/ Attualità

Attualità | 20 settembre 2019, 18:20

Cheese 2019, a Bruna Sibille il premio Resistenza Casearia. Per lei una standing ovation (FOTO)

Insieme all’ex sindaco di Bra, la cerimonia inaugurale della 12ª edizione ha visto la consegna del riconoscimento a “donne e uomini che incarnano i valori di Cheese e di Slow Food”

Carlin Petrini premia Bruna  Sibille per i suoi anni di impegno al fianco della manifestazione (foto di Enrico Ruggeri)

Carlin Petrini premia Bruna Sibille per i suoi anni di impegno al fianco della manifestazione (foto di Enrico Ruggeri)

La cerimonia di inaugurazione di Cheese 2019, che si è svolta a Bra questa mattina, venerdì 20 settembre, ha vissuto un momento di grande emozione quando Silvia De Paulis, del Comitato Esecutivo Slow Food, ha introdotto la consegna dei premi Resistenza Casearia.

I prestigiosi riconoscimenti sono attribuiti “a quelle donne e quegli uomini che incarnano i valori di Cheese e di Slow Food”. Tra essi non poteva mancare Bruna Sibille, insignita direttamente da Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food. Per l’ex sindaco della città della Zizzola, una lunga standing ovation, marcata dalla folla di autorità e di pubblico presente. “Ormai credo di far parte della famiglia di Slow Food - ha detto la Sibille -. Il fatto che la nostra città ospiti la sede nazionale di Slow Food ha cambiato il modo di vivere, organizzare e pensare anche la politica amministrativa braidese, a prescindere dai sindaci che si sono succeduti. Occorre lavorare per dare strumenti educativi ed economici per fare in modo che l’agricoltura diventi un elemento importante ed attrattivo per i nostri giovani. Non possiamo pensare di vivere di bulloni, è il settore primario l’elemento che ci permetterà di andare avanti, soprattutto in questo territorio che ha bisogno di attenzione e di essere tutelato. La mia resistenza casearia sta nel fatto di acquistare formaggi artigianali o semiartigianali nei piccoli negozi di Bra. In un’epoca in cui si vive di e-commerce, è importante valorizzare i piccoli negozi del nostro centro”.

Con lei sono stati premiati Rachel Fritz Schaal e Peter Dixon, Ilhan Koçulu, Andrea Cavallero, Rino Farci e l’appena diciottenne Daniele Caserotti.

Nel dettaglio, i protagonisti visti con la lente di Slow Food (www.slowfood.it).

Rachel Fritz Schaal e Peter Dixon (Usa) sono una coppia di coniugi che, nel 2013, dopo 30 anni di esperienza nella produzione di formaggi, hanno creato una piccola azienda familiare, la Parish Hill Creamery nel Vermont. Hanno iniziato mungendo a mano 35 vacche alimentate al pascolo e ancora oggi producono formaggi solo nella stagione in cui le vacche sono al pascolo. Non pastorizzano e non sottopongono il latte a trattamenti termici: una delle pochissime realtà che non usa fermenti selezionati in tutti gli Stati Uniti. Con il progetto Cornerstone si impegnano a diffondere questa cultura del formaggio e organizzano lezioni e seminari per condividere anche con altri produttori l’importanza del latte crudo e dell’uso della microflora autoctona per convincerli a puntare sulla qualità e l’unicità del latte.

Ilhan Koçulu (Turchia) è il fondatore di Slow Food Kars e il coordinatore del Presidio del formaggio gravyer di Boğatepe. Tra i primi animatori della rete di Slow Food in Turchia, si batte da sempre per la salvaguardia delle tradizioni gastronomiche dell’Anatolia, in particolare delle province nord occidentali del Paese. Grazie al suo impegno per la valorizzazione del gravyer nel piccolo villaggio di Boğatepe, questo formaggio è ora una delle eccellenze casearie della Turchia, raddoppiando produzione, ricavi e possibilità di impiego e diventando un punto di riferimento per gli appassionati di formaggi artigianali a latte crudo. Ilhan si è anche impegnato in prima linea per far cambiare la normativa sulle regole di igiene imposte ai caseifici e anche grazie a lui dal 2017 in Turchia la legge consente di produrre formaggi a latte crudo, concedendo una serie di deroghe alle produzioni tradizionali, rispettando però storia e la salute dei consumatori. Molti formaggi sono oggi di nuovo legali e disponibili sul mercato, come ad esempio il formaggio in grotta di Divle, anch’esso Presidio Slow Food: un formaggio a latte crudo, conservato nella pelle di pecora e stagionato in grotta.

Andrea Cavallero, dopo la laurea in Scienze Agrarie, nel 1963, ha continuato la formazione in Italia, Francia e Regno Unito e poi ha iniziato il suo lungo percorso di ricerca e insegnamento, dedicando oltre 40 anni allo studio dei pascoli alpini e dei sistemi foraggeri. Professore di alpicoltura presso il dipartimento di Scienze agrarie forestali e alimentari dell’Università di Torino per molti anni, ha curato oltre 130 pubblicazioni su questi temi. È uno dei massimi conoscitori al mondo delle Alpi (degli alpeggi, della flora e dei mammiferi selvatici) e si impegna da sempre nella promozione del latte e dei formaggi da erba. Fra le sue battaglie, anche l’impegno per introdurre in Italia le associazioni fondiarie, attive in Francia dal 1975, per superare il problema della frammentazione delle proprietà nelle zone marginali.

Il giovanissimo Daniele Caserotti (18 anni) arriva dall’Istituto San Michele all’Adige, scuola professionale di Trento nata per promuovere l’agricoltura locale. Nella sua piccolissima fattoria, alleva 16 vacche che d’estate porta in malga, ma da quasi un anno è anche il casaro del caseificio turnario di Pejo (Tn). Ogni giorno lavora il latte conferito da 5 allevatori locali e produce con latte crudo e senza l’aggiunta di fermenti selezionati il casòlet, un Presidio Slow Food nato per salvare un modello di gestione collettiva del latte che rischia di scomparire. Il sistema turnario un tempo era diffuso in Trentino Alto Adige, in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, ma oggi resiste solo in tre caseifici, equamente suddivisi in queste tre Regioni. Questo sistema consentiva alle famiglie di caseificare collettivamente quantità di latte ridotte e ancora oggi si adatta a una produzione casearia di piccola scala. Il caseificio turnario si distingue dal modello cooperativo perché i soci conferitori non vendono il latte alla cooperativa, ma ricevono un servizio per cui viene loro riconosciuto un certo quantitativo di prodotto trasformato in base al latte conferito. È un tipo di organizzazione che ricorda la panificazione tradizionale, che avveniva collettivamente in ogni borgata.

Rino Farci, è il titolare dell’azienda agricola Fossada che si trova a Escalaplano, nella parte sud orientale della Sardegna. È un’azienda a conduzione familiare con circa 200 ettari di macchia mediterranea incontaminata dove Rino alleva (e munge a mano!) 400 pecore di razza sarda esclusivamente al pascolo brado. L’azienda di Rino Farci tramanda di generazione in generazione la produzione del formaggio axridda, “il formaggio nell’argilla”. L’axridda è salito recentemente sull’Arca del Gusto e Slow Food sta lavorando per avviare un Presidio su questo formaggio unico. L’axridda è prodotto esclusivamente con latte di pecora crudo, senza l’aggiunta di alcun fermento. Durante la stagionatura viene trattato in crosta con olio di lentisco, ma la sua principale caratteristica è la cappatura di argilla, che consente una stagionatura più lunga (fino a due o tre anni). Questa tecnica tradizionale era in uso anticamente presso molte famiglie pastorali di Escalaplano che l’hanno tramandata di padre in figlio. Pochissimi la conoscono ancora: Rino è uno dei pochi produttori che, insieme al padre, l’ha riscoperta e continua a praticarla.

Bruna Sibille è nata nel 1950 a Bra, dove vive da sempre. Dopo la laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Torino, inizia la sua carriera professionale dedicata all’insegnamento e interrotta solo con gli incarichi amministrativi. Perché la politica è da sempre una grande passione per Bruna, assieme a un intensissimo impegno nel mondo del sociale. Tra le tante realtà che hanno potuto contare sulla collaborazione di Bruna c’è anche Slow Food. Quasi coetanea di Carlo Petrini, Bruna è letteralmente cresciuta a fianco del gruppo di braidesi che a metà degli anni ’80 ha dato vita all’associazione che da Via Mendicità Istruita è partita alla conquista del mondo. È però nel 2004, con la prima edizione di Terra Madre, che si materializza il dono più prezioso di Bruna a Slow Food: grazie alla sua rete di relazioni e conoscenze, costruisce il nucleo delle Città di Terra Madre che ancora oggi, ogni due anni, accolgono e ospitano le migliaia di delegati che giungono a Torino da ogni parte del mondo per partecipare all’evento. Venendo a Cheese, Bruna contribuisce al buon esito dell’evento in veste di amministratore pubblico sin dal 1999 (anno in cui diventa vicesindaco di Bra). Dal 2005 al 2009 ricopre il ruolo di Assessore regionale alla montagna (che, per inciso, è una delle sue grandi passioni) e anche in quella veste segue con impegno e attenzione la crescita dell’evento, che anche grazie a lei riesce a dare ancor più valore al tema delle terre alte. Ma è dal 2009, anno in cui è eletta Sindaco di Bra, che Bruna può giocare fino in fondo tutte le sue carte per contribuire alla crescita e alla definitiva affermazione di Cheese. Durante i suoi due mandati da prima cittadina si svolgono cinque edizioni di Cheese e se ne progetta una sesta, questa del 2019. Anni nei quali le risorse a disposizione non permetterebbero di cercare traguardi più ambiziosi delle edizioni precedenti, ma qui entra in gioco il cuore, che oltre alla testa e alla volontà permette a Bruna di mettere a disposizione di Slow Food, della città e dell’evento, opportunità e condizioni insperabili. Sono molte le persone a cui il popolo di Cheese deve dire grazie, ma certamente tra tutte queste persone un posto speciale lo merita Bruna Sibille, donna energica, coraggiosa, determinata, che per inciso sta continuando ad accompagnare con la presenza e l’impegno anche questa nuova edizione.

Applausi per tutti.

Silvia Gullino

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium