/ Politica

Politica | 24 agosto 2019, 11:00

Mauro Calderoni: “Non condivido l’idea di un governo politico Pd-5 Stelle in questo momento”

Il sindaco di Saluzzo, voce critica del Pd provinciale, si dice favorevole al dialogo col M5S, ma non al punto di condividere responsabilità nell’esecutivo. Denuncia l’ “inconsistenza politica” di Salvini, ma bacchetta anche Renzi: “I due Mattei scambiano i seggi coi sondaggi”

Mauro Calderoni, primo cittadino saluzzese e figura di punta del Pd provinciale

Mauro Calderoni, primo cittadino saluzzese e figura di punta del Pd provinciale

Mauro Calderoni è uno degli amministratori di punta del Pd cuneese. In una tornata elettorale sfavorevole al centrosinistra e in una situazione non facile qual era la piazza saluzzese è riuscito a vincere senza nemmeno dover far ricorso al secondo turno. Per lunga militanza e per temperamento è soggetto che le cose non le manda a dire.
Gli abbiamo rivolto alcune domande cui non si è sottratto.  

Calderoni, che idea si è fatto di questa surreale crisi che il CorSera ha definito “la più pazza del mondo”?

“Come aveva detto Flaiano? La situazione politica in Italia è grave ma non è seria. Ecco, mi pare che non ci siano stati miglioramenti da allora”.
 
Dica la verità, vedere Conte bacchettare Salvini in Senato, come nessuno del suo partito aveva mai fatto, qualche pruriginoso piacere glielo ha procurato….

“Alcune ore di puro godimento, non tanto per l’intervento di Conte, che mi è apparso troppo eccessivo ed addirittura fuori luogo per la durezza di certe espressioni (fino a due giorni prima era tutto uno scambio di amorosi sensi tanto da votare quell’orrore del Decreto Sicurezza Bis e poi sono partiti gli schiaffoni?), quanto per l’inconsistenza politica di Salvini. Evidentemente i Mattei sono così, scambiano i seggi coi sondaggi. Si confondono”.
 
Non da oggi lei rappresenta una voce critica nei confronti del suo partito, il Pd. Pensa sia possibile un accordo con i 5 Stelle per dar vita ad un governo pur di scongiurare il voto?

“Ho sempre pensato che il PD debba dialogare con il M5S, ma non ora e non in queste condizioni. Oggi il PD è ostaggio di un correntismo estenuante: io sono per il centralismo democratico. Si comanda uno alla volta, coinvolgendo le minoranze interne, finché se ne hanno capacità, forza e consenso. Se cambiano i rapporti di forza si sta in minoranza e non si mina continuamente l’unità del partito”.
 
Si ha l’impressione che la politica italiana sia come impazzita, che le relazioni, anche quelle istituzionali, siano ormai improntate esclusivamente allo scontro muscolare, quando non all’insulto. Come uscirne?

“Secondo me sono cambiate le condizioni generali, è cambiato il contesto e la politica, intesa come le organizzazioni e le forme della politica, deve prenderne atto. Ha senso riunire i militanti nelle sedi comunali e provinciali del PD per dibattere sulla crisi senza coinvolgerli realmente in modo rapido ed efficace, magari attraverso i nuovi media? Se davvero si volesse riavvicinare la politica alla “gente”, oggi gli strumenti ci sarebbero tutti. E poi sono saltati gli schemi: non ha senso ragionare con le categorie del ‘900 come hanno dimostrato la Germania, la Grecia, la Spagna, la Francia. Oggi bisogna costruire l’argine al populismo nazional-sovranista e lo si fa rafforzando i legami all’interno delle comunità, non mettendo le piazze le une contro le altre”.
 
All’indomani del voto amministrativo che l’aveva vista vincere una battaglia difficile, aveva rivolto un appello per avviare una riflessione nel suo partito e nel centrosinistra in senso lato. Pare sia caduto nel vuoto. Perché?

“Perché prevalgono ancora le vecchie logiche di cui dicevo invece di cogliere le nuove istanze che si manifestano nella società. Lo share della seduta del Senato sulla crisi di governo è solo l’ultimo di questo segnali: c’è sempre maggior voglia di partecipazione, in un momento in cui la lettura main stream è quella della fuga dalla politica, io registro una richiesta crescente di politica. Una politica fatta di incontro, dibattito serrato, confronto, innovazione. Ne sono un esempio i tanti giovani che hanno aderito al percorso di “Insieme si può e che ora stanno in Consiglio, in Giunta, negli enti partecipati. Certo vanno coinvolti e non semplicemente usati”.
 
Se ben comprendo lei ritiene il ricorso alle urne un passaggio inevitabile in questa situazione…

“Non ho detto questo. Non credo però sia opportuno un governo politico tra M5S e PD. I Democratici non sono e non possono essere un’opzione paritetica rispetto alla Lega di Salvini. Il M5S dovrebbe ripudiare convintamente la complicità nella deriva populista e nazionalsovranista. Il PD, al contempo, dovrebbe liberarsi dei leaderismi e tornare ad essere una comunità che sappia fare sintesi di valori ed ideali. I 5 Stelle hanno approvato tutti i peggiori provvedimenti imposti dalla Lega che pure aveva appena il 17% di azioni del Governo del Cambiamento. Difficile quindi immaginare un governo politico con loro anche per chi, come me, era per il dialogo fin dalla prima ora. Parimenti il PD deve capire se è ancora un partito o una somma di correnti personalistiche e, nel caso, elaborare delle proposte politiche in linea con le aspettative della nostra gente. Perché se l’attuale passaggio parlamentare si rivelasse solo l’ennesimo riequilibrio correntizio, sarebbe la fine”.

Se il suo partito o la coalizione di centrosinistra che dovesse costituirsi in vista di un ipotetico appuntamento elettorale le chiedesse di candidarsi alle politiche, accetterebbe?

“Sono il Sindaco della città per i prossimi 5 anni e mi impegnerò senza indugi per Saluzzo e le Terre del Monviso. Si va verso una minor rappresentanza delle aree interne con la riduzione dei parlamentari. Ci sarà sempre meno spazio per i territori marginali”.

Giampaolo Testa

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium