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Cuneo e valli | 06 ottobre 2019, 07:30

Da Peveragno a Colonia, per diventare maestra d'asilo: l'avventura bilingue di Emma Olivero

"Per ora non penso seriamente di ripartire, ma una volta che si comincia a scoprire il mondo, è difficile fermarsi; viaggiare mi ha regalato anche la consapevolezza di quanto sia bella casa mia"

Da Peveragno a Colonia, per diventare maestra d'asilo: l'avventura bilingue di Emma Olivero

- Ciao Emma. Partiamo dal principio: perché hai scelto di vivere un'esperienza all'estero?

Quella a Colonia non è stata la mia prima esperienza all'estero. Nel 2015, infatti, avevo già fatto domanda per il classico Erasmus per studio, che mi portò a vivere un anno in Spagna, durante il mio quarto anno di università.

Una volta tornata avevo dovuto dare molti esami e pensare alla tesi, ma sapevo di non volermi fermare e ho fin da subito considerato l'idea di un secondo Erasmus post laurea. Una volta sperimentata, è un'esperienza che è difficile non voler ripetere.

- Hai realizzato un tirocinio in un asilo bilingue italo-tedesco di Colonia. Ce ne vuoi parlare?

Il mio tirocinio si è svolto in un asilo italo-tedesco che ha attualmente due sedi a Colonia ed è durato due mesi. Ho avuto modo di lavorare in entrambe le sedi, conoscendo professionisti giovani e preparati, con molta voglia di mettersi in gioco.

Il team era composto da madrelingua italiani e madrelingua tedeschi, i quali dovevano rivolgersi ai bambini usando solo o, in alcuni casi prevalentemente, la lingua madre, in modo tale da offrire ai bambini la migliore esperienza linguistica possibile.

I bimbi erano per la maggior parte tedeschi, alcuni con parenti italiani e altri ancora di nazionalità diverse con genitori però che volevano offrire al loro figlio l'apprendimento di una nuova lingua già in tenera età. C'erano infatti bambini molto piccoli (intorno all'anno di età), fino a bambini in età prescolare (6 anni).

Per il primo mese ho lavorato nella prima sede dell'asilo, in cui sono stata maggiormente a contatto con il gruppo dei bimbi più piccoli. Durante il secondo mese, invece, ho lavorato soprattutto con bambini di 5/6 anni, presso la nuova sede dell'asilo, aperta qualche anno fa in centro città.

- Com'è stato vivere in Germania "da straniera"?

Vivere in Germania "da straniera" non è stato difficile, pur trattandosi di un periodo abbastanza breve, infatti, ho avuto modo di verificare la fama della città di Colonia, conosciuta come "l'Italia della Germania".

Si tratta infatti di una città molto aperta, sotto tanti punti di vista, caratteristica non facile da trovare in altre città tedesche. Ho conosciuto altri ragazzi Erasmus, provenienti da molti paesi diversi, ed anche ragazzi tedeschi, che per la maggior parte, si sono rivelati persino più accoglienti dei ragazzi conosciuti durante l'Erasmus in Spagna!

Vivere in Germania "da straniera", ovviamente, ha anche significato imbattersi in una lingua mai studiata prima, che però, come molte altre, mi affascinava. In città e a casa parlavo inglese (i giovani lo parlano quasi tutti benissimo), al lavoro parlavo italiano e avevo iniziato a studiare un po' di tedesco per conto mio.

Ho da poco riscoperto una passione per le lingue che in realtà ho sempre avuto e, proprio grazie al mio tirocinio a Colonia, ho deciso di ricominciare a studiare ed iscrivermi a Lingue, come seconda laurea.

- Che differenze hai notato - in ambito professionale ma anche in senso più ampio - tra l'Italia e la Germania?

In ambito professionale posso dire di aver imparato molto, soprattutto sull'importanza dell'esposizione ad altre lingue fin da molto piccoli. Purtroppo credo che questo aspetto non sia ancora considerato così importante da noi. Mi piacerebbe in un futuro lavorare di nuovo in una scuola bilingue, magari però nelle nostre zone.

- Consiglieresti un'esperienza di questo tipo ai giovani studenti come te?

Consiglio sicuramente un 'esperienza di questo tipo a tutti. Agli studenti, ai laureati, a chi ha già iniziato a lavorare ma sente di voler provare un'esperienza diversa. Naturalmente non è sempre facile, io ho avuto una borsa di studio Erasmus che mi ha aiutata economicamente.

Ma al di là del supporto economico ho fatto tutto io. Ho cercato la scuola, la casa, ho pensato ad un progetto di tirocinio da svolgere e tutto questo mi ha portato delle belle soddisfazioni. E' pieno in giro di ragazzi cosiddetti "Erasmus" che lo fanno in continuazione, quindi non voglio darmi nessun merito particolare. Sarebbe bello però, se fosse un modo di vivere più diffuso, per chi avrebbe la possibilità di sperimentarlo.

- Hai in mente di ripartire per un altro tipo di attività all'estero? Se sì, dove?

Per ora non penso seriamente di ripartire per un'altra esperienza del genere, anche se mi piacerebbe riuscire a stare per un periodo in Russia per studiare bene la lingua (che ho iniziato a studiare all'università insieme a spagnolo e inglese). Non sarà così semplice, forse, in quanto attualmente sono un'insegnante part-time e una studentessa. Vedremo.

Come ho detto prima, una volta che si comincia a scoprire il mondo, è difficile fermarsi. Anche se, nel mio caso, viaggiare e vivere all'estero, mi ha regalato anche la consapevolezza di quanto sia bella casa mia.

simone giraudi

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