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Cronaca | 30 ottobre 2019, 13:44

Monteu Roero, 18 anni di carcere al gioielliere accusato dell'omicidio di Patrizio Piatti

La sentenza d'appello, pronunciata ieri sera 29 ottobre dal presidente del Collegio Franco Giovanni Lorenzo Greco, ha confermato la condanna già disposta dai giudici del Tribunale di Asti. I reati contestati sono di omicidio e rapina aggravata. Lo riferisce l'avvocato di parte civile della famiglia della vittima, Roberto Ponzio

Monteu Roero, 18 anni di carcere al gioielliere accusato dell'omicidio di Patrizio Piatti

Diciotto anni di carcere, confermati nel giudizio di secondo grado dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino. Nessuno sconto di pena per Giancarlo Erbino, il gioielliere torinese accusato di essere la mente criminale che pianificò la rapina che finì in tragedia, il 9 giugno 2015 a Monteu Roero. La vittima del colpo, l'orafo Patrizio Piatti, venne freddato da un colpo di pistola nel suo garage.

La sentenza, pronunciata ieri sera 29 ottobre dal presidente del Collegio Franco Giovanni Lorenzo Greco, ha confermato la condanna dei giudici del tribunale di Asti. I reati contestati sono di omicidio e rapina aggravata. Lo riferiscono i legali di parte civile della famiglia della vittima, gli avvocati albesi Roberto e Matteo Ponzio.

"E’ stata accoltaspiega Roberto Ponzio la nostra richiesta di confermare la sentenza di primo grado, e di respingere quindi l’istanza con la quale la Procura aveva chiesto la riduzione della condanna a 13 anni di reclusione previo il riconoscimento del cosiddetto 'concorso anomalo', attenuante prevista dall’articolo 116 del Codice Penale nei casi in cui l’imputato non abbia in alcun modo voluto il 'reato diverso' posto in essere dai concorrenti allo stesso. Il Tribunale – prosegue il legale – ha invece riconosciuto la fondatezza della nostra tesi, secondo cui la condotta di Erbino sarebbe stata connotata invece da 'dolo eventuale', perché, pur sapendo che gli esecutori materiali della rapina da lui ordita erano soggetti pericolosi e violenti, ha accettato il rischio che questa potesse sfociare in un fatto più grave, come è stato con l’omicidio del gioielliere. Inoltre il processo ha dimostrato come Erbino abbia ricoperto un ruolo di primo piano nell’organizzazione del colpo, per il quale ha sfruttato la sua conoscenza diretta della vittima e che ha seguito poi da basista, rimanendo sempre informato sui fatti. Se una rapina viene fatta con armi da fuoco, si accetta il rischio che ci sia una reazione della vittima e che questa possa finire con l’uccisione del derubato. D’altronde Erbino conosceva anche bene il temperamento del Piatti, che nei mesi precedenti aveva subito un’altra rapina e che in quella circostanza aveva fermamente reagito".

Gli altri quattro componenti della banda, che secondo la ricostruzione degli inquirenti erano stati gli esecutori materiali, erano già stati condannati in appello a maggio scorso dal Collegio giudicante astigiano, presieduto da Elisabetta Chinaglia. Francesco Desi e Giuseppe Nerbo avevano avuto 16 anni di pena, 12 anni invece per Salvatore Messina ed Emanuele Sfrecola. La moglie di Erbino, Anna Testa, era stata assolta.

 

FREDDATO NEL SUO GARAGE

La tragedia di Monteu Roero era stato il terribile epilogo di una brutta storia di rapine seriali, ricettazione e traffico di preziosi di alto livello tra Catania e il Nord Italia. L'avevano ricostruita i carabinieri guidati dalla Procura di Asti. A insospettire gli inquirenti che non si fosse trattato semplicemente di una rapina finita male, è stato il ritrovamento, in casa della vittima, di un vero e proprio tesoro nascosto: 1 milione e 512mila euro tra denaro, rinvenuto nell'intercapedine di un muro, una ventina di Rolex e altri orologi da centinaia di migliaia di euro, pezzi di antiquariato, alcuni dal valore inestimabile. La collaborazione tra reparti territoriali e speciali dei carabinieri, tra le caserme di Cuneo e Torino, Ros e Ris di Parma, coordinati dalla pm Francesca Dentis, ha condotto all'emissione delle misure cautelari da parte del gip del tribunale di Asti, Giorgio Morando.

Piatti venne ucciso con un colpo di pistola alla tempia alle sette del mattino dopo una colluttazione. All'inizio si pensò a un tentativo di rapina finito nel sangue, poi emerse che la vittima aveva intrecciato rapporti stretti con un ricettatore torinese noto dalle forze dell'ordine e che era già stato arrestato nel 2013 per l'operazione chiamata 'Oro fuso'. Quanto bastava per far pensare che l'artigiano fosse bene inserito nei meccanismi del riciclaggio di oggetti rubati.

M.M.

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