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Attualità | 06 settembre 2019, 17:42

La grandine sulla vendemmia: da Consorzio Barolo Barbaresco e associazioni agricole prime stime sull’effettiva entità dei danni

Coldiretti prevede perdite fino al 40% e chiede lo stato di calamità. L’ente di tutela: "Nessuna nostra denominazione compromessa in modo significativo". Confagricoltura segnala i danni a terreni, strade poderali e sistema di regimazione delle acque: "Intervenire subito per riportarli allo stato originario"

Grappolo colpito dalla prepicitazione nella zona di Diano d'Alba

Grappolo colpito dalla prepicitazione nella zona di Diano d'Alba

Nella conta dei danni provocati dal nubifragio di ieri, giovedì 5 settembre, la parte peggiore è toccata probabilmente alle aziende agricole i cui vigneti sono stati maggiormente toccati da una perturbazione che ha investito una vasta zona compresa tra la Bassa Langa e le colline del Moscato. In queste ore nei filari sono in corso le verifiche dei tecnici, che stanno appurando la reale entità di danni anche molto diversificati a seconda delle zone. Articolate le valutazioni che in questo senso sono state diffuse dalle principali associazioni agricole e dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani.

 

IL CONSORZIO: "LA VENDEMMIA NON E' COMPROMESSA"

Almeno parzialmente rassicuranti le stime in arrivo da quest’ultimo, secondo il quale "l’area di produzione del Nebbiolo da Barolo Docg è stata interessata solo marginalmente dalla grandine", con , con "danni circoscritti alla parte bassa del comune di Serralunga, alla parte alta delle frazioni dell’Annunziata e Santa Maria nel comune di La Morra, al comune di Grinzane Cavour e Diano d’Alba".
"L’area maggiormente colpita – prosegue la comunicazione arrivata dal Consorzio – risulta comunque essere una porzione di territorio di Diano d’Alba, Grinzane Cavour e Madonna di Como (Comune di Alba), dove le varietà più diffuse sono Dolcetto, Barbera e Moscato", mentre salve sarebbero le zone del Doglianese e l’area di produzione del Barbaresco. "L’intensità del fenomeno piovoso è stata invece più uniforme e ha registrato punte di 100 mm in poco più di mezz’ora", con danni legati alle precipitazioni che hanno tuttavia "coinvolto maggiormente i fondivalle e i centri abitati".
"Allo stato attuale – si conclude invitando a un certo ottimismo – nessuna delle Denominazioni tutelate dal Consorzio registra danni tali da compromettere in modo significativo e generale la vendemmia".

COLDIRETTI: VITICOLTORI SEGNALINO DANNI AI COMUNI

Danni per ora stimati "fino al 40%, con punte più elevate nei vigneti particolarmente flagellati di Grinzane Cavour, Diano d’Alba e Alba", è la valutazione che arriva invece da Coldiretti, che nell’attesa di più precisi riscontri riconosce come più circoscritti e marginali le perdite di raccolto che si attendono invece a La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Montelupo Albese, Rodello, Treiso, Mango e Santo Stefano Belbo.
Secondo l’associazione agricola "la vendemmia – con quella del Moscato da poco iniziata e quella del Dolcetto prevista tra una settimana – subirà una rapida accelerazione, mentre proseguono a maturare le uve Nebbiolo, colpite a macchia di leopardo".
“Chiederemo alla Regione di valutare le condizioni per il riconoscimento dello stato di calamità - dichiara Roberto Moncalvo, delegato confederale di Coldiretti Cuneo - e invitiamo pertanto i viticoltori a segnalare prontamente la consistenza dei danni subiti ai propri Comuni”.
"In queste ore – si fa ancor sapere dall’organizzazione agricola – i tecnici Coldiretti sono al lavoro per analizzare la situazione azienda per azienda, segnalando le situazioni di maggior disagio ai Comuni e suggerendo ai produttori gli interventi necessari nei vigneti dove, al netto degli acini colpiti, la qualità dei grappoli resta ottima. Provvidenziale è stata l’installazione di reti antigrandine da parte di alcune aziende, mentre altre si sono cautelate con la copertura assicurativa. In più, la diversificazione territoriale che i viticoltori tradizionalmente adottano, dislocando le proprie vigne in aree differenti, ha consentito loro di attenuare l’impatto sulla totalità della produzione viticola".
 

CONFAGRICOLTURA: IN ALCUNE ZONE PERDITE CONSIDEREVOLI

Argomenti ripresi anche da Confagricoltura, che col tecnico Antonio Marino spiega che “la grandine, in molti casi, ha danneggiato gli acini mettendo a nudo il pericolo dell’insorgenza di muffe che potrebbero compromettere la produzione. Le perdite stimate sono considerevoli, in alcuni punti il vento forte ha divelto i filari schiantandoli a terra. Ad oggi, purtroppo, le difficoltà in campo, a causa del fango e dei detriti, non agevolano il necessario pronto intervento nei vigneti e le operazioni di vendemmia, in alcune zone colpite, potrebbero subire un’accelerata rispetto al calendario programmato”.
L’associazione mette poi l’accento sulle problematiche che il nubifragio ha causato nei corileti, dove "il problema più grande è stato provocato dalle piogge torrenziali, che hanno letteralmente asportato le nocciole a terra, o invaso di detriti e di fango i terreni compromettendo la prosecuzione delle operazioni di raccolta e la qualità delle nocciole che si saturano di umidità".
“I nostri tecnici sono impegnati ad assistere le aziende che devono far fronte a questa emergenza in un periodo di intenso lavoro – aggiunge il direttore provinciale Roberto Abellonio –. Occorre, infatti, intervenire in fretta per far fronte alle potenziali malattie fungine delle uve, facilitate dalle ferite provocate dalla grandine e dalla forte pioggia, mentre per quanto riguarda le nocciole il maltempo ha aggravato un’annata già caratterizzata da una produzione scarsa".
"Oltre ai gravi effetti sul prodotto – rimarca ancora Abellonio –, occorre evidenziare anche quelli altrettanto seri alle strutture agricole, con allagamenti dei terreni, danni a strade poderali e al sistema di regimazione delle acque, su cui occorre intervenire rapidamente per riportarli allo stato originario. Quanto accaduto – la conclusione – è purtroppo l’ennesima dimostrazione di come il lavoro delle aziende agricole sia delicato e in continuo equilibrio precario. Ecco perché insistiamo sulla giusta remunerazione dei prodotti agricoli che nascono in un’azienda a cielo aperto chiamata a far fronte, oltre che a tutti i rischi e le incertezze legate all’andamento meteorologico, anche a costi di produzione in costante aumento”.

E. M.

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