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Sanità | 11 ottobre 2019, 14:59

AslCn1, tra gli 'over 65' 1 paziente su 4 è cronico: mille già presi in carico in 12 ambulatori: “Cuneo all’avanguardia, serve un patto con le istituzioni”

Presentate a Cuneo le linee del Piano locale della cronicità. Gli ambulatori nei 4 distretti saranno 20 entro il 2020

AslCn1, tra gli 'over 65' 1 paziente su 4 è cronico: mille già presi in carico in 12 ambulatori: “Cuneo all’avanguardia, serve un patto con le istituzioni”

Un cambio di paradigma in ambito sanitario per ridurre gli accessi al pronto soccorso e per i ricoveri. E’ la sfida che si vuole portare avanti con il Piano Nazionale della Cronicità del Ministero della Salute che vuole individuare un disegno strategico comune inteso a promuovere interventi basati sulla unitarietà di approccio, centrato sulla persona ed orientato su una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza.

In questo percorso l’AslCn1 si inserisce tra le eccellenze a livello piemontese, ma non solo.


VIDEO REALIZZATO DA ASLCN1

“Il Piemonte è tra i vertici in Italia per indicatori di vecchiaia e tra i primi per aspettative di vita”
– ha spiegato in conferenza oggi, venerdì 11 ottobre, il direttore generale AslCn1 Salvatore Brugaletta“Necessario quindi intervenire per mantenere la qualità di vita e di salute di quella fascia di popolazione attivando una programmazione locale per la cronicità creando un sistema orientato alla gestione di queste criticità.”

L’obiettivo è quello di seguire i pazienti cronici o multipatologiche  che nell’area di competenza dell’AslCn1 sono il 24% tra gli ultra 65enni. Nella maggior parte dei casi si tratta di casi di scompenso cardiaco, rischio scompenso, diabete (dove sono attivi sul territorio 13 ambulatori dedicati), BPCO (bronco pneumopatia cronica ostruttiva). Le chiamano “nuove epidemie,” e sono la causa di oltre il 50% di frequenti ricoveri ogni anno. Questo porta  all’inevitabile intasamento degli ospedali, all’allungamento dei tempi di attesa, al disagio per i pazienti oltre a risultare costoso in termini di spesa sanitaria.

Le azioni attivate in questo senso nei quattro distretti (Cuneo, Saluzzo, Mondovì, Savigliano) sono molteplici. Sul territorio sono stati aperti negli ultimi tre anni 12 ambulatori della salute e contano a diventare 20 entro la fine del 2020. Il saluzzese è la zona maggiormente “coperta” con cinque centri: a Saluzzo, Moretta, Paesana, Barge e Frassino. A seguire il cuneese con tre: Boves, Dronero e Demonte. Due nel monregalese: Garessio e Ormea. Due tra fossanese e saviglianese: Fossano e Racconigi. Previste altre aperture  Mondovì, Ceva, Savigliano, Margarita e due o tre ambulatori a Cuneo.

Questi centri nascono per garantire accessibilità ai servizi in un territorio ricco di valli è uno snodo virtuoso tra medico di famiglia e specialista, con un piano di cure monitorato.

“Garantire la salute in ogni luogo e in ogni politica”. Giuseppe Noto, direttore sanitario dell’Asl CN1 ricorda lo slogan coniato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che “segna un cambio di paradigma, disegnando una prospettiva di profonda innovazione che fa dell’Asl Cuneese un modello in Piemonte.”

“Un percorso che interessa già un migliaio di pazienti sul territorio e che ha richiesto di superare numerose criticità – ricorda Enrico Ferreri, coordinatore delle attività distrettuali dell’Asl – sia nel rapporto con i medici di medicina generale sia sul piano della formazione delle risorse infermieristiche.”

L’infermiere in questo percorso è la figura centrale: agevola il lavoro di medico di famiglia e specialista, svolge una funzione proattiva e di monitoraggio del paziente.

“Abbiamo accesso al Master dell’infermiere di famiglia e di comunità – ha spiegato Anna Maddalena Basso è la responsabile del servizio delle professioni sanitarie - per una formazione che consenta all’infermiere di evolvere da figura puramente prestazionale a professionista con un ruolo proattivo”.      

Nel corso della conferenza Noto ha lanciato la proposta di un patto tra le Istituzioni: “Serve un patto con tutti gli attori istituzionali: comuni, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, farmacie convenzionate (la recente convenzione regionale per formalizzare la cosiddetta “Farmacia dei servizi”, ndr), pazienti e loro caregiver. Stiamo lavorando anche all’individuazione di un agente di salute laico, nei vari Comuni, o pazienti e familiari esperti, convinti come siamo che il futuro della prevenzione e il successo del nostro ambizioso progetto passi anche attraverso il coinvolgimento di chi, direttamente o indirettamente, vive la malattia.”  

Nel progetto ha un ruolo centrale anche l’ospedale (attore importante al momento delle dimissioni del paziente). “In uno scenario epidemiologico che cambia e richiede a noi di cambiare” – ha concluso Monica Rebora direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle - l’azienda ospedaliera ha partecipato con convinzione ai progetti, scritti sempre a quattro mani, cosa non sempre scontata”.

Daniele Caponnetto

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