Al Direttore - 24 agosto 2019, 16:30

Cari addetti dell’Inps, badate che l’autismo non è contagioso

Il racconto di una mamma il cui figlioletto è affetto da sindrome di Asperger: "Quanta freddezza nello svolgere quella pratica…"

Cari addetti dell’Inps, badate che l’autismo non è contagioso

Riceviamo e pubblichiamo.

Buongiorno direttore,
di recente sono stata all’Inps a fare una visita per l’invalidità di mio figlio.
Già solo sentire questa parola mi mette ancora la pelle d'oca, però è così.
Mio figlio non ha nessuna menomazione, non ha avuto nessun incidente, parla correttamente, ha un’intelligenza importante e per fortuna gode di ottima salute.
Ma perché invalidità si chiederà allora? Perché persone competenti gli hanno riscontrato una sindrome di Asperger. Una particolarità del carattere che deriva da un ramo dell'autismo.

Così per avere il supporto scolastico, tra l'altro molto molto importante e utile per lui, bisogna avere un certificato di invalidità.
Preciso subito che la nostra famiglia non percepisce per questo indennità economiche. Ma siamo ben felici di avere un insegnante di sostegno che in qualche maniera possa aiutare mio figlio.

Vorrei però segnalare e stigmatizzare la freddezza in cui vengono fatte queste visite, la velocità nello scrivere referti. Penso non basti chiedere al bambino il proprio nome, cognome, l’età, se ha fratelli o meno e lo sport che si pratica, per un totale di 9 minuti di visita generale, per un’incombenza di questo tipo.

Penso che forse bisognerebbe analizzare ogni caso a sé e trattare ognuno di conseguenza. Perché l’Asperger, ad esempio, limita la socializzazione con le persone che non si conoscono, e quindi per mio figlio il solo sapere di non sapere a cosa sarebbe andato incontro ha provocato attimi di agitazione e timidezza.

Prendetevi un minuto per leggere chi vi trovate davanti e regalate un sorriso in più, perché l’autismo non è contagioso.

Mamma Sonia

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