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Attualità | 20 ottobre 2019, 19:23

"Tartufi, un patrimonio da preservare": il discorso del monregalese Bressano in Senato

Il vicepresidente regionale dell'Unione dei Tartufai ha portato all'attenzione della Commissione Agricoltura le istanze di 4mila "trifulau"

"Tartufi, un patrimonio da preservare": il discorso del monregalese Bressano in Senato

Il sempiterno legame che unisce il Piemonte al tartufo diviene improvvisamente la chiave di volta per riscrivere il futuro e disciplinare la raccolta del pregiato fungo ipogeo a livello nazionale.

Determinanti, in tal senso, sono state le istanze che il monregalese Giancarlo Bressano, vicepresidente regionale dell'Unione dei Tartufai, ha portato all'attenzione della Commissione Agricoltura del Senato nella giornata di martedì 15 ottobre, nell'ambito di una trasferta capitolina rivelatasi utile a dare voce alle richieste di 4mila trifulau.

"Il Piemonte - ha affermato Bressano - è stato sicuramente il principale protagonista del grande movimento che si è sviluppato e delle conseguenti ricadute economiche positive su tutta l'Italia. Le tradizioni e il patrimonio culturale afferenti al tartufo sono state sapientemente valorizzate dall'operato dell'ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba e del Centro Nazionale Studi Tartufo. Il Piemonte ha reso il Tuber Magnatum Pico uno dei principali brand ambasciatori del Belpaese nel mondo, capace di dare visibilità anche a specie meno pregiate e innescare sinergie virtuose sia con altri prodotti, sia con il territorio in generale. Storicamente, la ricerca da parte dei trifulau piemontesi si è svolta con riti e tradizioni che desideriamo mantenere e trasmettere alle prossime generazioni. Tutto ciò rappresenta per noi un'importante garanzia di conservazione di un patrimonio culturale che ha un valore romantico come anche un valore identitario".

Sono stati in totale 7 i punti toccati da Giancarlo Bressano nel suo discorso: ve li proponiamo integralmente di seguito. 

"LIBERA RICERCA" "Proponiamo che la dicitura presente nell'articolo 3 della Legge 752/1985 'La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati' vada mantenuta nella sostanza, ma specificata nella forma nel seguente modo: 'La ricerca e la raccolta dei tartufi sono libere in tutti i terreni privi di frutti pendenti, nei terreni demaniali e lungo i corsi d'acqua'. L'Unione delle associazioni trifulau piemontesi sostiene da sempre la libera ricerca quale fondamento di quel patrimonio culturale afferente al tartufo e importante garanzia di conservazione dello stesso. Riteniamo che vada salvaguardato ciò che ci hanno tramandato i nostri antenati cercatori, ovvero la possibilità di percorrere i sentieri tra boschi e colline nel pieno rispetto dell'ambiente e assumendo un ruolo di sentinelle del territorio".

"RIDUZIONE DELLE ZONE AD ACCESSO RISERVATO" "Proponiamo la riduzione delle zone ad accesso riservato a pochi. Riguardo alle tartufaie controllate, proponiamo che su base comunale non possano essere autorizzate per una superficie totale superiore al 10% del territorio produttivo, ovvero con essenze arboree già produttive (da specificare per non fare confusione con il territorio vocato) e che le singole tartufaie controllate non possano avere una superficie superiore a 3 ettari oltre a una distanza minima tra esse non inferiore a 500 metri. Proponiamo che le limitazioni di massima estensione per singola tartufaia controllata e di distanza tra tartufaie controllate valgano sia per le nuove autorizzazioni che per le esistenti, in occasione del primo rinnovo successivo all'entrata in vigore della nuova norma. Occorre limitare al massimo le concessioni delle riserve. Oltre ad essere antistoriche, hanno ormai assunto una dimensione tale da risultare un ostacolo oggettivo all'attività dei liberi tartufai. Questi, infatti, sono costretti in spazi sempre più ridotti e meno produttivi, poiché quelli maggiormente produttivi vengono progressivamente chiusi. Ciò innesca un pericoloso meccanismo vizioso, ovvero: incremento delle superfici riservate, riduzione del numero di liberi tartufai, riduzione del gettito fiscale, minori risorse da destinare alla conservazione del patrimonio tartufigeno e quindi impoverimento del patrimonio tartufigeno".

"PROTEGGERE LE PIANTE A VOCAZIONE TARTUFIGENA" "Proponiamo lo sviluppo da parte delle Regioni di un regolamento che, in base alle aree tartufigene individuate nell'apposita cartografia, protegga le piante a vocazione tartufigena da abbattimenti selvaggi o ingiustificati. Come molti avranno potuto appurare, la produzione del Tuber Magnatum Pico è drasticamente scesa negli ultimi decenni. Se parte di questo fenomeno lo dobbiamo ascrivere ai mutamenti climatici in atto, anche l'uomo ha fatto la sua parte. Grandi inurbamenti, trasformazione di intere colline in monoculture, abbattimenti di boschi e abbandono delle campagne hanno determinato un calo della produzione di tartufo bianco d'Alba, che alcuni dicono inarrestabile. Dato per scontato che la ricerca scientifica non è ancora in grado di fornire strumenti utili alla coltivazione del Tuber Magnatum Pico, rimane la necessità di proteggere gli alberi e le aree vocate al bianco con provvedimenti che intervengano laddove si prospetti un abbattimento di alberi a produzione tartufigena, così come già stanno provando a fare alcuni Comuni piemontesi particolarmente attenti a questo fenomeno. Parimenti, occorre ribadire con forza la necessità che la maggior parte degli introiti derivanti dal contributo ambientale venga impiegato nella manutenzione delle tartufaie naturali con interventi mirati in bosco anche attraverso il contributo delle associazioni dei tartufai".

"AUTORIZZARE LA RICERCA NOTTURNA" "Proponiamo di delegare alle Regioni la possibilità di autorizzare la ricerca notturna tenendo conto delle tradizioni del luogo".

"TRACCIABILITÀ DEL TARTUFO" - "Proponiamo che le disposizioni relative alla tracciabilità del tartufo di cui ai disegni di legge numero 810-933 vengano superate a favore della normativa fiscale (Legge 145/2018 - Legge di bilancio per il 2019), che già le comprende in maniera semplificata ed efficace".

"FERMO BIOLOGICO DUE VOLTE ALL'ANNO" "Siamo favorevoli all'istituzione di due periodi all'anno di fermo biologico in considerazione delle caratteristiche ambientali dei luoghi".

"CORSI DI FORMAZIONE" - "Relativamente all'abilitazione alla raccolta dei tartufi, proponiamo corsi di formazione propedeutici all'esame, in quanto si riscontrano cambiamenti sostanziali nell'origine della figura del tartufaio".

"Noi liberi tartufai - conclude Bressano -, che per scelta non andiamo a tartufi in posti chiusi-riservati, crediamo di poter giocare un ruolo fondamentale in questo percorso di nobilitazione del tartufo. Più precisamente, partendo dall'assioma che la cultura viene tutelata e tramandata se è accessibile e condivisa, ci battiamo in favore di un'equa regolamentazione del diritto di libera ricerca già previsto dalla normativa. Ci battiamo, quindi, contro la consistente chiusura delle tartufaie, alla quale abbiamo assistito nell'ultimo ventennio e a favore di una diversa gestione e conservazione del territorio, che si serva anche della nostra preziosa presenza capillare sul territorio. Lavoriamo con impegno e onestà per porre all'attenzione delle istituzioni il paradosso che si è venuto a creare e che andrebbe superato in favore del territorio e di tutta la collettività. L'importante obiettivo di nobilitare il tartufo da prodotto economico a territorio e patrimonio culturale collettivo da tutelare e tramandare alle future generazioni è infatti ad oggi fortemente ostacolato dalla presenza di una situazione di fatto che vede un territorio sempre più chiuso e riservato a pochi".

Alessandro Nidi

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