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Quattrozampe | 20 ottobre 2019, 15:09

Storia dei levrieri arrivati a Cuneo dalla Spagna e dei volontari che li hanno salvati da un’orribile sorte

Intervista a Luca Casati, Presidente di Galgo Libre, associazione che opera per recuperare questi bellissimi cani condannati a morte sicura nella regione dell’Andalusia, nell’estremo sud della Spagna

Storia dei levrieri arrivati a Cuneo dalla Spagna e dei volontari che li hanno salvati da un’orribile sorte

 

Durante la camminata settimanale sul Viale Angeli a Cuneo incrocio una giovane signora che porta a spasso 4 levrieri; sono bellissimi, hanno un portamento elegante e nobile. Non riesco a trattenermi, ne accarezzo uno sul muso e scopro così il suo carattere dolce, affettuoso e mite.

La proprietaria mi racconta che arrivano dalla Spagna e allora mi chiedo, cosa ci fanno a Cuneo i levrieri spagnoli?

Vengo a conoscenza delle storie di alcuni di loro: Garko è un maschio nero di 8 anni, è stato trovato che vagava in pessimo stato nei dintorni di Siviglia a circa un anno di età. Nina è una femmina nera di 5 anni, anche lei ritrovata stremata nelle campagne di Pedrera, in piena estate quando le temperature superano ampiamente i 45°. Dorotea è una tigrata grigia di 12 anni, allontanata dopo essere stata sfruttata come fattrice ed essere stata vittima di sevizie; raccolta anche essa vicino a Siviglia 7 anni fa, tremò di paura per più giorni. Luçia, femmina nera, ora di 9 anni, è stata trovata abbandonata in pessime condizioni e curata dalla Leishmaniosi da cui era affetta; nel momento stesso del suo recupero, con il suo comportamento ha segnalato ai volontari la presenza di un altro levriero abbandonato nei campi con una gamba spezzata, che così è stato salvato.

Garko, Nina, Dorotea e Luçia sono stati tutti adottati da una stessa persona e vivono a Cuneo; ogni giorno escono più volte per la loro passeggiata e si apre il cuore nel vederli scodinzolare e trotterellare felici e in perfetta salute accanto alla loro proprietaria.

Mi documento in rete per avere una risposta alla mia domanda iniziale e scopro che in Spagna non esiste soltanto il rito crudele della corrida, ma anche la terribile storia dei levrieri spagnoli (galgos) dell’Andalusia; trovo anche un video di Edoardo Stoppa di “Striscia la notizia” che documenta le loro tristi condizioni di vita e le modalità con cui vengono allevati e selezionati per la caccia alla lepre e per le corse, le cosiddette carreras.

Ne parlo con Luca Casati, Presidente di Galgo Libre, associazione di volontariato che, in sinergia con quella di Siviglia, si occupa dal 2010 di salvare questi bellissimi e nobili animali per darli in adozione nel nostro paese; riesce a portarne in Italia circa ottanta all’anno.

Conosce molto bene la Spagna e i suoi abitanti in quanto, fin da piccolo, accompagnava il papà nei viaggi in questi territori; spiega che nella regione dell’Andalusia, come in alcuni paesi dell’America del Sud, è comune tra la popolazione allevare levrieri, i galgos, per allenarli alla caccia alla lepre e alle corse. Il periodo della caccia va dal 1° ottobre al 28 gennaio e terminata la stagione, se le loro prestazioni non sono più ottimali, vengono uccisi o abbandonati; in questo secondo caso o muoiono di stenti oppure vengono catturati e richiusi nei canili, le perreras, dove dopo 10-20 giorni vengono soppressi.

Il numero di questi casi è esorbitante se si pensa che sono circa 400.000 gli allevatori, i cosiddetti galgueros regolarmente iscritti alle federazioni che costringono le fattrici anche a tre cucciolate all’anno forzandole con trattamenti ormonali, al fine di avere un’ampia scelta tra gli esemplari allevati. Un levriero che diventa un campione regionale ha un valore di 3-4000 euro, per arrivare a 30.000 euro per il galgo che vince il campionato nazionale, ma quelli che non raggiungono un certo livello di prestazione vengono abbandonati o uccisi perché rappresentano solo bocche da sfamare. È stato proprio Luca a portare Edoardo Stoppa in Andalusia per documentare la realtà dei galgos in Spagna: in meno di una settimana lo ha accompagnato con la sua troupe per più di 1000 km partendo da Siviglia e attraversando i villaggi spagnoli dove operano i volontari di Galgo Libre.

Perché invece di essere soppressi senza troppe sofferenze vengono torturati e abbandonati?

Luca trova la spiegazione dei maltrattamenti nel basso livello culturale di coloro che si occupano dei galgos: se questi non raggiungono determinati risultati, scatta nel galguero una sorta di vendetta verso l’animale che è considerato animale da reddito e non da affezione.

Chiedo se pensa che le istituzioni possano intervenire sul triste destino dei levrieri spagnoli con normative a tutela degli animali, ma Luca risponde che è molto difficile perché sia la caccia che le corse rappresentano un importante settore economico del paese e il numero degli allevatori è rilevante; al momento è impossibile vietare la caccia e le carreras, l’unica speranza è che nelle generazioni future diminuisca l’interesse per queste attività. Nella Catalogna ad, esempio le corse dei cani sono proibite, così come non esiste più la corrida.

Galgolibre opera in Spagna, ma anche a Cuneo esiste una sezione che si occupa di dare in adozione i levrieri a chi ne faccia richiesta sul territorio italiano. Luca, come gli altri volontari, ha il difficile compito di entrare nei canili spagnoli e riscattare i cani in lista di soppressione, ma altri ne arriveranno con un flusso costante e verranno soppressi nel giro di pochi giorni. Altro compito dei volontari è recuperare i cani abbandonati e spesso feriti o ammalati nelle campagne aride della regione; per poter salvare il maggior numero di animali non devono entrare in conflitto con la popolazione locale. L’associazione ha anche come obiettivo quello di fare educazione nelle scuole e nelle associazioni sportive giovanili.

I cani salvati vengono dati in adozione dopo preparazione sanitaria e dopo rieducazione psicologica, necessaria perché sono stati allevati per la caccia e sono stati vittime di maltrattamento. A fine settembre è arrivato a Savona un gruppo di galgos che per la prima volta hanno incontrato le persone che li hanno adottati, a novembre ne arriveranno altri; il giorno del loro arrivo è una festa ed è sempre emozionante vedere come cani e coloro che li adottano entrano in simbiosi sin dal primo momento.

Chiedo a Luca che tipo di cane è il levriero spagnolo e mi spiega che ha un carattere mite, docile e molto socievole ed empatico; è un animale da compagnia che si adatta facilmente a convivere con i bambini e con gli altri animali domestici; non disturba ed è adatto a vivere in appartamento in quanto questi esemplari provenienti dalla Spagna sono nati e cresciuti in condizioni precarie e una volta adottati sviluppano una gratitudine infinita verso gli adottanti. Dato che la razza non ha subito manipolazioni genetiche è pressoché esente da malattie ereditarie ed è in verità un animale particolarmente robusto.

Per raccogliere fondi necessari per tutte le attività di supporto al salvataggio dei galgos l’associazione cerca di reperire le risorse attraverso iniziative solidali, libere donazioni e attività di crowfunding.

Per contattare i volontari, per avere informazioni su come adottare un galgo o sostenere l’associazione è possibile scrivere una mail all’indirizzo galgolibre@gmail.com o consultare il sito www.galgolibre.org, la pagina Facebook Settore Levrieri ATA onlus e www.instagram.com/galgolibre/

Sono tanti i volontari, da tutt’Italia, che insieme a Luca, dedicano tempo, energie e risorse alla causa dei galgos.

Non è difficile incontrare Luca a spasso con i suoi galgos, con i loro bei cappottini (patiscono il freddo invernale), in piena forma e contenti di camminare accanto alla persona che li ha salvati da un crudele destino.

 


Bruna Aimar

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