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Economia | 23 ottobre 2019, 11:41

La rabbia e le lacrime dei lavoratori Mahle, l'azienda vuole chiudere gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia (VIDEO)

La rabbia dei lavoratori è palpabile davanti alla sede confindustriale torinese legata al mondo della meccanica e della meccatronica. La riunione si è chiusa ed è stata confermata la volontà di chiudere gli stabilimenti. Il sindaco di Saluzzo Calderoni: "Non stiamo parlando di numeri, statistiche e bilanci ma della vita di oltre 400 famiglie. Io credo che sia necessario affrontarle con maggior rispetto”

La rabbia e le lacrime dei lavoratori Mahle, l'azienda vuole chiudere gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia (VIDEO)

La riunione all’Amma di via Vela a Torino sulla crisi Mahle si è chiusa.

E' emersa la volontà ferma e irremovibile di chiudere gli stabilimenti di Saluzzo (230 dipendenti) e La Loggia (220). I dipendenti da questa mattina si sono riuniti in presidio e hanno ricevuto le prime informazioni dai delegati e dai segretari presenti in riunione.

La rabbia dei lavoratori è palpabile davanti alla sede confindustriale torinese legata al mondo della meccanica e della meccatronica. Attenzione, avvisiamo i lettori che il video contiene un linguaggio scurrile di cui la redazione non è responsabile. Abbiamo ritenuto di non oscurare per diritto e dovere di cronaca

Si attende di capire dai sindacati seduti al tavolo con l’azienda quelli che sono i margini di trattativa. Quali ammortizzatori sociali sono attivabili e su quali tavoli istituzionali attivare lo stato di crisi. Intanto già nella giornata di oggi sono state proclamate otto ore di blocco dell’attività sui tre turni. Nei prossimi

"Finita la riunione stiamo procedendo alle assemblee con i lavoratori" - ha dichiarato Davide Mollo segretario generale Cgil Fiom Cuneo - "La nostra linea è nettamente opposta a quella dell'azienda e valuteremo con i lavoratori le iniziative da intraprendere. Il diesel è un mercato in crisi, ma non è pari a zero. Non si può azzerare la produzione e chiudere le fabbriche in questo modo."

 

"Il problema, come tutte le multinazionali, è che vengono e poi se ne vanno. Il problema è tutta l'Italia, non solo la Mahle, come conferma Pernigotti, Whirlpool, Ventures e oggi Mahle - Bruno Ieraci, Fiom Cgil -. Questo caso fa più rabbia perché poteva pensare a una redistribuzione di prodotto, invece di lasciarci solo pistoni per il diesel. Invece ora tutti investono nell'Est Europa, dove il costo del lavoro dicono sia inferiore". "Noi abbiamo dato la disponibilità a discutere di tutto, ma ci è stato risposto negativamente sulla redistribuzione del prodotto. Aspettiamo la procedura ufficiale e poi faremo la richiesta di incontro e faremo tutto ciò che è necessario".

 

Durante l'incontro l'azienda ha comunicato la volontà di delocalizzare parte della produzione in Polonia e in Turchia.

Presente anche l’amministrazione saluzzese: in presidio insieme ai lavoratori il primo cittadino Mauro Calderoni e il consigliere regionale e consigliere di minoranza della Lega nella capitale del Marchesato Paolo Demarchi.

Deluso il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni: “Un cambio di prospettiva radicale rispetto all'ultimo incontro in Regione in primavera. C'erano voci, ma dal punto di vista formale non era arrivato alcun segnale sulla chiusura degli stabilimenti. Ritengo che non sia un comportamento adeguato. Non stiamo parlando di numeri, statistiche e bilanci - così come ci sono stati proiettati nelle slide dal managemant Mahle - ma stiamo parlando della vita di oltre 400 famiglie. Io credo che sia necessario affrontarle con maggior rispetto”.



CRISI NELL’EX MONDIAL PISTON
Il colosso tedesco specializzato nella produzione di componentistica per automobili conta circa 450 addetti tra Saluzzo e La Loggia. Nell’area saluzzese l’azienda è legata alla storica Mondial Piston che ha dato lavoro a molte famiglie da decenni e ha il suo core business nella produzione di pistoni.

In passato i sindacati avevano spronato l’azienda a diversificare gli investimenti su questi due stabilimenti: il pistone “tipo diesel” è un prodotto che da anni ha sempre meno mercato rispetto a pistoni “benzina”, “diesel truck” (per mezzi pesanti) o “elettrico” (mercato in esponenziale crescita).

Negli incontri del 2018 Mahle aveva garantito che avrebbe continuato ad operare in Italia. Sulla questione era stata attenzionata la Regione e ed era stata presentata un’interrogazione all’allora ministro alla Sviluppo Economico Luigi Di Maio da parte dei senatori Bergesio, Casolati, Ferrero, Montani e Pianasso. Negli ultimi giorni si sono fatte insistenti le voci di una delocalizzazione della produzione presso gli stabilimenti polacchi. Scelta che comportrebbe la chiusura dello stabilimenti di Saluzzo e La Loggia.

Daniele Caponnetto - Andrea Parissotto

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