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Economia | 12 settembre 2019, 14:57

Scoprire Rank Brain: una guida di Roberto Serra

Rank Brain è stato reso pubblico già dal 2015, ma solo recentemente è venuto sotto le luci della ribalta

Scoprire Rank Brain: una guida di Roberto Serra

Google è come un organismo in costante cambiamento. È come se il motore di ricerca più famoso al mondo fosse rimasto “fermo” in un perenne ciclo di rinnovamento che lo vede cambiare allo scopo di migliorare se stesso e i propri risultati di ricerca.

L’ultima innovazione, in ordine di tempo, a detta degli addetti ai lavori è stata l’introduzione di Rank Brain. In realtà, non si tratta di una vera e propria novità. Rank Brain è stato reso pubblico già dal 2015, ma solo recentemente è venuto sotto le luci della ribalta per i suoi impatti SEO.

Abbiamo chiesto al famoso consulente Roberto Serra di darci maggiori delucidazioni proprio riguardo alla Rank Brain SEO, per capire come funziona questo algoritmo e in che modo può impattare la nostra attività di ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca, passo fondamentale allo scopo di posizionare la propria azienda e il proprio brand.

Cos’è Rank Brain: lo spiega Roberto Serra

Roberto Serra è uno dei più importanti consulenti SEO in Italia con un’esperienza alle spalle che dura da più di 10 anni ormai. All’epoca eravamo agli albori della SEO e non si era mai sentito parlare di Rank Brain.

Posizionarsi 10 anni fa era molto più semplice e non serviva avere tutte le conoscenze in campo SEO di cui si dispone oggi. Google e i suoi algoritmi sono andati affinandosi nel tempo tanto che il suo principale bot, detto HummingBird, può essere scomposto in più parti e una di esse è proprio Rank Brain, come ci spiega proprio il buon Roberto Serra.

Quello che fa Rank Brain si può spiegare in parole piuttosto semplici: il suo ruolo è quello di interpretare le query delle persone o meglio, le domande che esse pongono a Google. Ciò che ha dell’incredibile per come si è conosciuta la SEO fino ad oggi è che Rank Brain non funziona necessariamente “a parole chiave”.

La rivoluzione Rank Brain

Chiunque abbia un minimo bazzicato l’ambiente della SEO, sa benissimo che un ruolo fondamentale è sempre stato svolto dalle parole chiave e ancora oggi esse sono centrali e fondamentali nel lavoro di un SEO, tuttavia l’algoritmo di Google ormai si è evoluto e guarda sempre di più ai campi semantici per dare i suoi risultati.

Il web 3.0 è il cosiddetto “Web Semantico”, di questo concetto si era cominciato a parlare già qualche anno fa, ma nessuno si era mai spinto a ipotizzare che finalmente gli algoritmi si stessero facendo così intelligenti. Eppure, sembra che siamo proprio alle soglie di questo cambiamento importante.

La grande svolta di Google verso il semantico è stata dovuta soprattutto all’avvento di Siri e delle ricerche vocali. Da quando esiste questo filone di ricerca le query sono cambiate e le abitudini di ricerca degli utenti pure. Chi usa la voce per fare ricerche su Google spesso fa domande ambigue e per questo Google sta cercando di adattarsi.

Insomma, Google sta cercando di appiattirsi sempre di più sull’utente con degli algoritmi in grado di mescolare le carte in tavola e che non si limitino più alle parole chiave, ma che si concentrino anche sulle ricerche passate degli utenti interrogandosi su ciò che intendono con una ricerca.

Di questi e molti altri argomenti parla anche la guida SEO di Roberto Serra che puoi trovare al link qui riportato e che è la migliore introduzione al mondo della Search Engine Optimization in circolazione.

Non solo algoritmi e query, la SEO è argomento dalle mille sfaccettature ognuna delle quali va compresa e approfondita allo scopo di ottimizzare al massimo un sito web e portarlo ai risultati desiderati.

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