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Economia | 17 settembre 2019, 07:00

Quando lo smartphone può giocarti in contro: parliamo della nomofobia

Diamo per scontato che lo smartphone sia unicamente uno strumento che ci permette rendere al meglio, ma non è sempre così

Quando lo smartphone può giocarti in contro: parliamo della nomofobia

Termine proposto recentemente dalla comunità scientifica, deriva dalla frase in inglese no- mobile-phone -nomophobia- è una di quelle fobie di cui non ci rendiamo conto, magari perché diamo per scontato che lo smartphone sia unicamente uno strumento che ci permette rendere al meglio, ma non è sempre così...

Cos’è, esattamente, la nomofobia? Parliamo, come detto, di un termine recentemente introdotto dalla comunità scientifica, non possiamo affermare che esista una definizione universalmente accettata, ma attualmente si lavora con le seguenti affermazioni:

  • Paura a rimanere senza batteria.

  • Paura a rimanere sconnessi dalla rete o di non essere online.

  • Paura a uscire di casa senza lo smartphone.

  • Ringxiety: ansia di non ricevere nuove notificazioni.

Queste sono solo alcune delle affermazioni valide sull’argomento nomofobia che, in generale, possiamo definire come una dipendenza incontrollata dello smartphone.

È da preoccuparsi? Si, infatti, sono ogni volta di più gli studi realizzati che consigliano di utilizzare moderatamente il cellulare, in modo che le persone siano meno dipendenti, soprattutto, i giovani, tra i 18 e i 25 anni, i più colpiti da questa malattia.

Inoltre, la malattia può arrivare al punto di soffrire ringxiety -dall’inglese “ring”, squillo/squillare-, cioè, persone che credono di aver ricevuto una nuova notificazione, ansiose perché sentono o uno squillo o una vibrazione non esistente.

Quali sono i possibili problemi che può creare questa malattia? Una delle ragioni di questa malattia è l’incapacità delle persone nel riconoscere gli ambienti per usare o meno il cellulare; al lavoro, ad esempio, dovremo dimenticarci delle nostre chat personali così la concentrazione è la massima.

In effetti, le persone colpite dalla nomofobia avvertono:

  • Aumento dello stress.

  • Ansietà: questo derivato dalla paura di rimanere esclusi -perché non si è online-.

  • Riduzione considerevole della felicità. Di conseguenza, tendenza a cadere in

depressioni.

Tutte queste possibili conseguenze della non connessione a internet, infine, diminuiscono la produttività, il rendimento professionale, ma non solo: la capacità d’interazione con le persone si vede influenzata da questo stato d’animo.

Come controllare la nomofobia? La prima cosa che dobbiamo tenere in considerazione quando parliamo di casi di nomofobia è che questa viene considerata come una malattia, così che si deve cercare un modo per poter allontanare pian piano alla persona dallo smartphone.

Perciò, è importante che la connessione lavoro e vita personale sia più stretta che mai, perché la chiave del tutto è nell’equilibrio di entrambi le parti, noi proponiamo alcuni consigli che possono essere d’aiuto in questi casi:

  • Restringere l’utilizzo degli smartphone nelle ore lavorative.

  • Porta con un power bank per non rimanere senza batteria in situazioni inopportune.

  • Favorire, durante le pause, negli spazi appositi, la conversazione e le relazioni sociali.

  • Vacanze sono vacanze: durante le ferie usa il minimo possibile il cellulare e disattiva le notificazioni delle app di lavoro o delle chat di WhatsApp, Telegram, ecc.

Fuori dal lavoro bastano alcuni semplici gesti personali quotidiani per diminuire la dipendenza dello smartphone come, ad esempio, non impostare la sveglia sul telefono cellulare, inoltre, gli esperti consigliano di parlarne sull’argomento con famiglia e amici, in modo tale da poter risolverlo il più presto possibile e al meglio.


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