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Politica | 24 agosto 2019, 07:30

#controcorrente: l’apertura dei cantieri per il completamento dell’Asti-Cuneo si sta allontanando sempre di più

La crisi di governo, in un modo o nell’altro, troverà uno sbocco. Ma, pur con le rassicurazioni del presidente della Regione, Alberto Cirio, il rischio è che, ancora una volta, la “Granda” sia costretta a un isolamento diventato ormai insopportabile. Da provincia ai confini del mondo. Nonostante costituisca un modello virtuoso per capacità produttiva e, su molti aspetti, anche a livello turistico e culturale

L'Asti-Cuneo interrotta nella campagna di Cherasco in una foto di repertorio

L'Asti-Cuneo interrotta nella campagna di Cherasco in una foto di repertorio

Verrebbe da dire, adattando la celebre frase dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni: l’Asti-Cuneo non “s’ha da completare”. Infatti, la crisi di governo che sta interessando il nostro Paese ha riportato a galla l’ormai antico problema della conclusione dell’autostrada.

Mancano nove chilometri del tracciato fra Cherasco e Alba, ma sono bloccati dal 2012 e la conclusione del collegamento pare davvero diventata una montagna impossibile da scalare. Di certo, non vanno dimenticate le responsabilità dei governi di centrosinistra che hanno tentennato per troppi anni sulla questione. Ma quando, con il ministro Delrio del Partito Democratico, si era trovata una soluzione approvata dall’Unione Europa, ci sono state le elezioni ed è entrato in carica l’esecutivo Lega-MoVimento 5 Stelle.

Il nuovo ministro Toninelli ha cambiato totalmente l’accordo raggiunto in precedenza e, pur ottenendo l’ok dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe), non si è capito in modo chiaro se l’iter, con le nuove regole, potesse proseguire senza ulteriori intoppi. Soprattutto sul fronte del Piano necessario a finanziare il completamento dell’opera e a livello di autorizzazioni. 

In ogni caso, a bloccare di nuovo la situazione ci ha pensato la rottura tra le due forze politiche alla guida del Paese dal giugno 2018. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo intervento al Senato con il quale si è dimesso, ha evidenziato, come conseguenza della fine dell’esperienza governativa, il fatto che le procedure riguardanti l’Asti-Cuneo, insieme a quelle di altre importanti infrastrutture per l’Italia, dovranno fermarsi. Prospettiva ipotizzata anche dal ministro Toninelli.

Se poi cambiasse il governo e Toninelli restasse fuori dalla compagine esecutiva un nuovo ministro che farebbe? Abbraccerebbe una delle due soluzioni già in campo o ne cercherebbe una terza? E se, invece, si andasse a votare quanto tempo passerebbe prima che la questione venga nuovamente affrontata?

La crisi di governo, in un modo o nell’altro, troverà uno sbocco. Ma, pur con le rassicurazioni del presidente della Regione, Alberto Cirio (leggi qui), il rischio è che, ancora una volta, l’apertura dei cantieri per il completamento dell’autostrada si stia allontanando sempre di più.

Condannando la provincia di Cuneo a un isolamento diventato ormai insopportabile. Da territorio ai confini del mondo. Nonostante costituisca un modello virtuoso per capacità produttiva e, su molti aspetti, pure a livello turistico e culturale.  

#controcorrente

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