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Attualità | 29 agosto 2019, 18:51

Rese del Moscato: "Piccoli viticoltori hanno perso 60 milioni di euro in tre anni"

Il presidente del Ctm Giovanni Bosco si appella alla Giunta regionale ("Presidente Cirio e quattro assessori arrivano dal nostro territorio…") e chiede "un pronto intervento da condividere con gli attori della filiera"

Rese del Moscato: "Piccoli viticoltori hanno perso 60 milioni di euro in tre anni"

"Con un presidente e quattro assessori regionali provenienti dalla zona del Moscato d'Asti è ora di rimboccarci le maniche....". Come dire, se non ora, quale momento più opportuno per mettere le annose problematiche del settore all’attenzione di un esecutivo regionale – quello uscito dalle urne del maggio scorso – che tra le proprie fila annovera gli ex sindaci di Santo Stefano Belbo e Calosso, Luigi Icardi e Fabio Carosso, e l’acquese Marco Protopapa, che nella Giunta dell’albese Alberto Cirio ricopre l’importante casella dell’Assessorato all’Agricoltura?

La riflessione è quella che, per iniziativa del suo presidente Giovanni Bosco, ha indotto il Coordinamento Terre del Moscato (Ctm) a prendere carta e penna per chiedere proprio all’assessore "un pronto intervento da condividere con gli attori della filiera" sulle problematiche che attanagliano le 3.700 aziende agricole impegnate nella conduzione dei 9.800 ettari vitati a Moscato presenti nei 51 comuni che compongono la zona tipica dalla Docg.

Una platea di piccoli agricoltori che secondo il Ctm continua a scontare un’eccessiva dipendenza dalle industrie spumantiere.
"Solamente un 5% dei produttori di uva vinifica in proprio producendo bottiglie con proprie etichette. Anche gran parte delle cantine sociali, numerose in questa zona, con gli anni sono diventate depositi della grande industria, in primis Campari-Cinzano e Bacardi-Martini Rossi", scrive Bosco, secondo cui proprio a politiche errate delle industrie ("rese troppo alte negli anni dal 2011 al 2015") sarebbero state alla base della drastica riduzione delle rese operate negli ultimi tre anni, col passaggio dai 100 quintali per ettaro ai 78 quintali del 2016, agli 80 del 2017 e agli 85 del 2018.

Mentre quest’anno la Regione ha fissato il valore a 90 quintali per ettaro, oltre alle riserve vendemmiali, Bosco denuncia come la diminuzione dell’ultimo triennio abbia comportato riduzioni di reddito per i produttori di uve di circa 6.000 euro a ettaro: "una perdita totale per il territorio di circa 60 milioni di euro".

"In questi ultimi anni – prosegue lo scritto – molti contadini hanno ceduto i diritti della Docg o addirittura hanno ceduto i vigneti o li hanno dati in affitto. Oggi il numero dei produttori di uva Moscato sono poco di più della metà di quanti erano vent'anni fa. Gli ettari sono però rimasti gli stessi e molti giovani che si sono indebitati per acquistare questi vigneti ora si trovano in grosse difficoltà, come pure sono in difficoltà quei produttori che hanno preso in affitto i vigneti da coloro che hanno cessato l'attività". Per non parlare – si conclude lo scritto – di "coloro che lavorano i vigneti eroici, i cossidetti 'sorì': vigneti con oltre il 40% di pendenza. Molti di questi sono già stati estirpati con notevoli pericoli per nuovi dissesti idrogeologici".

Da qui la richiesta di un incontro urgente a una nuova Giunta regionale nella quale, vista la sua composizione, non dovrebbe mancare la sensibilità ai problemi della viticoltura in questo angolo di Piemonte.

Ezio Massucco

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