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Attualità | 18 settembre 2019, 14:06

Le donne al lavoro in Piemonte? Più istruite ma meno pagate degli uomini

Lo rivela la ricerca di Mauro Zangola per Ismel. Le cose migliorano, ma la differenza con gli uomini resta enorme. Cuneo è locomotiva per i tassi di disoccupazione più bassi: addirittura solo il 5,1% totale e il 12,6 delle giovani

Le donne al lavoro in Piemonte? Più istruite ma meno pagate degli uomini

Non solo i giovani, ma anche le donne. Sono due le facce più delicate quando si parla di mondo del lavoro. E il Piemonte non fa eccezione, purtroppo: le donne occupate sono 819mila, pari a meno di un occupato su due (44,7%), anche se negli ultimi 15 anni la quota rosa è salita del 2,7%. E nel secondo trimestre 2019 le occupate in Piemonte sono aumentate addirittura di 22mila unità (+2,8%) e le disoccupate sono diminuite del 23%. Ma bisogna fare attenzione, visto che il miglioramento arriva dopo 4 trimestri in cui i cali hanno tagliato fuori dal mondo del lavoro 50mila donne, con un tasso di disoccupazione salito al 10,1%. 

"Ben venga questo miglioramento, ma serve cautela - spiega Mauro Zangola, economista e ricercatore che ha condotto la ricerca per Ismel -. Per ora l'andamento è molto altalenante. E siamo sempre di fronte a una forte differenza di genere".

Tra i 15 e i 64 anni sono sei su dieci le donne che lavorano. Quelle che cercano un impiego sono 70mila, duemila in meno degli uomini, ma il tasso di disoccupazione è del 7,9%, dato che si colloca sopra quello maschile di 1,3 punti. E lo scoraggiamento sembra essere piuttosto forte .

La stragrande maggioranza (82%) lavora nel terziario mentre cala (15,4%) la quota di chi opera nella manifattura. Decisamente minore chi lavora nell'agricoltura e ancora meno nell'edilizia.

Alta l'età media: l'83% ha oltre 34 anni e poi della metà supera i 45. Un progressivo invecchiamento dovuto anche a studi per periodi più lunghi e la riforma previdenziale che ha allontanato la pensione.

Più difficile la condizione delle donne straniere: il tasso di disoccupazione è ancora molto alto (18,7% contro il 7,7% delle italiane), per lavori poco qualificati.

I dati che raccontano la differenza di genere sono quelli che quantificano in 14,8 punti percentuali la differenza di occupazione tra uomini e donne, anche se dal 2004 al 2018 si è ridotta la forbice di 4,7 punti. "Le donne fanno più difficoltà a trovare lavoro per la difficoltà a conciliare lavoro e vita famigliare. Costa troppo gestire i figli lavorando e spesso mancano strutture, asili nido e non solo, che diano servizi adeguati", spiega Zangola. E ancora: "Ecco perché in Piemonte lavorano 211mila uomini in più delle donne".

Ma con un effetto nuovo: dal 2017 al 2018 sono aumentate del 48% le dimissioni di lavoratori padri.

La differenza tra lavoratori e lavoratrici si concretizza anche a causa di una maggiore diffusione, non sempre volontaria, del part time. Una condizione lamentata soprattutto dalle più giovani (fino ai 29 anni). E a questo si affianca il lavoro precario. 

La differenza si mostra anche negli stipendi, con una differenza del 14,6% a favore degli uomini. Questo anche se le donne sono mediamente più istruite, visto che il 27% ha una laurea o titolo superiore, mentre gli uomini si fermano al 17,5%.

Gli effetti sono positivi, ma solo all'interno del gruppo femminile: il tasso di occupazione sale dal 63,5 all'80,9% se si passa dal diploma alla laurea. Ma in linea generale restano ostacoli di pieno inserimento: trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze resta complesso. In problema che riguarda il 25% delle donne sotto i 34 anni. "Ecco perché - commenta Zangola - su quasi 150mila donne torinesi tra i 15 e i 29 anni sono 32.500 quelle che hanno difficoltà a realizzare un normale progetto di vita".

Tra le province, sono Biella, Cuneo e VCO a mostrare una particolare vivacità per il lavoro delle donne. Mentre Asti e Vercelli mostrano maggiori criticità.

Torino mostra un tasso di occupazione pari al 59,8% per le donne, che scende a 29,3 sotto i 30 anni. La disoccupazione è del 9,8 (salendo al 27,2 per le under 30). 

Asti è maglia nera con un tasso di occupazione pari al 54,8% mentre Cuneo si appaia a Torino e svetta addirittura tra i 15 e i 29 anni (37,7%). Prima della classe è Biella, con il 64,1% di donne occupate tra i 15 e i 64 anni.

Cuneo è invece locomotiva per i tassi di disoccupazione più bassi: addirittura solo il 5,1% totale e il 12,6 delle giovani. A Novara (11,3%) e Vercelli (31,2%) i valori peggiori per la disoccupazione generale e delle under 30.

"Le condizioni dunque sono migliorate, ma non tanto da eliminare le differenze di genere e i passi avanti faticano a consolidarsi - conclude Zangola -, dunque servirà tempo per capire bene. E le difficoltà per le giovani torinesi sono una nota che deve lasciare prudenti". "Anche la forte concentrazione nel terziario è un elemento di criticità, visto che se da un lato le ha protette dalla crisi, dall'altro rischia di limitarle a ruoli poco qualificati o precari".

Che fare, quindi? "Le differenze rispetto ad altri territori paragonabili al Piemonte ci sono. Bisogna perseguire una maggiore parità di genere. E bisogna impegnarsi per rendere il terziario più qualitativo, per offrire alle nuove generazioni occasioni di lavoro nuove, più qualificate, meglio retribuite e con maggiori prospettive di crescita professionale".

Massimiliano Sciullo

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