Von Trier.

Protagonista della pellicola è una coppia (marito e moglie, senza nomi specificati) che si trova a dover affrontare il trauma psicologico della perdita del proprio figlio, caduto dalla finestra mentre i due erano impegnati in un rapporto sessuali nella doccia di casa. Lei - emotivamente spezzata - viene portata quindi da lui - psichiatra – in una casa isolata all’interno di un bosco chiamato “Eden”, per cercare di processare finalmente la cosa; le ripercussioni della terribile eventualità, però, si abbatteranno su entrambi senza alcuna pietà.

Non mentirò, il ritorno dalle ferie è stato davvero drammatico quest’anno. E non tanto perché si è presentato con tutti i crismi del “classico ritorno dalle ferie” - il solito hangover di impegni accavallati, gente da vedere, lavoro da riprendere e chi più ne ha più ne metta - , ma perché già si è rivelato parecchio fastidioso leggere le notizie dell’attualità italiana dall’estero. Quindi figurati tornarci, in Italia.

Non so se l’avete letto, visto o sentito dire: siamo in piena crisi di governo. Parole date che si rivelano avere il peso di un grumo di polvere, amicizie che s’infrangono, nuove alleanze che nascono e muoiono nel giro di un aggiornamento del feed di Istangram… insomma la nostra situazione politica continua a essere narrativamente paragonabile a una puntata delle prime quattro stagioni di Game of Thrones.

A parte gli scherzi, come al solito qui non ho voglia, modo e possibilità (proprio per mancanti capacità personali, mi tocca ammetterlo) di fare un’analisi critica assennata e ficcante, indicando responsabilità e possibili soluzioni. Anzi, tutto il contrario: comincio a essere convinto che di soluzioni possibili e praticabili non ce ne siano quasi più. Una botta di spensieratezza estiva, insomma.

Un po’ come il film di questa settimana, quel capolavoro di depressione, inquietudine ed erotismo grottesco che è “Antichrist”.

Il dodicesimo film del più che controverso autore danese è una spirale discendente verso la paranoia e il senso di oppressione che derivano dalla comprensione dei due personaggi protagonisti (ma in particolar modo della componente maschile della coppia, interpretata da un perfetto Willelm Defoe) che dopo un trauma come quello rappresentato nel corso dei titoli di testa, nulla abbia più alcun senso e tutto sia parte di un caotico e insensato turbine che non può che sfogarsi e sublimarsi nella violenza più cruda.

“Chaos reigns”, quindi, la battuta più famosa della pellicola (tra l’altro espressa con voce inquietante da una volpe volutamente messa in scena tramite un pupazzo).

Che credo sia una delle parole più indicate per contestualizzare la situazione politica italiana degli ultimi (parecchi) anni: un luogo complesso e ramificato e stratificato in cui ogni possibile punto di riferimento logico e concreto diventa capace di sgretolarsi completamente in pochi attimi. In cui non puoi fidarti di nessuno, nemmeno di te stesso, perché anche tu ne sei parte.

A chi giova questa instabilità? Sul lungo periodo, credo, a nessuno. Ma noi “dello stivale” non siamo molto bravi a guardare al lungo periodo, e dovremmo ormai averlo capito.

Il caos diventa il nostro piccolo paradiso, perché al suo interno troviamo una condizione per noi ottimale, ovvero la difficoltà nel riconoscere e ricordare le responsabilità. E quindi vi ci sguazziamo dentro. Finché possiamo.

simone giraudi

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