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Attualità | 26 agosto 2019, 10:48

Il saluzzese Giovanni Damiano a San Sebastiano da Po per raccontare ai giovani di Libera la storia del papà Amedeo (FOTO)

Amedeo Damiano era il presidente dell’Ussl 63, ferito da colpi di arma da fuoco in un agguato nell’androne di casa, a Saluzzo, il 24 marzo 1987 e morto il 2 luglio dello stesso anno. Una pagina di storia fortemente intrisa da atteggiamenti di stampo mafioso, che dimostra come e quanto la criminalità organizzata possa essere radicata nel nord Italia

Alcuni momenti dell'incontro a San Sebastiano da Po

Alcuni momenti dell'incontro a San Sebastiano da Po

“Qui si respira un senso di vittoria dello Stato”.

Sono le parole del saluzzese Giovanni Damiano, che ieri è stato accolto a Cascina Caccia, a San Sebastiano da Po, per un incontro promosso da Libera, volto a ricordare la figura del padre Amedeo Damiano, presidente dell’Unione socio sanitaria locale 63 morto il 2 luglio 1987, dopo l’agguato del 24 marzo 1987, quando venne raggiunto dai colpi di arma da fuoco esplosi nell’androne del condominio di Corso Italia 56.

Damiano ha incontrato i giovani di Libera nella Cascina intitolata alla memora di Bruno Caccia, procuratore capo di Torino ucciso in un agguato mafioso il 26 giugno 1983. Un bene confiscato alla mafia nel 2007, e precisamente al clan dei Belfiore, ritenuti i mandanti proprio dell’omicidio Caccia, che all’interno dell’immobile di San Sebatiano da Po avevano sviluppato il centro nevralgico della loro attività malavitosa, radicatasi nel Torinese sul finire degli anni Settanta.

Giovanni Damiano – primo dei quattro figli di Amedeo – ha portato la sua testimonianza, di certo la più diretta, ripercorrendo i momenti principali di quei tragici giorni e dell'intero percorso giudiziario.

Un iter che ha visto la condanna degli esecutori materiali del delitto: Alessandro Pinti, Marco Sartorelli e Pancrazio Chiruzzi. I primi due condannati a 18 anni di reclusione (al terzo grado di giudizio) per omicidio preterintenzionale, mentre a Chiruzzi, nel 2004, furono assegnati 14 anni di reclusione, dopo un iter giudiziario burrascoso, fatto di condanne e assoluzioni.

Ma che, invece, non fece mai luce sui mandanti, se escludiamo la comparsa, nei fascicoli, del nome di Pieluigi Ponte, medico ginecologo che aveva avuto aspri contrasti con il presidente Damiano, che gli aveva contestato le modalità con il quale usava la struttura sanitaria per l’attività “intramoenia” di libero professionista, salvo poi – dopo 40 giorni di carcere – essere scagionato per insussistenza delle prove.

Una pagina di storia fortemente intrisa da atteggiamenti di stampo mafioso, i cui moventi possono essere ricondotti alla sfera lavorativa di Damiano: quella Ussl 63 dove, in qualità di integerrimo presidente, aveva avviato un’opera di moralizzazione (così come chiarito sin dalle prime sentenze) e dove, forse, voleva portare luce su aspetti che dovevano invece rimanere nell’oscuro.

Damiano ha voluto ricordare alcuni momenti passati insieme al padre e alcuni aneddoti che hanno caratterizzato fin da ragazzo la sua educazione e la sua vita. Parole sicuramente emozionanti, ascoltate con grande interesse da parte dei numerosi ragazzi presenti nel salone della Cascina Caccia.

Durante l'incontro sono, inoltre, emerse numerose analogie tra l'omicidio del procuratore Bruno Caccia e quello del dottor Amedeo Damiano, entrambe persone oneste ed esempi di legalità. Entrambi i casi dimostrano, inoltre, come e quanto la criminalità organizzata possa essere radicata nel nord Italia.

A intervallare gli interventi, le riflessioni di Chiara Morganti, referente di Libera e organizzatrice dell'incontro, oltre alle domande dei ragazzi.

Insieme a Giovanni Damiano, anche Andrea Vassallo, già componente della Consulta provinciale degli Studenti, che organizzò, insieme ad altri giovani e Istituzioni, le commemorazioni in onore dei 30 anni dalla scomparsa di Amedeo Damiano.

Nicolò Bertola

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