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Cronaca | 16 ottobre 2019, 18:15

Cuneo, cinquantenne a processo per lesioni e violenza sessuale

L’episodio risale all’agosto 2018. La presunta vittima aveva detto di essere stata picchiata e violentata dall’uomo che l’aveva ospitato in casa

Foto generica

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Picchiata e violentata per ore dall’uomo che la ospitava in casa . E’ quanto aveva raccontato una cinquantaseienne italiana al figlio che, avendola vista sporca e con segni di percosse sul corpo, l’aveva subito portata in pronto soccorso.

A dover rispondere dei reati di violenza sessuale e lesioni personali contestati dal pm Marinella Pittaluga è un cinquantunenne italiano, che vive in uno stato di degrado nel centro di un paese alla porte di Cuneo.

Questa mattina in tribunale il figlio della donna, costituita parte civile, ha testimoniato quanto sarebbe accaduto a fine agosto 2018: “Dopo molti tentativi ero riuscito a fissare un appuntamento con mia madre, che dopo la separazione da mio padre, negli ultimi anni avevo frequentato poco o nulla. Quando arrivò a casa mia mi resi immediatamente conto che non stava bene: era sporca, zoppicava e portava segni di violenza sul visto, braccia e gambe. Disse che l’imputato quella notte l’aveva picchiata, ma non solo: era anche stata violentata. Dopo era stata obbligata a restare rannicchiata in un angolo della stanza fino a quel mattino, quando lui ,sapendo che avremmo dovuto incontrarci, le restituì il cellulare e la lasciò uscire di casa”. Il giovane aveva registrato con il suo telefono il racconto della madre, che poi aveva consegnato ai carabinieri.

La donna, dopo essere stata medicata in ospedale, era stata dapprima accolta dall’associazione antiviolenza femminile “Mai+sole” a Savigliano, e poi ospitata in una comunità protetta, dove si trova attualmente. Come ha spiegato l’assistente sociale che l’aveva in carico, la cinquantaseienne che sta seguendo un percorso riabilitativo per uscire dalla dipendenza dall’alcol, era stata ospitata dall’imputato: “Anche lui è seguito dal nostro consorzio per problemi di alcolismo, lo accompagniamo ogni settimana al Sert”. I due vivevano in una stanza di un alloggio fatiscente nel centro del paese: “L’acqua la prendevano dalla fontana, si scaldavano con una stufa”.

La testimone ha anche spiegato che l’uomo, in gravi difficoltà economiche, è invalido al 50 per cento perché soffre di una patologia alla schiena: “Nell’ultimo anno le sue condizioni sono peggiorate, dovrebbe essere operato. Ma prima aveva una maggiore autonomia”.

Non penso abbia problemi di schiena, mi ero preso un calcio da lui”, ha invece sostenuto il fratello dell’imputato. “Siamo in cattivi rapporti, io l’ho anche denunciato”. L’uomo ha raccontato che un mese circa dopo la presunta violenza, aveva incontrato in un bar la donna, della quale è amico: “Mi disse che mio fratello l’aveva picchiata e violentata a casa sua. Mi aveva mostrato le foto che le avevano scattato in ospedale. Poi venne da me ma stava male, avevo dovuto chiamato il 118”.

Il processo è stato rinviato al 29 gennaio per la discussione.



Monica Bruna

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