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Solidarietà | 21 settembre 2019, 09:45

"Non ho subito alcun trauma e non serve un coraggio sovrumano": la storia di Luca, donatore di midollo, che con un gesto semplice ha salvato la vita di uno sconosciuto

Ha donato di recente attraverso il prelievo delle cellule staminali midollari dalle creste iliache del bacino, superando anche la fobia degli aghi: "L'ho superata pensando alla persona che aveva bisogno di me. Se io gli dicevo di no, lui moriva". Il suo appello: "Dobbiamo andare oltre alle nostre comodità quotidiane. A 18 anni fatevi un regalo: iscrivetevi all'Admo"

"Non ho subito alcun trauma e non serve un coraggio sovrumano": la storia di Luca, donatore di midollo, che con un gesto semplice ha salvato la vita di uno sconosciuto

 

Quando ho ricevuto la telefonata dal centro trasfusionale di Cuneo ho pensato 'È ora'. E in pochi decimi di secondo ho detto sì”.

Questa è la storia di un donatore di midollo osseo che con un gesto semplice ha salvato la vita di uno sconosciuto. Come prevede il regolamento, la sua identità deve rimanere anonima.

Per comodità, lo chiameremo Luca, nome di fantasia. Possiamo solo dire che è un libero professionista di mezza età della provincia di Cuneo, con moglie e figli. Era iscritto all'Admo da tanti anni. Ha donato di recente attraverso il prelievo delle cellule staminali midollari dalle creste iliache del bacino.

Amici, conoscenti e parenti mi dicono che ho fatto una cosa grande. Sinceramente ho fatto una cosa normale. Chiunque lo può fare. Si può dare una grande mano senza che ce ne rendiamo conto”.

Luca non ha mai avuto dubbi, ma per diventare donatore ha dovuto superare una sua grande paura: “La fobia degli aghi! Quello è stato il più grande scoglio - dice ridendo -, ma l'ho superato pensando alla persona che aveva bisogno di me. Nella mia testa avevo davanti un padre di famiglia che sperava di avere una vita più lunga per stare con i propri figli”.

E poi si commuove: “Se io gli dicevo di no, lui moriva. È importante capire che tu diventi l'unica possibilità per quella persona. Non è un percorso da prendere alla leggera. Bisogna essere chiari con se stessi e farlo in modo convinto perchè poi non puoi più tirarti indietro, soprattutto per l'altro”.

Un percorso serio in cui è stato seguito da personale preparato e attento. “Ho fatto anche un passaggio dallo psicologo. C'è molta scrupolosità a fare in modo che ci sia riservatezza e che tu sia convinto della donazione. Deve essere tale affinchè non ci siano obblighi. Se lo fai liberamente, poi non ti tiri indietro”.

Luca ha donato attraverso la modalità dell'intervento chirurgico, anche se esiste il prelievo delle Cellule Staminali Emopoietiche dalle vene del braccio, utilizzato oggi nel 70% delle donazioni.

E ci tiene a fare una precisazione: “Le cellule staminali midollari non hanno nulla a che fare con il midollo spinale. Non c'è alcuna infermiera cattivissima che viene a farti un prelievo senza anestesia, facendoti male e con il rischio paralisi. Sei seguito in modo molto attento dal lato sanitario. Non ho subito alcun trauma e non serve un coraggio sovrumano. È stata un'esperienza semplice. La sera dell'intervento ero già in piedi. Io sono un tipo che non sta mai fermo e devo ammettere che stare tre giorni in ospedale mi ha permesso di riposarmi. Potevo spegnere il telefono, ho goduto di un attimo di tranquillità per pensare, parlare con mia moglie e godermi un po' la vita. Appena dimesso poi sono tornato al lavoro senza problemi”.

Ma se l'intervento è stato una passeggiata, più complicato per Luca è stato il ritorno alla quotidianità. “Sono emozioni difficili da gestire. Rientri nel 'tran tran' giornaliero dove l'ordinario della vita è dettato da tempi. Dopo la donazione di midollo osseo ti nascono emozioni che ti travolgono. Ti senti benissimo per aver fatto una cosa che ha aiutato un'altra persona. Ero su di giri ma ho capito che non dovevo esagerare nel vivere questa esperienza. L'ho raccontata a chi mi stava vicino senza renderla straordinaria. In fondo è stato un gesto normale e naturale”.

Luca ripensa alla sua esperienza e vorrebbe che se ne parlasse di più nelle scuole. “Si tende ad andare a fare il donatore dal momento in cui c'è qualche amico che ne ha bisogno. Ma in quel momento è già tardi. Solo 1 persona su 100mila è compatibile e a tipizzare ci vuole tempo. Le maestre dovrebbero parlarne in classe, le famiglie dovrebbero raccontarlo ai figli. A 18 anni fatevi un regalo: iscrivetevi all'Admo”.

E conclude con un appello. “Pensate a una cosa. Chi riceve il midollo è come una pila che hanno dovuto scaricare completamente e che aspetta la tua carica per poter ripartire. Dobbiamo andare oltre alle nostre comodità quotidiane. Donare il midollo è davvero un piccolo gesto che richiede poco tempo ma che permette a uno sconosciuto di poter vivere di più con le persone che più gli stanno a cuore. Immaginate di avere davanti una persona che ha estremo bisogno di aiuto. Iscrivetevi ad Admo per ridargli vita e speranza”.

Proprio oggi, 21 settembre, è partita la campagna Admo “MATCH IT NOW!”. Fino al 29 settembre sono previste giornate di sensibilizzazione e tipizzazione ad Alba, Cuneo, Bra, Mondovì, Saluzzo e Savigliano.

Informazioni sul sito www.admopiemonte.org

 

cristina mazzariello

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