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Agricoltura | 10 ottobre 2019, 15:30

“Noi margari non vogliamo sterminare il lupo, ma chiediamo solo di poterci difendere dagli attacchi”

Intervista a Giovanni Dalmasso, il presidente dell’Associazione per la difesa degli alpeggi piemontesi, che chiede un incontro con il Governatore del Piemonte: “Alberto Cirio si schieri dalla nostra parte e non ci lasci soli”

Giovanni Dalmasso in Alta Valle Po con la sua mandria

Giovanni Dalmasso in Alta Valle Po con la sua mandria

Con il sopraggiungere dell’autunno, volge al termine la stagione degli alpeggi in quota. Molti margari sono già demonticati. Altri lo faranno nei prossimi giorni.

Giovanni Dalmasso, presidente dell’Adialpi, Associazione per la difesa degli alpeggi piemontesi, traccia dunque un bilancio dell’estate sui pascoli piemontesi, alla luce “degli attacchi dei lupi che pastori e margari hanno dovuto subire”.

Dalmasso, che da sempre porta avanti le criticità degli allevatori in relazione alla “questione lupo”, non usa mezzi termini, e chiede con forza un incontro con il Governatore del Piemonte: “Alberto Cirio – dice – si schieri dalla nostra parte e non ci lasci soli”.

L’Adialpi sostiene, numeri alla mano, come ormai le prede del lupo non siano soltanto più animali di medio-piccola taglia, come ovini e caprini, ma che si stia assistendo, in seguito all'aumento del numero di predatori e dei branchi, a numerosi attacchi anche ai bovini, sia vitelli che vacche adulte.

I sistemi di difesa hanno fallito - spiega Dalmasso - le reti non bastano, i cani da guardiania, oltre ad essersi dimostrati in molti casi pericolosi per i turisti, sono inefficaci.

Gli allevatori che hanno investito molto denaro nella difesa hanno subito ugualmente attacchi, ormai i lupi sono troppi e hanno sempre meno paura dell’uomo, si avvicinano alle case, accompagnano le mandrie e i greggi al pascolo senza paura dei cani o del pastore e quando attaccano, oltre al capo predato, rischiano di spingere nei dirupi il resto del gregge, provocando ferite, aborti, stress agli animali e conseguenti danni economici all’allevatore di cui non verrà mai rimborsato.

Anche per i capi predati i valori dei rimborsi non sono adeguati e soprattutto l’iter è lungo e molte volte gli indennizzi non sono mai arrivati.

Come se non bastasse il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia elaborato dal Ministero dell’Ambiente fa un passo indietro rispetto alla bozza precedente, bocciata dalla Conferenza Stato-Regioni, che si era opposta agli abbattimenti”.

Se – da un lato – il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha quindi dichiarato che gli abbattimenti non servono, Dalmasso – dall’altro – invoca una strategia di difesa.

Nella pratica, però, non ci sono idee o soluzioni innovative rispetto al passato: “Semplicemente ci si intestardisce – spiega il presidente Adialpi – con i soliti metodi di difesa che hanno fallito fino ad oggi e che stanno mettendo a rischio il lavoro di quasi 1000 aziende sul territorio piemontese che svolgono un ruolo fondamentale per la tutela dell’ambiente e la conservazione del territorio.

Le conseguenze dell’abbandono dei pascoli e della montagna da parte delle attività dell’uomo sono ormai evidenti: frane, smottamenti, alluvioni sono ormai sempre più frequenti in tutto il Paese, con gravi costi economici e soprattutto pericoli per l’uomo.

Siamo tutti bravi a dar la colpa all’inquinamento, alle emissioni, ai rifiuti, ma forse la vera causa della maggior parte di queste calamità è dovuta proprio all’abbandono dell’agricoltura e dell’allevamento in moltissime aree.

Il presidio del territorio è fondamentale per poter continuare ad ammirare le bellezze che la natura ci offre: una montagna abbandonata è destinata al degrado, all’imboschimento, alle frane, agli incendi, solamente l’uomo con il suo lavoro può evitare questa fine.

Purtroppo, le attuali scelte politiche non tengono in considerazione questo fatto e l’eccessiva tutela del lupo sta comportando un progressivo abbandono dei pascoli. Gli allevatori sono demoralizzati: se non possiamo difenderci, non ci resta che abbandonare questo lavoro che facciamo da generazioni”.

Ne scaturisce une ferma presa di posizione dell’Adialpi: “Non possiamo accettare questa soluzione: centinaia di famiglie salgono ogni anno sugli alpeggi del Piemonte, sono parte della tradizione e della cultura piemontese, sono produttori di formaggi e carni di qualità, svolgono un lavoro nobile, finalizzato al benessere animale e alla conservazione del territorio, non possiamo permettere che tutto ciò sparisca.

La politica ci deve aiutare”.

La richiesta da sottoporre al Governatore Cirio? “È una sola, molto semplice: non vogliamo sterminare il lupo, ma vogliamo poterci difendere in caso di attacco. Il diritto alla difesa credo sia fondamentale se vogliamo preservare la tradizione dell’alpeggio.

I margari devono poter abbattere i lupi che predano i loro animali, continuare a subire attacchi e perdite senza potersi difendere sta diventando veramente insopportabile.

I numeri parlano chiaro, il lupo non è più in via d’estinzione e sta popolando tutto l’arco alpino; di margari invece ce ne sono sempre meno e l’estinzione di quel che io considero il lavoro più bello al mondo non la vedo così lontana”.

Nicolò Bertola

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