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Attualità | 22 ottobre 2019, 13:45

A Saluzzo il convegno della Caritas per i 5 anni del "Progetto Presidio": "Continueremo a lavorare per i diritti di chi lavora"

Al Foro Boario gli interventi di Caterina Boca e del Procuratore di Cuneo hanno preceduto una tavola rotonda con il Comune, i sindacati e le organizzazioni agricole

Il Convegno Caritas a Saluzzo

Il Convegno Caritas a Saluzzo

Siamo qui per capire la situazione dei nostri fratelli africani. Siamo qui per dire che la Caritas non si sostituisce a nessuno, non fa quello che gli altri non fanno. Le istituzioni da un paio di anni hanno preso in mano la situazione e noi collaboriamo. Facciamo quello che è tipico della Caritas: una pedagogia della carità e dell'accoglienza.

Conosciamo bene i problemi degli agricoltori, ma sappiamo anche che senza queste mani nere non si riuscirebbe a raccogliere la frutta”.

Così don Beppe Dalmasso, direttore della Caritas di Saluzzo, ha accolto venerdì
18 ottobre nella Sala contrattazioni del Foro Boario i partecipanti, una cinquantina, al
convegno dedicato alla presentazione del progetto Presidio e delle sue attività negli
ultimi 5 anni.

Ospite l’avvocatessa Caterina Boca, membro dell'ufficio politiche migratorie e protezione internazionale della Caritas Italiana e referente nazionale del progetto Presidio, che presentando il rapporto “Vite Sottocosto”, frutto dell'attività di 13 presidi in tutta Italia di cui Saluzzo è l’unico al nord, ha detto: “Il rapporto "Vite Sottocosto" nasce per restituire alla collettività il lavoro di tanti operatori nell'ambito dell'assistenza. Si tratta del lavoro di Presidi che nel nostro Paese presentano punti comuni, ma anche differenze che nascono da come cambia lo sfruttamento lavorativo.

Le persone con cui veniamo in contatto sono spesso uomini che non hanno ben chiara la loro condizione lavorativa: anche se hanno un contratto, si parla di lavoro grigio.

"Vite sottocosto" ha raccolto i dati di 5mila persone per cercare di individuare un
profilo della persona che è vittima di sfruttamento, ma anche per inquadrare il fenomeno in sé.

La maggior parte dei lavoratori, oggi, ha un permesso di soggiorno, ma questa
condizione andrà sicuramente a cambiare in negativo, in quanto a causa del Decreto
Sicurezza si andrà a creare molta più incertezza che esporrà sempre di più questi lavoratori a forme di sfruttamento e/o di ambiguità lavorativa. Più il lavoratore si trova in una situazione abitativa fragile, più si può trovare in una condizione di sfruttamento lavorativo: se questo punto, la casa, fosse considerato a livello normativo probabilmente si andrebbe a risolvere una grande problematica.

In questi contesi si vengono a creare delle reti fitte e sempre più invisibili in cui
appaiono anche dinamiche di caporalato: il lavoratore in questi contesti fa sempre più fatica a distinguere una condizione legale da quella sommersa. Ciò si riflette sulla vita e sulla salute di queste persone che in Italia arrivano sane, ma che se costrette a vivere in condizioni degradanti e non dignitose mostrano spesso problematiche sanitarie sia fisiche che psicologiche.

Il presidio quest'anno si è impegnato a raccontare le storie che vede, perchè solo così è possibile costruire consapevolezza nelle persone che non conoscono la realtà dall'interno.

La Caritas nazionale ha voluto che i Presidi facessero momenti come questo in cui
raccontare ciò che si vede e si fa, per contribuire a cambiare la narrazione denunciando questi fenomeni e permettendo anche alle nostre comunità di crescere in consapevolezza
”.

Virginia Sabbatini, coordinatrice del Presidio Caritas Saluzzo, ha ripercorso i
risultati dell'attività svolta dal 2014, con il monitoraggio, accompagnamento e la presa in carico di centinaia di lavoratori stagionali, offrendo loro servizi gratuiti di assistenza legale, sanitaria, amministrativa, ascolto e dignità anche grazie a decine di giovani volontari.

Le persone con cui il nostro Presidio si interfaccia sono uomini, lavoratori con situazioni alle spalle molto differenti dal punto di vista legale. - ha evidenziato Sabbatini - Si tratta di persone che avrebbero dovuto seguire un percorso di inserimento lavorativo, così come previsto dai programmi di accoglienza, ma che per vari motivi hanno deciso di non intraprenderlo, finendo con l'occupare posti di lavoro che li relegano spesso a condizioni di sfruttamento e marginalità sociale.

Con il lavoro del nostro Presidio siamo spesso in grado di riscontrare situazioni di questo tipo, ma non abbiamo gli strumenti per concedere amqueste persone un'alternativa e senza alternative non si hanno possibilità di scelta e di futuro.

È importante sottolineare che il Presidio di Saluzzo entra in contatto solo con una piccola parte dei braccianti impiegati nella raccolta, tuttavia sappiamo che da parte degli agricoltori c'è interesse nella tutela del lavoratore. Molti sono i datori di lavoro che si rivolgono a noi per cercare di aiutare queste persone a migliorare la loro condizione, ma al tempo stesso si ritrovano limitati nel farlo, ed anche questo può portare a casi di disagio lavorativo e abitativo.

Negli anni abbiamo sempre interagito con persone che dal momento in cui sono arrivate in Italia hanno sempre lavorato, ma non hanno mai avuto accesso, ad esempio, alla disoccupazione agricola, di conseguenza non hanno avuto la possibilità di trovare una casa eundomicilio con cui poter rinnovare il permesso di soggiorno.

Se non si va a creare una rete più ampia per l'avvicinamento della manodopera, che essendo stagionale tende a spostarsi, l'imprenditore agricolo potrà preferire di avere come riferimento la persona fidelizzata o il caporale piuttosto che l'ente predisposto che non resta aggiornato sugli spostamenti dei lavoratori”.

Il Procuratore Capo di Cuneo, Onelio Dodero, invitato dalla Caritas saluzzese
all'incontro, ha ribadito: “Quando l'esercizio del tuo diritto diventa un favore che ti sto facendo, è questo che non va.

Come ufficio di Procura siamo molto attenti a questo fenomeno, così come siamo attenti a tutti i fenomeni che riguardano persone vulnerabili. Le denunce sono poche.

Non sappiamo se è perché siano pochi i reati o per altro. È vero, però, che non ci sono degli stimoli a denunciare perché poi si ritorna nell'ambiente e non si può uscire da quell'ambiente perché ti dà da mangiare. Bisogna stimolare la presa di coscienza e la denuncia.

Non esiste ancora una normativa che tuteli giudiziariamente parlando queste persone, penso alla tutela della vittima, però si può lavorare con le leggi che abbiamo.

Queste persone vengono qui per mangiare, per trovare quello che non hanno nel loro Paese, come facevamo noi quando andavamo ad Ellis Island. Non arrivano dei criminali con scelte deliberate di delitto, forse è la situazione ambientale, culturale, logistica che porta talvolta alla violazione della legge.

Se sei clandestino e ti vuoi regolarizzare, come fai? Se per regolarizzarti devi avere una residenza, te la copri e commetti un reato, è la situazione che ti spinge al crimine.

Poi ci sono anche quelli che fanno una scelta deliberata di delinquere, ma parliamo con i dati alla mano. Se non dobbiamo criminalizzare lo straniero però non dobbiamo altrettanto criminalizzare l'imprenditore.

Occorre una mediazione: che l'imprenditore rispetti tutte le regole e non si dia allo sfruttamento di queste persone, ma occorre anche che la normativa dia una mano a queste persone.

Non possiamo pretendere dall'imprenditore delle condotte che neanche l'ordinamento prevede. Voi della Caritas riempite dei vuoti che ci sono. Forse una maggiore presenza dello Stato servirebbe. La Procura è presente, ve lo garantisco”.

La mattinata del convegno si è conclusa con una tavola rotonda moderata da
Anna Cattaneo (responsabile della comunicazione per Saluzzo Migrante) alla quale sono intervenuti il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni, il presidente di Confcooperative Cuneo Alessandro Durando, Monica Bergia per il Consorzio Monviso Solidale, i sindacalisti Davide Masera (CGIL) e Fortunato La Spina (CISL), i rappresentanti delle parti datoriali (Mario Dotto per Coldiretti e Marco Bruna per Confagricoltura).

Alessandro Armando, referente del Presidio Saluzzo Migrante, ha chiuso i lavori dicendo che “diritti di chi lavora, accoglienza e dignità sono temi che si intrecciano e sui quali la nostra Caritas continuerà a lavorare, insieme agli attori del territorio. Questa è la sfida che vediamo per il futuro”.

comunicato stampa

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