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Al Direttore | 29 ottobre 2019, 07:42

Nelle terre del Barolo... un'affascinante esperienza raccontata da Michele Girardo

Riceviamo e pubblichiamo il racconto del presidente del Lions Club di Cuneo

Nelle terre del Barolo... un'affascinante esperienza raccontata da Michele Girardo

Storia, tradizione, innovazione e prestigiosi livelli qualitativi sono gli ingredienti che caratterizzano la vitivinicoltura del Cuneese. Dalla fine del mese di settembre a tutto il mese di ottobre, le nostre colline vitate si trasformano in un autentico “laboratorio geografico” in cui si raccolgono i frutti di un intero anno di lavoro.

Un lavoro svolto con passione, costanza, professionalità e un legame, per molti versi sacro, con le passate generazioni, i cui insegnamenti, sacrifici e devozione alla terra hanno creato le premesse per l’edificazione, in anni più recenti, di un patrimonio universalmente riconosciuto e apprezzato. Si tratta di considerazioni che offrono uno spaccato fedele e oggettivo di una realtà ormai elevata agli onori della fama internazionale, ma che vissuta dall’interno offre una coloritura, una somma di sensazioni e vibrazioni psicologiche del tutto particolari. Ed è quanto ho provato e riscontrato verso la metà di ottobre, quando, come osservatore, ho vissuto un’interessante esperienza nelle Terre del Barolo.

Terre che comprendono, in tutto o in parte, il territorio degli undici Comuni, di seguito indicati in ordine alfabetico e non di superficie vitata a nebbiolo da Barolo. Si tratta di Barolo, Cherasco, Castiglione Falletto, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi, Serralunga e Verduno. Ho seguito con molto interesse tutte le operazioni. Nel frattempo, pensavo e riflettevo. Sulla rilevanza della vite e del suo prezioso frutto, perché, nell’area mediterranea, e non solo, hanno avuto, fin dall’antichità, una valenza mitica, simbolica, artistica ed economica del tutto particolare e densa di significati. I miei pensieri si snodavano poi sulle passate generazioni e sul loro saper fare e saper operare nell’esercizio di attività, faticose sì, ma indispensabili per la coltivazione e la conduzione dei poderi, oggi gestiti con l’ausilio della meccanizzazione, anche se preceduta e accompagnata da un’insostituibile manualità.

Quanta distanza, comunque, dalla Langa “terra di malora” a quella attuale, patrimonio dell’Unesco! Distanza da accreditare alla lungimiranza e all’imprenditoria locali, senza misconoscere, tuttavia, il radicamento nell’attività degli avi che hanno saputo coltivare queste terre in anni difficili all’interno delle filiere, talvolta saccheggiate dalla grandine e funestate dai parassiti.

La mia giornata di immersione nei dinamismi della vendemmia ha avuto come coronamento la visita della CANTINA TERRE DEL BAROLO SOC. COOP. AGR. di Castiglione Falletto, dove ho potuto osservare l’arrivo dei trattori con i rimorchi carichi di uve, le operazioni di peso, di misurazione dello zucchero e la successiva pigiatura. Ha fatto seguito l’incontro con il presidente Paolo Boffa, che ha illustrato, con dovizia di particolari, la storia della cooperativa (giunta al suo 61° anno di vita), la sua attività di vinificazione, con particolare riferimento al Barolo, e l’estesa area geografica, nazionale e internazionale, dove colloca la sua qualificata produzione. Sottoposta, quest’ultima, a specifiche certificazioni che garantiscono l’assoluta genuinità del vino e il massimo rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle varie fasi della sua lavorazione.

Il tutto dopo aver ricordato la figura del fondatore, Arnaldo Rivera, sottolineandone il carisma, l’intelligenza, le intuizioni geniali e la costanza operativa, dimostrate nelle sue molteplici attività, tra cui occorre menzionare la costituzione, l’avvio e la presidenza, per quasi trent’anni, della Cantina sociale. La visita di quest’ultima, guidata dal presidente Boffa, è stata veramente interessante e ricca di ragguagli enologici davvero preziosi per entrare nel merito dei dinamismi produttivi. Dinamismi che richiedono esperienza, cognizioni tecnico-scientifiche e strumentazioni specialistiche. Del tutto ho preso una concreta consapevolezza nel corso della visita all’interno degli estesi vani in cui sono posizionate le grandi botti in rovere per l’affinamento e l’invecchiamento del Barolo, unitamente ad altre strumentazioni, senza dimenticare ovviamente lo stoccaggio, la linea di imbottigliamento e le collezioni di bottiglie storiche.

Mi preme sottolineare che le ricognizioni visive sopra richiamate e gli altri elementi che hanno sostanziato la visita sono stati illustrati con preziose informazioni, esempi e dettagliate risposte ai miei numerosi quesiti dal Presidente, che ha ricordato, tra l’altro, come gli spazi attualmente a disposizione non sono più sufficienti per far fronte all’accresciuto volume di attività. Per questo è in fase di esecuzione un significativo ampliamento, come dimostrato dall’ampio cantiere che sta portando avanti i lavori. Radicamento nei valori tradizionali, aderenza ai bisogni del Territorio, continuità con le linee operative degli scorsi decenni e necessarie innovazioni sono le variabili che connotano la gestione e l’attività della Cantina sociale Terre del Barolo. Un vero esempio di imprenditoria, che sa coniugare il passato con il presente e progettare in modo oculato il futuro!

Michele Girardo

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