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Cronaca | 21 settembre 2019, 15:27

Per l’ex agente del Consorzio agrario provinciale accusato di appropriazione indebita l’accusa chiede la condanna a 8 mesi

La difesa: “Non ci sono prove che l’imputato abbia incassato le somme contestate”

Per l’ex agente del Consorzio agrario provinciale accusato di appropriazione indebita l’accusa chiede la condanna a 8 mesi

Il pm Raffaele Del pui ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione e 800 euro di multa per M.C., ex agente del Consorzio Agrario di Cuneo, per quello che ha definito “un incidente di contabilità che, nel giro di 4 mesi, gli ha fruttato 40 mila euro”.

M.C. è sotto processo per appropriazione indebita per fatti risalenti al 2016. Secondo le stime del Consorzio delle province del Nord Ovest, con sede ai Ronchi, ammonterebbero a una cifra più alta, circa 128 mila euro, le somme illecitamente sottratte alle casse.

Il presidente del consorzio, costituito parte civile con l’avvocato Nicola Dottore, in una precedente udienza aveva spiegato come dopo anni di rapporti regolari con l’imputato, che dal 2007 gestiva l’agenzia tenendo rapporti commerciali con i clienti, fossero emersi ammanchi di cassa: “Dalla contabilità risultavano incassi di fatture ma le somme non erano state versate sul conto del consorzio, né era stata intrapresa la procedura di sollecito verso i clienti delle somme non incassate. C. è stato invitato a pagare quanto risultava non incassato, ma a seguito del suo inadempimento, nel mese di ottobre 2016 il direttivo decise di risolvere il rapporto lavorativo con lui”. Il presidente aveva aggiunto che i 128.000 euro - ad oggi non ancora risarciti – è la somma derivante dalla differenza fra quello dichiarato dall’agente e quanto risultato incassato sul conto corrente consortile insieme all’inventario dei beni rimasti in magazzino.

L’avvocato Dottore: “Non solo non aveva indicato a bilancio somme che non aveva versato, ma anche fu scaltro nell’emettere fatture gonfiate per mascherare altre vendite per vendite mai fatturate”.

L’avvocato difensore ha chiesto l’assoluzione di M.C.:”Non sappiamo se l’imputato abbia mai incassato quelle somme. Ci sono soltanto annotazioni sul giornale di cassa e successive rettifiche. Firmate da nessuno. Poteva quindi essere modificato e manipolato da chiunque, anche dall’esterno, e potrebbe essere stato fatto proprio in danno di M.C.”. Il legale ha inoltre chiesto che il giudice valuti se esistono i presupposti per poter inviare gli atti in Procura “per il reato di calunnia”.

Udienza decisiva il prossimo 17 ottobre.

Monica Bruna

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