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Ambiente e Natura | 03 ottobre 2019, 17:00

Tra i nomi degli aspiranti presidenti del Parco del Monviso spunta l’outsider della politica saluzzese Giovanni Damiano

Il bancario 47enne, con diversi incarichi in Enti e Associazioni con scopi ambientali, ha presentato direttamente in regionale la sua candidatura. Lo abbiamo raggiunto per una chiacchierata a 360 gradi sulla “questione Parco”. Sono emersi già spunti del suo programma e alcune considerazioni sulla partita, squisitamente politica, che si sta creando intorno al rinnovo della Presidenza del Parco

Giovanni Damiano con i figli

Giovanni Damiano con i figli

Vi abbiamo dato conto martedì della candidatura dell’ex sindaco di Villafranca Piemonte, Marina Bordese, alla Presidenza del Parco del Monviso.

Nel dossier dei “papabili” presidenti dell’Ente di gestione delle aree protette, in mano al governatore della Regione Alberto Cirio, v’è però un altro nome, quello di Giovanni Damiano, figlio del compianto e integerrimo presidente Ussl Amedeo.

Il suo curriculum: 47 anni, sposato con due figli, laureato in legge e di professione bancario a Saluzzo, con un passato come consigliere comunale saluzzese e come membro del CdA del Comprensorio alpino della Valle Varaita. Attualmente fa parte della Consulta provinciale della pesca, è responsabile del Settore didattico di Enalpesca Cuneo e ricopre il ruolo di guardia ittica e venatoria. Da due anni presiede l’Associazione “Officina delle idee per il futuro dell'Ospedale civile di Saluzzo” che si batte per difendere la sanità locale.

Damiano ha dunque deciso di presentare alla Regione la sua candidatura alla Presidenza del Parco.

Una candidatura che spariglia un po’ le carte e – nel panorama del rinnovo del vertice dell’Ente Parco – pare essere l’unica smarcata dalle dinamiche di natura squisitamente politica.

Lo abbiamo contattato proprio in queste ultime ore per avere da lui stesso conferma della sua candidatura alla Presidenza dell’Ente di Gestione delle aree protette del Monviso.

Si, ammetto di aver risposto al bando della Regione Piemonte a fine agosto – le sue parole –:  forse un po’ per caso, per provare a vedere cosa sarebbe successo. Poi, parlando con i miei amici in molti mi hanno detto che avevo fatto benissimo”.

Come abbiamo già accennato in premessa, Damiano rivendica la sua indipendenza e il suo essere “slegato” da vincoli di partito: “Non ho tessere di partito o padrini politici: ho solo tanta passione per la natura e le tematiche ambientali, insieme ai valori in cui credo e al desiderio di fare qualcosa per il territorio in cui vivo”.

Insieme alla proposta di candidatura, Damiano ha inoltrato agli uffici regionali anche copia del suo programma.

Un programma operativo, che si basa su di alcune idee: no ad un Parco fatto di divieti, lontano dalla gente; si ad un Parco che crea sviluppo e ricadute positive sui territori, a partire dal lavoro dei giovani e al loro reale coinvolgimento; si a un marchio, a un brand, che caratterizzi i prodotti ‘Made in Monviso’: dai formaggi alle patate, passando per la carne, le mele ed i piccoli frutti…

E mi sono sorpreso positivamente quando pochi giorni dopo l’assessore alla Montagna Fabio Carosso ha tracciato le linee guida regionali sui Parchi che andavano proprio in questo senso: più sviluppo e meno divieti: segno, appunto, che ci avevo azzeccato”.

Nella nostra chiacchierata, poi diventata a 360 gradi, in merito alla “Questione Parco”, Damiano non tralascia alcune considerazioni di ampio raggio.

Spiace vedere che a tratti l’unico problema sia quello di occupare una poltrona, occupare un posto piuttosto che fare qualcosa di concreto: ma la gente che vive nei confini del Parco ha problemi veri, come i cinghiali o i lupi.

Per abbattere un albero pericolante che rischia di cadere in testa a qualcuno oppure per aprire un abbaino nella mansarda di casa quante scartoffie servono? Quanti costi in più?

In questo contesto mi piacerebbe essere il presidente di tutti i Comuni del Parco e di tutto il territorio circostante. Vorrei promuovere attività didattiche ancora più significative nelle scuole, che vorrei

totalmente ‘plastic free’ ad esempio”.

Poi, l’inevitabile accenno alle ultime vicende, che hanno visto contrapposti ai blocchi di partenza per il rinnovo del presidente del Parco la pianura con le vallate saluzzesi: “Trovo assurda la distinzione tra Comuni di pianura e di montagna: ma il Parco non è uno solo? Non si dovrebbe lavorare tutti insieme, andando nella stessa direzione?”.

Nicolò Bertola

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