Al Direttore - 30 agosto 2019, 09:31

Ben 16 persone fucilate a Cuneo prima della Liberazione... ma nessuna lapide a ricordarcelo

Riceviamo e pubblichiamo in risposta alla lettera di Gigi Garelli

Anna Maria e la mamma di Attilio Martinetto sul luogo della fucilazione. A destra, la croce incisa dal figlio come ultimo desiderio prima della micidiale scarica del plotone d’esecuzione.

Anna Maria e la mamma di Attilio Martinetto sul luogo della fucilazione. A destra, la croce incisa dal figlio come ultimo desiderio prima della micidiale scarica del plotone d’esecuzione.

Da quindici anni segnalo al Comune che poche ore prima della liberazione della città furono fucilate ben sedici persone e che ancora non esiste una lapide che ricordi il loro sacrificio.

E’ accertato che i massacri nazisti hanno visto il coinvolgimento degli italiani. La documentazione che possiedo sulle stragi naziste in provincia, acquisita dall’Archivio storico della Camera dei Deputati e di recente desecretata, evidenzia che vi presero parte e vi collaborarono anche alcuni italiani del luogo.
Desidero fare due precisazioni su quanto ho letto in merito nell’articolo del prof. Gigi Garelli.

   - La fucilazione di Attilio Martinetto, il leggendario agente Timo (Medaglia d’Oro alla Memoria), di Rocco Bracciale alias Rea, di Edilio Ratti, Virginio Cornaglia e Renato Tomatis, avvenne alle otto del mattino del 25 aprile 1945; il plotone d’esecuzione era comandato da Gianni Ferrari dell’UPI di Cuneo.

   - Il 26 aprile i sei ebrei con Francesco Terrazzani e Biagio Giordano, non furono fucilati da agenti dell’UPI bensì dai tedeschi guidati dal Maresciallo Max Pedron (altoatesino) del servizio SD della Gestapo, che aveva sede nella Villa Quaglia in via Stoppani.

Queste fucilazioni, quella presso il piazzale della Stazione e tanti altri orrori perpetrati dagli agenti dell’UPI di Cuneo, sono state ampiamente descritti nei miei libri.
Ricordo inoltre che nei sotterranei di via XX Settembre 1, nella notte del 25 aprile, furono fucilati Giovanni Scaramuzzi, Alberto Marra e Antonio Bàcan.
In merito al “[…] patetico adagio degli “italiani brava gente”, rimando al mio articolo “Shoah, il Giorno della Memoria e il dovere di ricordare sei ebrei fucilati novantasei ore prima della liberazione di Cuneo” pubblicato il 14 gennaio 2019 su Targatocn.
Come ho più volte sostenuto, la storiografia cuneese ha rimosso gli orrori degli ultimi ventisei mesi di guerra in città. Nel passato, nulla è stato scritto in modo approfondito sulla delazione (soprattutto femminile) e lo spionaggio antipartigiano, per varie ragioni che vanno dalla frammentarietà delle fonti alla scomparsa delle protagoniste, alla reticenza a trattare argomenti al di fuori della retorica della Resistenza cuneese.
Aldo Sacchetti, responsabile del Servizio X, mi disse che tra il 1944 e il ’45 fare “intelligence” a Cuneo era rischiosissimo: troppe spie. Il corposo archivio “Costagli-Sacchetti” contiene anche un lungo elenco di delatori e fiancheggiatori fascisti; dietro un compenso di ben 5000 Lire denunciavano gli ebrei e saccheggiavano i loro beni. Nel maggio del 1945, il carcere Leutrum era pieno di questi squallidi individui, responsabili di deportazioni in Germania e di morte.

Verso la metà del prossimo settembre dovrebbe giungere da Tel Aviv la Sig.ra Liliane Epelbaum Engel, nipote di Armand Moise Herz, 42 anni di Varsavia fucilato con altri cinque il 26 aprile 1945. Mi farebbe molto piacere accompagnarla lungo l’itinerario che percorse suo nonno, sino alla borgata Cornaletto di Demonte dove, a causa di una delazione (dei cui autori ho i nomi così come trascritti da Nuto Revelli) alcune famiglie ebree furono arrestate. Sempre per delazione fu scoperto nell’ospedale di Demonte Lorenzo Spada, torturato dai fascisti dell’UPI ed impiccato ad un palo della piazza a lui intitolata.
Il 4 novembre 1974, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme conferì l'alta onorificenza dei Giusti tra le nazioni a Lorenzo Spada per aver salvato alcune famiglie ebree.

Nel 2004, quando gli ultimi testimoni erano ancora in vita, Aldo Sacchetti (responsabile del servizio d’intelligence e Medaglia d’Argento al Valore Militare) ed io ci impegnammo con Anna Maria Martinetto e Tiziana Venturini, vedove di due agenti del Servizio X fucilati 72 ore prima della liberazione della città, a far posare dal Comune una lapide che ricordasse questo sacrificio insieme a quello di altri quattordici fucilati, di cui sei ebrei. Le due lettere di Attilio alla moglie Anna Maria poche ore prima di morire sono drammatiche, toccanti… Anna Maria: “Mio marito mi scrisse le più belle lettere d’amore che un condannato a morte scrive nel lasso di tempo di dodici ore dall’esecuzione”.

Purtroppo, dopo quattro “lettere aperte” (pubblicate anche sui giornali) prima al Sindaco Alberto Valmaggia e al Presidente della Provincia Giovanni Quaglia, poi al Sindaco Borgna e in ultimo quella dello scorso gennaio, pubblicata in occasione del giorno della Shoah, ancora non ho ricevuto alcuna risposta.
Caro Aldo, care Anna Maria e Tiziana, quello che potevo fare l’ho fatto, nella mia città Medaglia d’Oro per la Resistenza, ha vinto l’indifferenza e l’ignoranza.

Sergio Costagli


 

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