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Click sulla Psicologia | 09 ottobre 2019, 13:16

Ogni cosa a suo tempo, o forse no…?

Il giudizio sulle azioni degli altri è fondamentale sbagliato poiché ognuno di noi cammina con le proprie scarpe, su una strada che ha scelto o purtroppo gli è stata imposta, ma se quella persona trova la propria serenità e felicità facendo cose un po' fuori dagli schemi, magari fuori dai tempi che ci si aspetta in maniera convenzionale, chi è “l'altro” per giudicare la felicità altrui?

Ogni cosa a suo tempo, o forse no…?

Ageismo è un inglesismo che indica la discriminazione nei confronti di una persona in base alla sua età. Ma…l’età è solo un numero, che riflette quante volte abbiamo visto la primavera, tempo di rinascita e di crescita…

Un concetto che ci viene insegnato fin da bambini e che cresce in noi, è che ci sia un’età giusta per ogni cosa. È un modo di ragionare e intendere la vita che molti accettano passivamente e si prende per certo. Si dice che si può essere spensierati e davvero felici solo quando sei un bambino, perché non hai preoccupazioni. E poi cresci, a 20 anni devi studiare, a 30 devi fare figli, a 40 devi lavorare per pagare il mutuo, a 50 aspettare la pensione, a 60 rallentare e a 70 goderti la vita. A 80, se ci arrivi, sei “troppo vecchio”….per fare qualsiasi cosa.

Voi cosa ne pensate? Io non sono troppo d'accordo.

Questo modo di ragionare è frutto del desiderio dell'uomo e dello stereotipo dettato dalla cultura, di categorizzare tutto e tutti. Ci viene più facile vivere se sappiamo esattamente cosa è giusto per qualcuno o per qualcosa.

“Dimmi che età hai e ti dirò cosa dovresti fare della tua vita” come se ci fossero delle scadenze, come se ognuno avesse già scritto cosa è giusto fare e quando. Ma secondo chi? Chi determina il cosa e  come fare qualcosa nel momento in cui deve essere fatto?

Seguendo queste istruzioni universali e intransigenti, possiamo stare tranquilli di non essere giudicati: nessuno ti dirà mai che stai sbagliando se a 20 anni frequenti l’università o lavori e a 60 anni decidi di goderti i risparmi di una vita iniziando a viaggiare. Il problema, a volte, si pone se a 20 anni vuoi viaggiare per il mondo e a 60 anni vuoi frequentare l’università: di fronte a questi casi particolari, colui che ha sempre seguito la cosiddetta “normalità” rimane interdetto e giudica.

Perché per molte persone non è concepibile l’idea che qualcuno faccia semplicemente ciò che lo rende felice? Senza ferire o recare danno a niente ed a nessuno, ovviamente.

È un’idea che fa paura, come tutto ciò che è diverso e inesplorato. D’altronde, se nell’immaginario comune la vita è sofferenza, responsabilità, amarezza e “mai ‘na gioia”, perché  qualcuno si permette di provare ad essere felice? Senza rimanere incastrato in un'età, in un'idea, in una scatola.

Lavorando con pazienti di età diverse spesso riscontro questo grande limite, dato dal fatto che molti sono infelici ed a disagio perché non hanno rispettato i tempi dettati dalla società, perché non stanno nelle aspettative che famigliari e amici hanno pensato per loro. Perché non studi, perché non fai figli, perché non ti sposi, perché viaggi così tanto e non risparmi, perché… Perché… ad ogni età, ci sono tappe fondamentali di crescita e sviluppo, certo, ma non è tutto predeterminato e scritto.

Una cosa che mi piace ricordare ai miei pazienti è che ognuno ha il suo tempo, il proprio ritmo. Non si deve temere di essere sbagliati se a 30 anni si vuole viaggiare, al posto di fare figli o se a 50 si vuole provare a fare l’università. La vita stessa ci pone già dei limiti, economici, sociali ecc. È importante provare a essere felici, nel limite del rispetto degli altri e di Se stessi.

Penso che l'età sia solo un numero, un limite immaginario, un ostacolo senza sostanza. Non è l’età a determinare la forma della felicità, questo è importante.

Questo è importante per bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Nello specifico, con il termine “ageismo” infatti si intende la discriminazione e la stereotipizzazione sulla base dell’età di una persona. Ci mostriamo ageisti ogni qualvolta cambiamo comportamento verso una persona perché influenzati dall’età che supponiamo lei abbia. Questo pregiudizio, ad esempio, nasce dallo stereotipo secondo cui la vecchiaia sia un periodo di decadimento fisico e cognitivo al quale non si può porre rimedio. Questo destino viene riconosciuto a tutti senza distinzione, tant’è che rimaniamo stupiti quando si incontra una persona anziana nel pieno delle proprie facoltà che continua a portare avanti le sue attività e mantiene uno spirito attivo. Nella nostra società ci sono ancora delle nozioni rigide seppur siano ormai obsolete, come l’idea che la scuola sia per i giovani, il lavoro sia per persone di mezza età e il riposo per gli anziani: è evidente che si continua ad apprendere durante tutto l’arco della vita e che anche una volta conclusa l’attività lavorativa si devono portare avanti alcune attività, come la gestione dei nipoti, che sono ben diverse dalla tranquillità..

Infine, alla luce di quanto riportato, penso sia importante riflettere su questo argomento, ognuno nel proprio piccolo. Il giudizio sulle azioni degli altri è fondamentale sbagliato poiché ognuno di noi cammina con le proprie scarpe, su una strada che ha scelto o purtroppo gli è stata imposta, ma se quella persona trova la propria serenità e felicità facendo cose un po' fuori dagli schemi, magari fuori dai tempi che ci si aspetta in maniera convenzionale, chi è “l' altro” per giudicare la felicità altrui?

…l’età è solo un numero, che riflette quante volte abbiamo visto la primavera, tempo di rinascita e di crescita…

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Ernestina Fiore

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