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Attualità | 19 settembre 2019, 15:59

L’addio di Renzi al Partito Democratico non scuote l’albese Marello: "Un’occasione per fare chiarezza"

L’ex primo cittadino, ora consigliere regionale, rimarca la propria distanza dalle posizioni del senatore fiorentino: "Un errore politico il suo, non un dramma. Senza di lui partito più riconoscibile da tanti elettori e simpatizzanti delusi"

L’addio di Renzi al Partito Democratico non scuote l’albese Marello: "Un’occasione per fare chiarezza"

Politicamente è il tema del momento. Da tempo ventilato, ma giunto con una tempistica che di certo ha sorpreso un po’ tutti, l’addio di Matteo Renzi al Partito Democratico sta suscitando un vivace dibattito dentro e fuori quella sinistra ora tornata al governo anche grazie al repentino cambio di scenario con cui il senatore fiorentino ha sorpreso l’altro Matteo della politica nazionale: l’inattesa apertura ai nemici giurati del M5S, che ha messo nell’angolo l’avversario Salvini e aperto il campo al varo del secondo governo Conte.

Un capolavoro di machiavellica scuola, per molti, seguito ora da un nuovo rivolgimento del campo che fa discutere gli ex compagni della formazione nata dalla "fusione fredda" tra Ds e Margherita.

Tra quanti seguiranno l’ex segretario ed ex presidente del Consiglio nelle fila di "Italia Viva", certamente non figura l’ex sindaco albese Maurizio Marello, che ha colto l’occasione del febbrile censimento dei possibili accoliti in voga in questi giorni sui giornali per rimarcare la propria distanza da quello che reputa "un errore politico".

"Lo considero tale – spiega il consigliere regionale – non solo perché le separazioni non hanno mai prodotto in passato particolari vantaggi, e soprattutto per chi se ne va. Ma perché, nel contesto attuale, proprio la scelta giusta di non andare al voto da lui promossa, meritava un seguito di maggiore impegno nel Pd, e non il suo allontanamento volontario".

"Non è, peraltro, un modo inedito di comportarsi – aggiunge Marello –. Nel recente passato lo abbiamo visto a sinistra, vedi da ultimo Calenda, e a destra, con Toti. Il personalismo, e non quello comunitario alla Emmanuel Mounier, purtroppo, ma quello cinico che nasce dalla ricerca di protagonismo e di leaderismo che caratterizza la politica del nostro tempo, produce questi effetti: l’incapacità di stare in un partito, di condividere le scelte (vedi il 'colpo di sole estivo' di Salvini fatto probabilmente a insaputa dei suoi), di costruire percorsi, di accettare di non essere sempre al centro dell’attenzione o di non avere sempre ragione. La politica viene concepita non come servizio da fare insieme e per questo faticoso, ma come carriera da perseguire a ogni costo".

In questo divorzio, pressoché consensuale e ampiamente annunciato, l’ex primo cittadino vede infine un'occasione di chiarezza. "Non lo reputo un dramma – conclude –, né per il Pd né per il Paese. Del resto Renzi era vieppiù sembrato una sorta di pesce fuor d’acqua, di politico anche di qualità, speso però in un partito che per storia e valori non era il suo. Questo è stato forse il principale motivo dell’allontanamento in questi anni dal Pd di tanta gente, elettori di centrosinistra, che non vedevano più in lui e nel suo Pd il loro riferimento politico. Può essere questa un’occasione decisiva per fare chiarezza, uscire dalle ambiguità e consentire al Partito Democratico di essere nuovamente riconoscibile e riconosciuto da tanti suoi elettori e simpatizzanti delusi e da tanti giovani alla ricerca di una politica credibile per contenuti e comportamenti".

E. M.

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