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Economia | 22 agosto 2019, 05:12

Davide Serra, chi è il fondatore di Algebris?

Davide Serra è stato definito, non a torto, il Re Mida dell'era contemporanea. E non è un'esagerazione, considerando che ha davvero il potere di trasformare tutto quello che tocca in oro.

Davide Serra, chi è il fondatore di Algebris?

Davide Serra è stato definito, non a torto, il Re Mida dell'era contemporanea.

E non è un'esagerazione, considerando che ha davvero il potere di trasformare tutto quello che tocca in oro.

Come mai? Chi è Davide Serra?

Ancora giovanissimo, Davide Serra si trasferisce a Londra, nel settembre del 1995. Dopo un master in management internazionale, inizia subito a lavorare in una banca di investimenti con sede a Londra.

Intelligente e capace, si fa notare presto per la sua abilità negli investimenti e per la sua capacità di far fruttare al meglio il suo patrimonio.

Nasce così, nel 2006, Algebris, una società di gestione del risparmio che si afferma subito non solo nel panorama londinese, ma a livello mondiale.

Algebris infatti vanta un rendimento medio che varia dal 5 al 15% annuo e deve gran parte del suo successo al suo team: 100 persone, con età media di 34 anni, provenienti da 18 differenti paesi e che elaborano ed applicano strategie diversificate per ridurre al minimo i rischi. Lo staff è composto per il 40% da donne.

L'idea di puntare sui giovani, di permettere loro di fare subito esperienza, che in un settore come questo è fondamentale, e di non fare distinzioni fra uomini e donne, sembra banale, eppure non sono molte le società, soprattutto in Italia, ad applicare questi criteri e ad impostare le selezioni del personale in questo modo.

Purtroppo, a causa della Brexit, a Londra la situazione sta cambiando in modo repentino e numerosi capitali stanno lasciando la Gran Bretagna verso altri mercati: New York, Parigi, Francoforte, Hong Kong, Tokyo.

Per la società di Davide Serra il problema non sussiste, poiché Algebris ha regolatori sparsi per il mondo, dunque non risentirà particolarmente delle modifiche ai mercati che la Brexit sta portando e porterà con sé.

Perché è importante, anche per l'Italia, comprendere a fondo tutte le conseguenze della Brexit e pensare a come poterne trarre vantaggio in qualche modo? O quanto meno pensare a cosa fare non rimanere tagliata fuori dai nuovi equilibri economici che si andranno delineando.

Perché l'Italia ha un grosso capitale, condizione necessaria per l'economia: i suoi giovani cervelli, che ogni anno lasciano il paese per cercare fortuna altrove, per trovare in Europa o nel mondo incarichi degni dei loro titoli di studio.

Davide Serra, che ama Londra, ma che negli ultimi anni si è trasferito nuovamente in Italia, per garantire ai suoi figli un'istruzione completa ed una visione più cosmopolita, avrebbe un'idea per risollevare le sorti dell'economia italiana.

Una sorta di Piano Marshall per far rientrare in Italia le menti brillanti sparse per il mondo e puntare su educazione, ricerca e investimenti per favorire la nascita di aziende solide che possano far ripartire l'economia.

La visione di Davide Serra non è romantica, come potrebbe sembrare a prima vista, ma pragmatica e concreta.

Attualmente, in Italia, il rilancio non può che partire da aziende private.

Tuutavia è necessario, a livello pubblico, pianificare ed investire su persone, ricerca ed innovazione per creare il tessuto più idoneo alla nascita ed alla crescita di nuove aziende.

Circa i nuovi equilibri economici a seguito della Brexit, Davide Serra ha le idee piuttosto chiare, e forse in controtendenza rispetto all'idea comune che gli Stati Uniti siano e saranno ancora il colosso indiscusso dell'economia.

La Cina è sempre stata una nazione dominante nel corso dei secoli, e se negli ultimi due il suo ruolo è stato meno decisivo, questo dipende solo da scelte sbagliate in ambito interno e internazionale, ma non da una concreta e persistente ascesa di altre potenze in ambito internazionale.

Secondo Serra, il problema della Cina non è in ambito economico, poiché negli ultimi anni ha dimostrato di saper individuare azioni e strategie per aumentare la propria influenza economica.

Il punto debole, nel lungo termine, è la tutela dei diritti umani e della libertà di pensiero, che non è andata di pari passo con il veloce progresso economico e che mostra ancora preoccupanti lacune.

Non esiste luogo al mondo che non abbia problemi da risolvere, che sia l'Italia in stagnazione economica, la Cina in ascesa con le sue intrinseche contraddizioni, o Londra che si prepara a perdere la sua fama di mercato internazionale.

Perciò secondo Serra l'unica valida strategia per affrontare le sfide del futuro è quella di investire sui giovani e sulla loro formazione, e di metterli nella condizione di poter dare il proprio prezioso contributo alla società.

Ma almeno l'Italia, su questo punto, sembra avere ancora molta strada da fare.

ip

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