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Cronaca | 05 novembre 2019, 15:03

Settantenne di Mondovì condannato a due anni per sfruttamento della prostituzione

Stessa pena per una cittadina cinese, chiamata "Cinzia", che teneva i rapporti con i clienti

Foto generica da Unsplash

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L’inchiesta era partita dopo un esposto presentato da un pensionato infastidito dal continuo andirivieni di uomini nella casa di fronte: “Nel giugno 2014 avevo avvertito i vigili e i carabinieri ma senza esito. Allora ero andato dalla Polizia stradale che mi ha prestato attenzione” ha raccontato in tribunale.

Un anno dopo, il 25 agosto 2015, durante il primo accesso presso un monolocale a Mondovì, gli agenti della Squadra Mobile di Cuneo avevano trovato un settantenne italiano in compagnia di una donna orientale, che lui disse trattarsi di un’amica.

D.S. è stato condannato dal tribunale di Cuneo a 2 anni e 1 mese di reclusione per sfruttamento della prostituzione insieme a W.Y., detta “Cinzia”, di nazionalità cinese. Dalle indagini sarebbe emerso che “Cinzia” era la “centralinista” che rispondeva al telefono al numero pubblicato su un giornale di annunci.

La donna, di base a Milano, dirottava i clienti verso due appartamenti in via Bona e in via del Richiuso a Mondovì, dove avrebbero esercitato due connazionali, nomi d’arte “Emily” e “Lisa”. Secondo la tesi del pm Pier Attilio Stea il pensionato D.S. teneva i contatti con le proprietarie delle due abitazioni per le locazioni e le altre incombenze.

I difensori degli imputati avevano chiesto per entrambi l’assoluzione: “D.S. era un poveraccio”, per W.Y. “non sono state trovate prove oggettive su contatti e presunti rapporti con i clienti”.


Monica Bruna

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