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Alba e Langhe | 18 agosto 2019, 15:53

Torino Spiritualità torna a far tappa ad Alba

Il 4 settembre, in Comune, la presentazione degli appuntamenti albesi, che lo scorso anno presero il via con la lezione di Enzo Bianchi "Le Verità della vita"

Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose, insieme a Papa Francesco

Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose, insieme a Papa Francesco

Torino Spiritualità torna ad Alba, anche quest'anno: la quindicesima edizione del festival - spazio privilegiato di riflessione per quanti non rinunciano a farsi domande e a cercare, lontano dalla frenesia di tutti i giorni, il significato più profondo dell’esistenza e della contemporaneità - avrà luogo dal 26 al 29 settembre, ma già mercoledì 4 settembre, alle ore 18, presso la Sala consiliare Teodoro Bubbio all'interno del Palazzo comunale, in piazza Risorgimento, è prevista la presentazione degli eventi albesi.

Lo scorso anno si era ragionato sulla ricerca della Verità, sempre negazione di qualcos’altro, risposta a una domanda che implica i due monosillabi “sì” e “no”, capaci di poteri senza limiti. Gli appuntamenti albesi della passata edizione, "Le Verità che ci circondano", erano stati realizzati in collaborazione con Associazione Corale Intonando e Città di Alba, con il contributo di Banca d’Alba.

Enzo Bianchi è stata la voce che inaugura la manifestazione, con la lezione "Le Verità della vita", viaggio tra le scelte e consapevolezze che rendono la nostra vita compiuta e la definiscono.

Quindi Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, che aveva ragionato su "Verità d’arte". Nella sua ricerca della verità, l’artista deve escludere dalla propria azione i compromessi che limitano la sua libertà. È questo il fattore comune a qualsiasi tipo di espressione artistica: l’astrazione dal proprio contesto e lo sguardo rivolto fuori dalla caverna nella quale gli uomini sono intrappolati.

Il teologo Vito Mancuso era quindi stato ospite con la lezione “Ego sum via, veritas et vita” (GV. 14,6). La Verità che salva tutti, lezione che prende l’abbrivio dall’apparente chiusura del messaggio di salvezza cristiano, che passa solo attraverso Gesù, in cui si nasconde l’apertura di una possibilità enorme per l’uomo: al contrario delle “ermetiche” verità della filosofia, la porta è aperta per tutti, a partire da coloro che la società ancora oggi esclude, come poveri, ammalati, emarginati, co-protagonisti del Vangelo.

Infine, Maria Rita Parsi, che aveva affrontato il tema dell’educazione. È La cura dei “no”, perché se è risaputo che un genitore, per educare il proprio figlio, è costretto a dare dei limiti, è altresì interessante ribaltare la prospettiva: spesso, infatti, i figli tendono ad appiattirsi e adagiarsi sulle certezze che derivano dall’accondiscendenza dei genitori, o a rifiutarne l’oppressione derivante da una rigida e perenne negazione.

P.R.

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