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Ad occhi aperti | 14 settembre 2019, 18:43

Censurare e proteggere, un limite ormai chiaro (?): Avengers: The Children's Crusade

Mostrare le cose come stanno, analizzare il presente, fare domande non ha mai fatto davvero del male a nessuno. Cercare di nascondere le risposte, invece, spesso sì

Una vignetta del primo numero di "The children's crusade"

Una vignetta del primo numero di "The children's crusade"

“Avengers: The Children's Crusade” è una miniserie pubblicata dalla Marvel Comics negli anni tra il 2010 e il 2012, scritta da Allan Heinberg e disegnata da Jim Cheung.

Protagonisti della serie sono gli Young Avengers – un gruppo di giovani supereroi subentrati alle proprie “controparti” adulte nel corso del tempo - , impegnati nella ricerca di Scarlet Witch (madre di due dei componenti, Wiccan e Speed). Nella loro ricerca – che li porterà finalmente a essere riconosciuti per il proprio valore – i ragazzini si troveranno a doversi scontrare non solo con nemici del calibro di Magneto e del Dottor Destino, ma anche e soprattutto con quelli che dovrebbero essere loro alleati: Avengers e X-Men.

Sembra quasi una moda in questo 2019, no? Che in occasione delle “fiere del libro” scoppino polemiche sulla qualunque.

La scorsa settimana è toccato alla Biennale Internazionale del Libro di Rio, dalla quale il sindaco di Rio de Janeiro Marcelo Crivella ha imposto la rimozione di ogni copia del fumetto “Avengers: The Children's Crusade”.

Per quale motivo accanirsi su un fumetto di supereroi di una delle due case di produzione più importanti e commerciali del pianeta? Una storia, tra l'altro, non particolarmente brillante e per lo più indirizzata a rimuovere alcuni personaggi e riportarne in vita altri (descrizione che in effetti calza bene nella maggior parte dei casi)?

La colpa, per così dire, è da imputare a una singola scena in cui due dei protagonisti – il mago Wiccan e l'alieno mutaforma Hulkling - , fidanzati, si scambiano un bacio. Per Crivella, un contenuto non adatto ai minori.

La Corte Suprema del Brasile – vista anche la reazione che la decisione di Crivella ha suscitato nella comunità di Rio – ha poi deciso di dichiarare illegittimo l'atto di censura, una presa di posizione che il presidente Jair Bolsonaro (uno famoso, purtroppo, per non perdere mai l'occasione di non perdere l'occasione) ha contestato duramente.

Sbaglierò io, ma quando sento la frase “contenuto non adatto ai minori” rabbrividisco.

E non perché sia un demonio pronto a tutto per traviare e minare le menti e la crescita dei piccoli membri della società (o almeno, non mi ritengo tale) ma perché nonostante tutto non riesco ancora a capire quanto la comunità umana abbia imparato dai propri numerosi errori.

Non dico che ogni singolo essere umano debba essere sottoposto agli stessi stimoli a prescindere dalla propria età, ovviamente. Ma la storia in questione fa parte di un universo narrativo che da 70 anni a questa parte affascina centinaia di migliaia di giovani menti (e che negli ultimi 10 ha allargato ulteriormente il proprio bacino grazie al successo in campo cinematografico), una casa di produzione che stando ai dati del 2007 fattura annualmente 125,7 milioni di dollari, il mainstream del mainstream. Un adolescente di oggi dove dovrebbe incontrarli certi contenuti, se non in qualcosa di simile?

Qualsiasi storia – e non importa il mezzo con cui viene raccontata – parla di noi, del presente. E l'omosessualità è tra le tematiche che ne fanno parte, che a qualcuno piaccia o meno: mostrare le cose come stanno, analizzare il presente, fare domande non ha mai fatto davvero del male a nessuno. Cercare di nascondere le risposte, invece, spesso sì.

Ah, per la cronaca: dalla dichiarazione del sindaco Crivella, in Brasile, il fumetto “Avengers: The Children's Crusade” è andato letteralmente a ruba. Grazie a Dio.

simone giraudi

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