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Attualità | 09 ottobre 2019, 12:01

Il grido d'allarme del presidente di Confartigianato Mondovì: "Comparto casa a un passo dal tracollo, si applichino gli emendamenti alla legge di stabilità"

"Gli artigiani al 68% sono costituiti da imprese individuali e molto probabilmente saranno costretti a chiudere bottega nel 2020 a causa degli adempimenti imposti dallo Stato", aggiunge Paolo Manera

Paolo Manera, presidente di Confartigianato Mondovì

Paolo Manera, presidente di Confartigianato Mondovì

"Il 27 ottobre arriverà la legge di stabilità che, se non saranno accolti gli emendamenti auspicati da Confartigianato attraverso i rappresentanti dei vari partiti, determinerà in assoluto il periodo più nero degli ultimi 50 anni per il comparto casa".

Non adopera mezzi termini Paolo Manera, presidente di Confartigianato Mondovì, per lanciare il proprio grido d'allarme circa lo scenario che si sta delineando in Italia: "Gli artigiani al 68% sono costituiti da imprese individuali che, nel comparto casa, si occupano di serramenti, opere in ferro, opere edili e impianti. Con il loro operato rappresentano circa il 30% del PIL italiano e molto probabilmente nel 2020 saranno costretti a chiudere bottega a causa degli adempimenti imposti dalla loro nazione. Le novità introdotte dall'Ecobonus, Sismabonus e sconto in fattura non possono essere sostenute da liquidità di cassa delle imprese. Lo Stato italiano pretende di addebitare all'imprenditore le detrazioni fiscali che competerebbero allo Stato stesso (come avvenuto fino ad ora). Tutto ciò per non aumentare il debito pubblico. Come può una piccola-medio impresa, in questi tempi di recesso economico, dove l'utile medio oscilla tra l'8 e il 12%, accollarsi sconti immediati sul fatturato che vanno dal 50 all'85% dell'importo lordo?".

"In sostanza - aggiunge Manera - con l'applicazione di tale normativa gli imprenditori incasserebbero dal 50 al 15 % delle loro fatture, pur avendo anticipato e sostenuto integralmente (non solo al 50 o al 15%) i costi per i materiali e per gli stipendi dei dipendenti. È inutile che lo Stato venda questa manovra in modo populistico come un'opportunità per il consumatore: nelle imprese lavorano gli stessi consumatori e, se non c'è impresa, non ci sono consumi. Probabilmente il sistema economico nazionale, alla luce dei 90.000.000.000 euro (pari a tre manovre finanziarie), ha pensato bene di accollare questa spesa a chi già paga le tasse e genera PIL per lo Stato che arranca con difficoltà".

Ecco, quindi, l'appello finale: "In rappresentanza di tutte quelle piccole e medie imprese che fanno parte del comparto casa, chiedo all'attuale governo di abolire questo sistema di detrazione o, in alternativa, di creare una rete ad hoc per la cessione dei crediti, in modo che la liquidità di cassa non pesi sulle piccole e medie imprese, e che faccia sì che la cessione dei crediti non le trasformi in schiave dei grandi gruppi finanziari. Lo Stato dovrebbe finalmente prendere coscienza del fatto che il mondo artigiano è il suo motore. La tradizione della piccola-medio impresa che fa parte delle fondamenta dello Stato è invidiata da tutto il mondo e non ha eguali. Con quest'ultima manovra, tuttavia, lo Stato la sacrificherebbe in nome del potere di pochi grandi gruppi che mirano esclusivamente al profitto e ad autoalimentare le proprie finanziarie".

Alessandro Nidi

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