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Cronaca | 11 ottobre 2019, 10:41

Santa Vittoria d’Alba, anziana truffata da falso tecnico del gas: le porta via preziosi per 220mila euro

"Raccolga i gioielli e li metta in questo sacchetto nel frigo: nostre strumentazioni rischiano di rovinarli". E si allontana con l’ingente bottino. Dai Carabinieri quattro semplici regole da seguire per capire se quello che abbiamo davanti è un truffatore

Santa Vittoria d’Alba, anziana truffata da falso tecnico del gas: le porta via preziosi per 220mila euro

Ha contorni importanti, vista l’entità del bottino, l’ennesimo caso di truffa ai danni di anziani messo a segno nell’Albese. Il fatto, denunciato alla Stazione Carabinieri di Santa Vittoria d’Alba, ha avuto come vittima una donna ultra70enne residente in frazione Cinzano, derubata di preziosi e monili per l’ingente valore di 220mila euro.

LE MODALITA’ DEL COLPO
La tecnica è sempre molto simile a sé stessa. Una persona si presenta presso l’abitazione della vittima, in quel momento sola in casa, spacciandosi per tecnico del gas e spiegando che nello stabile è in atto una perdita, e che quindi occorre accertare se questa stia interessando anche l’abitazione del malcapitato. Per verificarlo – viene spiegato dal truffatore – bisogna però utilizzare un macchinario il cui funzionamento ha lo spiacevole effetto collaterale di annerire ori e argenti, oppure di danneggiare le banconote. Per cui viene chiesto di raccogliere tutti i gioielli o i contanti che si hanno in casa e di riporli "al sicuro" in un sacchetto, da riporre poi all’interno di un luogo schermato, al riparo da tali radiazioni, nella fattispecie il frigorifero.
A quel punto il gioco è praticamente fatto. Al truffatore, che intanto ha carpito la fiducia della propria vittima, è sufficiente distrarla con una scusa, allontanandola per un attimo dal locale, per mettere le mani su un bottino – impossessandosi del sacchetto o sostituendolo con uno vuoto – che in questo caso si è rivelato particolarmente sostanzioso.
Al quel punto il colpo è compiuto e al malfattore non rimane che abbandonare rapidamente la scena del crimine, lasciando la vittima nello sgomento dell’amara scoperta, momento spesso accompagnato da un senso di frustrazione e vergogna che induce molti a non presentare nemmeno denuncia e in taluni casi a celare l’accaduto persino ai propri congiunti.      

COME RICONOSCERLI: QUATTRO REGOLE D’ORO
Nella costante attività di informazione sul territorio svolta a scopo preventivo a favore soprattutto della fascia più debole e indifesa della popolazione, gli uomini del Comando provinciale dell’Arma ricordano che per difendersi da simili approcci truffaldini è bene seguire quattro semplici regole, utili a riconoscere in modo pressoché inequivoco quando di fronte abbiamo un potenziale truffatore.

1. Il truffatore è sempre uno sconosciuto e si presenta inatteso. Non sappiamo chi sia, non siamo stati avvisati in alcun modo della sua visita.

2. Il truffatore veste bene e parla bene, in casi specifici veste con surrogati delle tute da lavoro collegabili alla mansione che dovrebbe ricoprire (che sia addetto dell’azienda del gas, dell’acquedotto o addirittura agente di polizia). In ogni caso il modo di presentarsi è funzionale a superare il muro di difesa normalmente eretto dalla vittima.

3. Il truffatore racconta una storia che mette in allarme la vittima prescelta. Può essere il furto in un’abitazione vicina ("Dobbiamo controllare se i ladri sono venuti anche qui", diventa la scusa) oppure una fuga di gas, una perdita dell’acqua o la possibile presenza nell’abitazione di banconote false. In ogni caso si tratta sempre di una problematica che ha l’effetto di mettere in allarme la vittima.

4. La soluzione del problema passa sempre dalla richiesta a quest’ultima di esibire quanto di prezioso presente nell’abitazione.

COME DIFENDERSI
Se siamo di fronte alle circostanze elencate nei quattro punti citati sopra siamo quasi certamente di fronte a un tentativo di truffa. Come difendersi quindi?
Il consiglio dei Carabinieri è quello, innanzitutto, di non fare entrare in casa sconosciuti che si presentino alla nostra porta. Non aprirgli, tenerli fuori, al limite parlare loro attraverso la porta, tenere comunque inserita la catenella di sicurezza del portoncino semmai, spiegare che non ci fidiamo e che chiameremo un parente, un amico, un vicino o meglio ancora il numero di emergenza 112, e quindi farlo.  
Generalmente in casi simili non dobbiamo temere per la nostra incolumità. Molto raramente i profili di chi commette una truffa e di chi si spinge invece a perpetrare il reato di rapina (che infatti viene punito in maniera molto più pesante dal Codice Penale) coincidono. Per questo, in genere, quando capisce di non essere riuscito a conquistare la nostra fiducia, il truffatore abbandona il campo in fretta e furia.

Ezio Massucco

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